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sabato 27 febbraio 2016

Piquadro, Arona

Sul lungolago di Arona, attualmente disastrato dai lavori in corso e normalmente purtroppo assai trafficato, c'è questo piccolo ristorante, due sale e toilette al piano di sotto raggiungibile solo tramite scala a chiocciola, dove vecchi 33 giri fanno da sottopiatti e si mangia bene.
Oltre ai suddetti lavori in corso, l'atmosfera è stata un po' rovinata dai vari bambini piangenti presenti nella piccola sala (era domenica a pranzo), ma ormai è sempre più difficile sfuggire a questo supplizio. La presenza di famigliole è favorita dai prezzi relativamente economici: 8-9 Euro gli antipasti, 10-12 Euro i primi, sui 5 Euro i dessert. I piatti sono preparati e presentati con cura: noi abbiamo preso le alici croccanti e il flan di asparago per antipasto e due risotti di primo. Ci ha fatto sorridere il fatto che, a detta della persona alla cassa, la porzione del carnaroli lime e gamberi fosse particolarmente abbondante perché qualcuno si era lamentato (presumo online) delle porzioni scarse. Recentemente ho sentito diversi ristoratori commentare il bel da fare che hanno a rispondere a tutti i novelli esperti d'alta cucina che sono sbocciati online (probabilmente gli stessi che portano qui un bambino di 5 anni per fargli mangiare la pasta in bianco) e ciò non fa che confermare la mia opinione che siti come Tripadvisor, Yelp e simili siano una pessima idea.
Consiglio quindi agli avventori di provare il Piquadro in giorni infrasettimanali, e ai gestori di continuare a puntare sulla cucina di qualità e non sulle famigliole in gita, perché non avranno comunque problemi a riempire il locale.
La cucina, come si può vedere dal menù online, propone un ventaglio di "selezioni" variegate con una certa predilezione per il pesce di mare che spero si affievolisca col tempo. Coperto a 2 Euro, qualche bottiglia di vino è disponibile anche al bicchiere.
Ad Arona ovviamente il parcheggio è complicato: soprattutto nel fine settimana preparate un bel po' di monetine per il parchimetro, posteggiate appena arrivati in città e fate due passi.

giovedì 4 febbraio 2016

Ristoro San Carlo, Cascina Garagiola, Inveruno

Oltre alla bottega dove vengono venduti salumi, formaggi, yogurt e gelati, la cascina Garagiola ha aperto un ristorante in un'ala recentemente ristrutturata (e restaurata) dell'edificio. Il Ristoro San Carlo occupa alcune stanze di quello che in passato era adibito a convento, tra cui un refettorio che può essere utilizzato per gruppi di 20-30 persone. Le altre due salette offrono un'altra ventina di coperti, quasi tutti in tavoli da 4 posti, col rischio quindi, se si è in coppia, di ritrovarsi seduti a fianco di altri avventori. L'arredamento è rustico, campagnolo; gli spazi non sono ampi ma il ristorante è accogliente. Il servizio è premuroso e offre bollicine per aperitivo e un buon pane fatto in casa. La cucina cerca di sfruttare il più possibile i prodotti della cascina: abbiamo assaggiato gli antipasti misti di salumi e formaggi (sui 15 Euro), una zuppa di cipolle abbondante ma completamente asciugata e il coniglio in umido (anche questi sui 15 Euro). Il menù fortunatamente non è chilometrico e appunto offre carne e formaggi di produzione o comunque della zona. C'è una buona scelta di vini, anche al bicchiere o in mezze bottiglie. Per dolce, cannoli siciliani a mio parere molto buoni. Non aspettatevi piatti esotici o servizio d'alta classe: pur se relativamente elegante e professionale, siamo in pur sempre in un agriturismo lombardo.
A causa di incomprensibili beghe tra vicini un'ampio spiazzo che potrebbe fare da parcheggio è recintato, e quindi si lascia l'auto sulla strada di fronte all'ingresso, comunque senza problemi.
Ottantadue euro in due, prezzi forse un po' altini, ma almeno fa piacere premiare chi cerca di fare cucina il più possibile "a km 0"; niente coperto. Consigliato.

