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domenica 4 gennaio 2026

Cortile Flora, Milano

A pochi passi da Moscova, quindi in zona incontestabilmente cool, si trova il Cortile Flora, vero e proprio cortiletto milanese camuffato da bar-lounge tropical-chic (dopo mezz'ora in Moscova, uno inizia a parlare così) dove abbiamo provato il brunch domenicale. Mezza delusione, perché al di là del bel locale e del servizio gentile, il cibo è pochino (sia come scelta che come quantità), alle bevande non si fanno refill, e a inizio gennaio, mentre i milanesi si sono spostati in massa sulle piste o al centro commerciale, fa pure freddino.

Insomma: un bel posto da visitare col bel tempo e se non vi scoccia pagare 35 euro per, in pratica, un panino.

venerdì 26 dicembre 2025

Un sì e un no a Milano

Il "sì" è per l'Osteria da Andrea Risoelatte, gemello in viale Gian Galeazzo del già citato Risoelatte Duomo. Stesso approccio all'arredamento '60-'70, con un po' di spazio in più (giusto un pochino) grazie all'accogliente taverna. Simile ma non identico il menù, noi abbiamo imbroccato la serata con busecca e cotoletta, normalmente assenti.

Bella l'idea della cantina "self service". Servizio cordiale e a volte un po' invadente, ma ormai sentirsi rideclamare nomi e descrizione dei piatti ordinati dieci minuti prima sembra diventata la norma anche nelle osterie: porteremo pazienza.

Consigliato per serate conviviali (in taverna) o tete-a-tete più tranquilli (di sopra). Impostare il navigatore su via Calatafimi per avere qualche speranza di parcheggio.

Il "no" è per Like Mike in viale Piave, che promette bene presentandosi come "trattoria moderna" con un menù poliedrico ma appetitoso (si va dalla parmigiana alle polpette, al polipo), ma fallisce con un servizio lentissimo e tavoli gomito a gomito che vi costringeranno all'ascolto delle conversazioni dei vicini. Ideale per la pausa pranzo del milanese imbruttito.

domenica 28 settembre 2025

Posti cool a Milano

In Via Molino delle armi c'è il Ficopalo, dove la cucina siciliana viene declinata in modalità cool milanese con qualche tavolino nel minuscolo locale e qualche altro sul marciapiede dietro l'angolo vicino al parco. Si possono spiluccare piattini sui 5 euro o proposte più sostanziose sui 10, tutto molto buono. Che il bel tempo vi assista.

Il Riso e latte di via Camperio invece è in centrissimo ed è una piccola macchina del tempo che vi porta in un appartamento italiano degli anni 60-70 genialmente ricostruito con una serie infinita di piccoli e grandi accorgimenti. Ci siamo sbranati con grande soddisfazione una cotoletta gigante (30 euro che possono bastare anche per due persone). Il servizio è gentile e rapido ed è sorprendente come il minuscolo locale rimanga miracolosamente tranquillo e rilassante (forse grazie al fatto che gran parte degli avventori fossero turisti stranieri). Così a occhio i passeggini delle ormai immancabili e perniciose famigliole italiane non riuscirebbero nemmeno a entrare e men che meno a districarsi nel piccolo locale, il che è un gran bene. Per una volta, 3 euro di coperto sono giustificati.


martedì 1 aprile 2025

Due a Milano


The dream of the nineties is alive al Nowhere (anzi, Now.Here, "coffee and community"), a pochi passi dal parco delle basiliche, dove si servono cose come lo "smashed avo" o lo "scrambled bomb", ci sono sempre tavoli disponibili per i walk-in e non si serve zucchero. In realtà si mangia bene, e si fanno cose come scegliere tra il caffè "brasile" e il caffè "uganda", e si guarda la clientela composta fortunatamente da giovinastri intenti a farsi gli affari propri. Non si paga nemmeno tantissimo, per essere un posto centralissimo e hipsterissimo a Milano.