domenica 17 gennaio 2016

Il gusto di Virdis, Milano

Questo ristorante mi incuriosiva da tempo (anni), in quanto solitamente quando un ex calciatore si dedica alla ristorazione fa in modo di finire su tutti i giornali e altrettanto immancabilmente non fa altro che buttare un po' di soldi in qualche anonima pizzeria sperando di sfruttare il proprio "brand". Il gusto di Virdis è l'esatto opposto di tutto questo.
Il locale, in via Piero Della Francesca, è minuscolo ma accogliente, con alcuni posti ricavati dal bancone all'ingresso (anche un paio in vetrina, ma comodi) e un paio di tavoli nella "saletta"; completa il tutto la piccola (apparentemente) cucina che si intravede sul fondo. Alle pareti, bottiglie di vino e prodotti tipici sardi (e non solo) da acquistare. In sala, il bomber in persona intrattiene cordialmente e senza strafare gli ospiti, mentre la moglie si occupa della cucina e condivide lo stesso savoir faire del marito; entrambi gestiscono la situazione con grande naturalezza e gentilezza.
Il menù verte sulla cucina sarda, con qualche incursione in Piemonte. Taglieri di salumi e formaggi, le pizze e focacce "del bomber", i primi di mare (con la bottarga a farla da padrone, anche su un buon risotto al nero di seppia), e i secondi (che non abbiamo provato) sono accompagnati abbondantemente dall'irresistibile pane guttiau e da una scelta di vini ovviamente non molto ampia ma di gran qualità (ho scoperto qui il buonissimo Korem di Argiolas). Dei dolci abbiamo provato il bunet (fatto come si deve) e una crema al moscato golosissima.
Il parcheggio è molto difficile; il bagno è in cortile.
Un posto che fa venir voglia di ritornarci ancora e ancora, per la buona cucina e la calda accoglienza. Centoventi Euro in due per antipasti (tagliere a 13 Euro), primi, dolci, vino al bicchiere, amaro, una bottiglia di Korem e un vasetto di crema tonno e arancia.
Viva Virdis!

domenica 10 gennaio 2016

Tourlé, Ossona

A Ossona, sulla provinciale, è impossibile non notare il Tourlé, ristorante "grill" pizzeria con accenni di tex-mex (nachos, fajitas e hamburger). Alla sera, se non si arriva sul presto, un certo brivido è garantito dal dover attraversare la strada dopo aver parcheggiato; il locale è enorme, luminoso e affollato.
La privacy dei clienti è garantita dal rumore di fondo delle decine di tavolate e dalla TV che trasmette le obbligatorie canzoni insulse di MTV o le partite di calcio.
Il servizio si è rivelato estremamente efficiente nonostante la grande affluenza, e ha persino superato brillantemente la prova "della seconda birra", quella dove normalmente il cameriere scompare dopo che gli avete ordinato la seconda birra e vi lascia con la lingua felpata a guardare la pizza che si raffredda.
Abbiamo ordinato un piatto di nachos (del sacchetto, ma non male; 5 Euro) e due margherite (5 Euro) servite su tagliere, che seppur buone ci hanno un po' sorpreso per le dimensioni ridotte e la forma bislunga.
A quanto pare il piatto forte del locale è il giropizza (12 Euro con una bevanda e il caffè inclusi, tutto sommato onesto; 17 Euro con la birrazza da un litro), oltre all'organizzazione di feste ed "eventi" (al nostro arrivo all'ingresso s'erano appena conclusi i festeggiamenti per un battesimo, a giudicare dall'allestimento).
Non abbiamo provato altro, ma la velocità del servizio ci ha convinti a tornare prossimamente per provare qualcuno i suddetti piatti "grill"/"tex-mex". Vista la folla, eviteremo i fine settimana, e anche i martedì, quando i bambini mangiano gratis ed è quindi prevedibile un'invasione di famigliole urlanti; se non sbaglio il mercoledì c'è un'offerta sugli hamburger.
Coperto a 1,50, che credo venga abbuonato a chi fa il giropizza.

mercoledì 11 novembre 2015

Giappone e Caraibi, due veloci

Due segnalazioni veloci che avevo qui da un bel po'.