Le famigliole più o meno moleste, le comitive di pensionati e le coppiette più o meno attempate (che saremmo noi) possono invece andare tranquillamente al centro commerciale Merlata Bloom (un giorno dovrò indagare la ragione di questo nome anglocretino) e mangiare wursteloni o schnitzel varie al Löwengrube, serviti da malcapitati camerieri vestiti alla bavarese mentre la TV fa vedere la partita di pallone. "Kaiserschnitzel" (che a dispetto del nome è quella "piccola") a 14,50 euro e coperto a 2 euro lasciano un po' di amaro in bocca che la birra -buona- non riesce a sciacquare.

sabato 22 marzo 2025

God save the food, Milano

In Piazza del Carmine il GSTF accoglie all'interno e all'esterno famigliole, coppiette e turisti assortiti col suo menù variegato, dall'hummus ai pancakes, per un brunch o un lunch o qualsiasi altro tipo di pasto per milanesi moderni e cosmopoliti. Si sta strettini, ma se il dj non fa pasticci con la musica di sottofondo si riesce tutto sommato a rilassarsi. Con la bella stagione sarà meglio.

Le porzioni sono abbondanti e bisognerà ricordarsi di non lasciarsi prendere la mano. Prezzi milanesi, con coperto a 3 euro e il resto di conseguenza.

sabato 15 febbraio 2025

Vista duomo, Milano

Il rischio "trappola per turisti" è altissimo: "ristorante con vista su Piazza Duomo" sono sei parole che promettono tavolate di chiassosi oligarchi russi e coppiette di social influencer armate di smartphone per safari culinari.

Invece, tutto sommato, considerando che abbiamo visitato questo piccolo locale nella nefasta sera di San Valentino, sembra quasi di essere in un normale ristorante elegante. Gli spazi sono ristretti, e costringono il personale ad alcuni contorsionismi, ma si sta bene, la vista è effettivamente esclusiva (la saletta "principale" si trova al primo piano), e non si mangia nemmeno male, anzi.

I prezzi sono stratosferici: coperto a 6 euro e piatti principali sui 30; poca scelta di vini, perlomeno per quanto è stato mostrato a noi comuni mortali. Semel in anno licet insanire.

domenica 9 febbraio 2025

Bokok Merlata Bloom, Milano

Mentre al Bokok di Via Paolo Sarpi si fa la coda per entrare, al centro commerciale c'è sempre un sacco di posto, si ordina col tablet e se la sala giochi davanti non fa scherzi si sta pure tranquilli. Servizio celere, buoni piatti, bell'arredamento, il nostro nuovo cinese preferito. Si finisce facilmente sui 60 euro in due.

sabato 5 ottobre 2024

Mezca, Milano

La ricerca di un buon ristorante messicano ci porta in zona Arco della pace per la solita visita infrasettimanale alle 19.30, che ci garantisce il locale deserto e una relativa tranquillità. Il Mezca si adegua allo stile "cool" milanese fatto di pareti nere e arredamento moderno, e infila qua e là qualche particolare per ricordarci che siamo qui per ingozzarci di nachos. La musica ci mette un po' a sintonizzarsi su qualcosa di caraibico adatto al menù, ma rimarrà il dubbio se in caso di maggiore affluenza saremmo rimasti sull'orrenda dance che ci aveva accolto all'apertura.

Si mangia bene. La carne era ben cotta e saporita, i nachos ben conditi, e i margarita non lesinavano in tequila. Il servizio è stato rapido e cordiale - ricordiamo però che erano le 20 di un martedì sera.

I prezzi, come ormai quasi ovunque a Milano, sono stratosferici, coi margarita a 12 euro, i mini churros a 7, e le fajitas a 28: per carità, tanta carne, però...

Comunque torneremo, perché siamo stati bene.

sabato 24 agosto 2024

El brellin, Milano

Oggi in Vicolo dei lavandai non si lava più, e sull'Alzaia del Naviglio Grande si pescano solo più i turisti disposti a pagare tre euro e cinquanta di coperto per farsi un risotto da venti euro in uno degli angoli più conosciuti di Milano. Il caldo implacabile della serata del 23 luglio non ha aiutato a godersi questo ristorante, che seppure rientrando perfettamente nella categoria delle trappole per turisti riesce a fornire cucina milanese di alta qualità, servizio professionale e una location comunque di classe.

Da riprovare in autunno.

sabato 4 maggio 2024

Osteria del balabiott, Milano

Con l'attuale grande inflazione di ristoranti "autentici milanesi", ogni volta si varca la soglia con timore e sospetto. Fortunatamente, al Balabiott di via Dezza Piazza Vesuvio ci si siede ai tavoli sotto la protezione di Fo-Gaber-Jannacci e si mangia e beve bene, nonostante le salette possano diventare un po' affollate. C'è un soppalco dove sarete un po' più distanti dagli sguardi della cameriera ma potrete stare più tranquilli. A proposito della trinità menzionata prima, finalmente (?) i ristoranti milanesi possono competere coi maradona-pulicinella-totò-troisi-daniele affissi alle pareti di quelli napoletani: ponzoni-pozzetto-boldi-teocoli-vanoni-rame sono infine canonizzati, immortalati e affissi anche loro.

Sul menù non c'è molto da dire, c'è tutto quello che ci si aspetta, incluso un servizio veramente "milanese": serio ma non algido, cordiale alla bisogna ma mai caciarone, disponibile ma non ruffiano. Arrivati a metà aprile, abbiamo afferrato una delle ultime casöle e persino una fetta di panettone. Il locale non vuole fare il finto-osteria-di-una-volta, ed è un bene. Coperto a 3 euro e primi sui 19.

Trattoria Bertamè, Milano

Suggestiva location in via Lomonaco per questa trattoria annunciata dalla grande insegna dell'adiacente officina carrozzeria Bertamè. Un dehors che non sembra tale, alcune salette arredate in tema automobilistico e una toilette tappezzata di messaggini rendono simpatica la permanenza, anche grazie all'aver relegato le tavolate lontano dai tavoli più piccoli, dove poter chiacchierare in santa pace.

Abbastanza inaspettatamente, la cucina è ben curata e il menù, seppure un po' eclettico, propone piatti in generale ben preparati. Un po' scialbo il baccalà mantecato, ma molto buone le pappardelle e la millefoglie di melanzane. Servizio non certo da quattro stelle, ma celere e non invadente. I prezzi sono "milanesi" e per i primi si viaggia intorno ai 20 euro.

Bella scoperta.


sabato 23 marzo 2024

Quattro a Milano

Cominciamo dal Gallura, ristorante con specialità sarde in zona De Angeli con sito e pagina facebook trascurati da anni. Oltre ai classici della cucina sarda c'è molto pesce, senza però nulla che risulti sopra il livello di una trattoria qualunque, che sia l'astice o la bottarga sotto varie forme. Nulla, insomma, che a fine pasto invogli ad assaggiare le seadas. Inoltre purtroppo il servizio è approssimativo e gelido. I prezzi sono ovviamente alti, ma a Milano quando si parla di pesce si vede ben di peggio. Parcheggio impossibile.

Ci si sposta in Toscana con l'osteria La Carbonaia (zona Sant'Ambrogio) dove si va per la carne, i funghi, i salumi. Si mangia e, sapendo scegliere, si beve bene. Il servizio è cordiale e ruspante, l'atmosfera è informale e calorosa, l'arredamento un po' demodé. Peccato solo per gli spazi ristrettissimi, con tavoli infilati in angoli impensati (dietro la porta d'ingresso!) e commensali bloccati in posti angusti. Indicato per compagnie affiatate e buoni conversatori.

Al Soulgreen in Piazzale Principessa Clotilde [edit 2026: ora qui è chiuso], invece, ci si ritrova nella Milano più "in" e vegetariana, e si ordina con l'ipad. Il locale è spazioso, moderno e ben curato. L'atmosfera è un mix newyork-giungla-dubai tutto sommato rilassante. Il servizio è sollecito e cordiale, anche se appunto facilitato dal self-service via tablet. Non ci si aspetti alta cucina o interpretazioni particolarmente fedeli di hummus e babaganoush, ma non sembra nemmeno esserci il rischio di incappare in esperienze negative. Insomma, un posto da tenere a mente per andare sul sicuro.

A poca distanza da Soulgreen, giusto a fianco di Eataly, abbiamo provato a pranzo la pizzeria "Casa Sorbillo Vol. 3" dove abbiamo mangiato una buona pizza in un locale affollatissimo e con un servizio che ci è parso molto lento. 

domenica 10 marzo 2024

Ratanà, Milano

All'ombra dei grattacieli di piazza Gae Aulenti, il Ratanà occupa una sopravvissuta villa d'epoca e offre cucina lombarda "modernizzata" a una numerosa clientela che viene ahimè stipata nel locale a turni prestabiliti "con gentile richiesta di lasciare il tavolo libero entro le ore x". In perfetto stile milanese sono anche i prezzi, che volano alti (4 euro il coperto, per esempio) ma sarebbero anche appropriati alla qualità del cibo, oggettivamente buona, visto il resto del panorama cittadino.

L'esperienza nel complesso però ci lascia freddi, proprio per l'eccessivo affollamento del locale (un lunedì sera di inizio marzo!), l'antipatica richiesta della prenotazione a scaglioni fissi, e il servizio non sempre destissimo.