A Settembre abbiamo provato il sedicente ristorante cubano Il cantuccio di Felipe a Sesto Calende, "sedicente" perché una descrizione più opportuna sarebbe rhumeria (ammesso che la parola esista) e cucina di ispirazione caraibica, visto che di piatti tipicamente cubani non ne abbiamo visti. Si va dal pesce di mare all'aragosta alle tortillas, tutto buono, per carità, ma non entusiasmante. Il vero "piatto" forte è invece il rhum, di cui il titolare è grande appassionato e collezionista e sul quale vi saprà intrattenere ad libitum. Il padrone è celiaco e questo garantisce la cura della cucina fatta senza glutine come si deve. I prezzi non sono proletari: 3 Euro di coperto (caruccio, per un locale che tra l'altro è piccolino - fortunatamente le rhumerie non sono ancora prese d'assalto dalle famigliole con passeggino), rhum a 9 Euro, secondi piatti di pesce, abbondanti, a 20. La sala è calda e accogliente, "addobbata" dalle centinaia di bottiglie di rhum a disposizione; servizio cordiale. 190 Euro in quattro. La location è carina e consigliata per farsi una bella passeggiata sul lungolago.

A inizio Ottobre siamo invece stati all'Impero di Abbiategrasso, ristorante cinese-sushi rigorosamente preso d'assalto dalla numerosa clientela. Fortunatamente non stiamo parlando di uno di quei deleteri all-you-can-eat di cucina italo-orientale che ormai spuntano dappertutto, ma di un locale dove scoprire un ampio menù di sushi, tempura, teriyaki, zuppe, di buona qualità e a prezzi accessibili. Si parcheggia nelle vie limitrofe; prenotazione praticamente obbligatoria. Ristorante molto affollato che riesce comunque a rimanere relativamente tranquillo. Il contrasto con lo scontrino di Felipe è impietoso: all'Impero abbiamo speso 68 Euro in quattro, mangiando bene e a sazietà con anche 2 Euro di coperto.

lunedì 28 settembre 2015

Tre a Milano

Tre locali molto diversi tra loro visitati recentemente.

Assetati e affamati, sperando di trovare qualche nuovo locale tra i grattacieli di Porta Nuova (boschi verticali e tutte quelle balle lì) ci ritroviamo invece in Corso Como circondati da pizzerie acchiappaturisti e, non avendo voglia di spostarci nel più gettonato Corso Garibaldi, ci sediamo ai tavolini del Dom Cafè per un modestissimo aperitivo da 10 Euro: servizio gentile ma buffet molto scarso all'interno. Errore da pivelli.

Per la serie "lascia o raddoppia?" il giorno dopo decidiamo di provare il brunch (a 20 Euro) delle Fonderie Milanesi di Via Giovenale, non lontano dalla Darsena. Il locale si trova all'interno di un'area riqualificata e mantiene un po' di fascino "vecchia Milano", ha due sale interne e un giardino con tettoia. Come al solito, il termine brunch è ormai lontano dal suo significato originario e come al solito si traduce in un pranzo a buffet a partire dalle 12.30, con un piatto caldo da breakfast anglosassone ordinare a menù (i pancakes erano buoni, anche se ovviamente non è alta cucina) e un buffet, molto generoso in questo caso. A differenza di altri casi, qui sono previsti i refill liberi di succhi e caffè. Per un pasto che dovrebbe unire breakfast e lunch in tarda mattinata per i reduci da nottate mondane, oltre all'orario c'è anche la clientela a stonare alquanto: nonostante le cameriere cerchino di posizionare le coppie o le compagnie di amici in angoli tranquilli, le fonderie sono prese d'assalto da comitive di famigliole alla guida dei loro passeggini e si tramutano ben presto in un vero e proprio kindergarten. Come al solito, i bambini in generale se ne starebbero anche mediamente tranquilli, se non fossero tormentati da mamme iperattive (e ora anche qualche papà, ahimè!) concentrate nel disporli ai posti corretti a tavola, imbastire soliloqui sulla scelta del piatto da ordinare, e ululare di piacere per ogni segno di vita emesso dai pargoli di cui sopra (anzi no, "bimbi": i bambini sono tutti "bimbi" oggi, i neonati sono "bebè" e le cinquantenni sono "ragazze"), ovviamente tutti vestiti come se fossimo in uno spot della Chicco. C'erano anche alcuni cani che ovviamente sono stati tranquillissimi e non hanno dato fastidio a nessuno. Abbiamo mangiato bene e il posto è bello. Qualcuno dovrà fare una guida ai locali di Milano che non si sono ancora trasformati in classi d'asilo: secondo me c'è un mercato.

[Edit 2024: tutto confermato, il parcheggio interno c'è davvero, e il locale s'è fatto un pochino più raffinato. Carta dei vini non lunghissima ma che può soddisfare tutti i gusti. Piatti milanesi a 360 gradi]. Ortica è un nome che solo a pronunciarlo trasuda milanesità. In via Corelli c'è il Galeria, "Antica Trattoria con Cucina Milanese" dotata (come recita il bigliettino) di "giardino interno" (dove il termine "giardino", diciamocelo, è un po' ottimistico) "e parcheggio serale" che per noi rimane un mistero visto che eravamo lì a pranzo e abbiamo lasciato l'auto sul marciapiede come tutti gli altri. Il locale è molto rustico, con arredamento e suppelletti d'epoca da tutte le parti e i soliti cartelli informativo/simpatici in milanese  (tipo "chi beve per dimenticare è pregato di pagare in anticipo" e via dicendo). Primi e secondi, se ben ricordo, navigano intorno ai 9 Euro ciascuno, e a pranzo c'è un menù fisso a 10 Euro (escluse bevande). Abbiamo mangiato bene: prosciutto crudo e fichi (questi purtroppo freddi di frigo) e risotto pere e taleggio le mie scelte. Si beve Menabrea e caffè della moka. C'erano anche i manifestini di un cantastorie che si esibisce lì non saprei quando. Consigliato.

domenica 6 settembre 2015

Locanda di Orta, Orta San Giulio

Ammaliati da una recensione entusiasta sulla nostra guida dei ristoranti, ci siamo preparati a una seratona nel caratteristico centro di Orta, frequentato, come tutte le località di lago in Italia, da turisti in maggioranza stranieri, visto che gli italiani sono tutti in spiaggia a curare la tintarella e poi si sa che i ciottoli delle viuzze mal si associano ai tacchi alti obbligatori per la passeggiata serale.
La Locanda di Orta ha un "wine bar" al piano terreno e il vero e proprio ristorante al primo piano, oltre ad alcune camere e a un "bistrot" che non ho ben capito dove si trovi. Accidentalmente ci aggiudichiamo il tavolo sul balconcino affacciato sulla piazzetta di via Olina, mentre all'interno rimangono non più di una ventina di coperti.
La visita ci ha lasciato un po' di amaro in bocca, perché (visti i prezzi, soprattutto) alla Locanda di Orta è mancato quel piccolo non so che per potersi veramente dire un locale di classe e di alta cucina. Mi fanno sorridere quei siti di recensioni dove si mettono nello stesso mazzo pizzerie e sushi, trattorie e ristoranti di lusso, assegnando stelline o pallini come se fossero il giudizio definitivo e democratico che tutto contiene: ovviamente, invece, la soddisfazione del cliente dipende dalle aspettative del cliente stesso e dalle "pretese" del locale. Di pretese, la Locanda di Orta ne ha un bel po', purtroppo spesso disattese.
Siamo stati fatti accomodare dalla maitre/sommelier/cassiera (che non si è più vista dopo aver raccolto le ordinazioni del cibo) e serviti da un ragazzo giovanissimo e volenteroso che ci ha descritto per filo e per segno tutti i piatti. Messa in tavola impeccabile. Prima degli antipasti ci è stata servita una serie di amuse bouche stuzzicanti e molto buoni, per poi passare alle nostre ordinazioni: "compressione di calamaro" dove per 20 Euro il malcapitato cefalopode viene sottoposto a ignoti trattamenti dissociativi che lo trasformano in una specie di patè, buono; "crudo di fassone con caviale e salsa di ostriche" dove per 35 (trentacinque) Euro si assapora l'originale e gustoso accostamento su cinque o sei minuscoli assaggi di fassone. Primi: "fagottini" e "gnocchi di ricotta" a 22 Euro ciascuno, tutto molto buono ma meno che indimenticabile. Pane di panificiofamosodicuinonricordoilnome. Dolce: fetta di cheese cake a 15 Euro, come per il "lingotto pralinato", mattone di cioccolata che fa sorprendentemente a pugni con le minute porzioni e i delicati sapori dei piatti che l'hanno preceduto, rimanendo l'unico ricordo gustativo della serata. Al momento del caffè (5 Euro) non appare nessuna carta degli amari e quindi provo a chiedere prima un barolo chinato ("non ce l'abbiamo" - siamo in Piemonte, roba da scomunica) e poi una grappa ("le mando la sommelier", che non appare, per essere sostituita da un "la sommellier consiglia questa"). Bevuto il mezzo bicchierino (6 Euro) di grappa obbligata, ci avviamo alla cassa, buoni ultimi alle 21.30, dove attendiamo per un po' l'arrivo della maitre/sommellier/cassiera di cui sopra e paghiamo i nostri 178,50 Euro, purtroppo immeritati. Niente coperto, per fortuna.
Lasciando da parte le considerazioni più culinarie (porzioni minuscole, presenze "osé" come il suddetto lingotto), quando si fanno pagare certe cifre è necessaria, a mio parere, una maggiore attenzione al cliente, ad esempio assistendolo nella scelta dei vini o portando il conto al tavolo, o anche magari solo con un po' più di calore umano.

Pizza & fichi, Arona

Edit 2023: chiuso.

Non è facile trovare una pizzeria sul Lago Maggiore che ti accetti come cliente se torni poco prima delle 19 da una gita al Mottarone e hai già fame.
Alle 18.45 ci sediamo a uno dei tavolini sul lungolago della pizzeria Toio e Lella di Lesa: il personale, sulla porta del locale, è impegnato a mugugnare circa due turiste che hanno fatto l'affronto di sedersi a un tavolo per guardare le cartoline in attesa dell'apertura. Chiediamo a che ora apre il locale (le 19) e se nel frattempo è possibile usare il bagno; musi lunghi e risposte scocciate: ce ne andiamo (senza aver usato la sacra toilette).
Il secondo tentativo lo facciamo alla pizzeria da Aldo ad Arona: Il forno è già acceso, sono le 19. All'ingresso c'è un cameriere intento a sfogliare il giornale; non alza nemmeno lo sguardo: "apriamo alle 19.15". Un altro mi dice "e comunque deve chiedere a lui" indicando un tale dietro al bancone, impegnato al telefono, che non mi guarda nemmeno lui. Ce ne andiamo.
Poco più in là, nell'angolo opposto della piazza, troviamo finalmente qualcuno a cui non fa schifo incassare i soldi dei clienti che vogliono mangiare "presto": da Pizza & Fichi ci sono diversi tavoli fuori, su entrambi i lati della strada, e alcuni sono ovviamente già occupati. E' venerdì sera e i tavoli sono tutti prenotati per le 20.30, cosa che lascia agli "early bird" ampio spazio per mangiare con tranquillità. Servizio gentile, coperto a 2 Euro, un po' di fastidio ma neanche troppo causato dalle auto di passaggio, clientela principalmente straniera, garanzia di tranquillità anche in caso di tavolate con bambini. Le pizze sono buone e i prezzi nella media, anche considerando la località turistica: tonno e cipolle a 7 Euro, pizza "pittrice" a 8,50, birra media a 5. Forno a legna, ampia scelta di pizze e menù con carne alla brace e piatti vari ed eventuali. 

Ciccio Matto, Ossona

[Edit 2017: "Ciccio Matto" ora si trova ad Arluno. Qui c'è la pizzeria Santo Stefano 3]

Viale Europa è il vecchio tracciato della Provinciale che costeggia Ossona, dove il traffico è stato solo molto parzialmente ridotto dall'aggiunta di un tratto più lontano dalle case, e la pizzeria ristorante Ciccio Matto continua imperterrita a esporre la sua curiosa insegna su questo grigio tratto di padania. L'abbiamo infine provata: si riesce a parcheggiare in qualche modo grazie allo spazio ricavato di fronte al locale (è una pista ciclabile? boh!) e ci si può accomodare in uno dei tavoli all'esterno, cosa che però non abbiamo fatto, non per il temuto rumore proveniente dalla strada, ma per le zanzare particolarmente agguerrite. All'interno il locale esibisce la consueta cacofonia di colori con le parti spatolate azzurre a fianco di quelle rosse, e due televisioni accese e posizionate strategicamente in modo che non gli si possa sfuggire. Abbiamo preso la pizza (bufala e bismark), buona e forse un po' troppo sottile. C'è il consueto frigo di dolci della bindi e anche dei dolci fatti in casa che però ci è stato detto non erano ancora pronti (ci siamo presentati alle 19). La pizza è anche da asporto; il locale è ampio e il servizio gentile; ci sono due menù a 25 Euro di pesce o carne con scelte di antipasto, primo e secondo. Coperto a 1,5 Euro. Tutto sommato un locale come molti altri nella stessa categoria, un'opzione da non escludere per una pizza al volo ma nulla più, vista la location desolata. Non abbiamo purtroppo chiesto informazioni sull'origine del nome del locale (all'interno del quale peraltro campeggia una specie di arazzo della sfinge d'Egitto).

lunedì 24 agosto 2015

Due a Milano

A metà luglio abbiamo provato la Pizzeria Naturale, su Ripa di Porta Ticinese, praticamente di fronte al gettonato Mercato Metropolitano. Il locale è grande e ha anche una specie di dehors sul retro, un po' cupo a dir la verità. La pizza è buona anche se un po' caruccia (12 Euro la "Sabrina"); il servizio è simpaticamente caotico e dà l'idea di utilizzare camerieri alle prime armi e un sistema di ordinazioni piuttosto confusionario: armatevi quindi di santa pazienza. Parcheggio ovviamente complicato. Tutto sommato consigliabile, più di altre pizzerie limitrofe. 40 Euro in due, con tre birre e caffè.
Siamo recentemente anche tornati, dopo tanti anni, al ristorante greco Mykonos (anzi, "taverna greca") che si trova "sul deprimente Viale Monza" o "sul caratteristico naviglio Martesana" a seconda di quanto uno si sente di buon umore. Il locale è rustico il giusto e come detto la location ha il suo nostalgico fascino; il menù è ampio e contiene tutte le golosità della cucina greca (pita, insalate, gyros, verdure, ecc.) , senza alcuna concessione ad altri stili. Il servizio è gentile e tutto sommato sollecito. Senza aver prenotato, come capitato a noi, si può finire a tavola insieme ad altri commensali. Prezzi non proletari: 47 Euro in due con un piatto solo ciascuno più il dolce. Niente carte di credito, solo bancomat. Buono.