Classico posto "dove non ci va più nessuno perché è troppo affollato".

Brunch allo Sheraton Diana Majestic, Milano

Per 60 euro (alcolici esclusi) ci si può rimpinzare col brunch a buffet del Diana Majestic, albergo di lusso a due passi da Porta Venezia, classica location milanese che nasconde il proprio giardino dietro la facciata esposta al soffocante traffico cittadino.

All'interno, appunto, affacciati sul giardino interno, si assapora un po' di lusso e un abbondante assortimento di colazione-pranzo a buffet, incluse due postazioni con servizio per omelette e pietanze varie. 

Non si sfugge nemmeno qui alle famigliole con poppanti e mocciosi assortiti, ma fortunatamente l'atmosfera "luxury" esige un livello di buone maniere sufficiente a limitare i danni. Tutto molto buono, servizio sollecito anche se in alcuni casi un po' inesperto. Peccato che il brunch venga servito dalle 12.30 e non prima.

domenica 14 gennaio 2024

Five guys, Milano

Per un tuffo negli anni '80 dei paninari e di Jerry Calà, dirigetevi da Five guys, fast food a base di burger, patatine e milkshake, titoli e copertine di riviste e giornali alle pareti, salsine varie con cui ingozzarsi appollaiati su trespoli. L'unica ragione per cui sono finito in questo tempio del junk food carissimo (burger, patatine, Nastro azzurro fanno 24 euro) è che quello di Corso Buenos Aires è a due passi dal teatro Elfo Puccini. Indicato se volete buttare un po' di soldi in una serata trash.

domenica 24 dicembre 2023

La Tasteria, Milano

Spendiamo due parole sulla Tasteria "eccellenze siciliane" solo per sottolineare la deprecabile tendenza a stipare gente in locali minuscoli e rifilargli piatti dai prezzi stratosferici che a Milano ormai è la normalità. Il sito del locale, con la sua valanga di inglesismi ("filosofood", "made in Sicily", eccetera), presenta bene lo stile del posto, e non c'è bisogno di aggiungere molto altro. Rimane comunque la domanda di chi possa e voglia permettersi certi pranzi, tolti ovviamente quelli che poi li mettono in nota spese: certo, saranno tutti ingredienti selezionatissimi e DOP e DOC e presidi di questo o quello slowfood, però sarebbe ora di dire che oggi spendere 22 euro per mangiarsi un panino e una bibita abbarbicati in un angolo di un minuscolo localino non è accettabile. Chiariamo: non è accettabile pagare quelle cifre e contemporaneamente essere stipati in un buco di locale largo tre metri. 

Io posso accettare quasi qualunque prezzo per il buon cibo, ma questo deve essere accompagnato da un servizio e un'accoglienza dello stesso livello. I posti come la Tasteria sono spesso gestiti da personale sinceramente caloroso ed entusiasta della propria proposta culinaria, ma ciò non toglie che il cliente che va a mangiare un boccone in pausa pranzo in un localino con quattro tavoli e due sgabelli deve poter trovare prezzi più abbordabili. Se non è possibile proporre certi cibi a prezzi economici, il panino gourmet a 18 euro va servito in un locale degno di questo nome, dove ci si possa muovere tra i tavoli senza urtare i commensali, con tovaglia e tovaglioli, e magari persino una finestra dalla quale far entrare la luce del sole.

Poi, per carità, finché ci saranno aziende americane che accettano certi scontrini in nota spese o certe famiglie che pagano quotidianamente ai propri rampolli i panini da 20 euro, la filosofood del finger food 100% made in Sicily continuerà a prosperare, buon per loro!

Due facce di Milano

Le cene aziendali sono un'occasione per confermare -gratuitamente- certi miei pregiudizi verso locali come Il Solferino, trappole per bauscia dove si sta stretti, si mangia come in mensa, e si paga uno sproposito. Locali che per chissà quale motivo attirano una clientela danarosa ma tutto sommato buzzurra che si adegua senza problemi al sistema di prenotazioni a turni che io trovo demenziale: prenotare cena alle 21:30 e dover poi persino aspettare che si liberi il tavolo. Trovate del genere una volta sarebbero state un marchio d'infamia indelebile sulla reputazione dell'oste che avesse provato a proporle, mentre invece oggi chissà perché sono la normalità nei posti dove paghi 20 euro un piatto di pasta o di nachos. L'unica spiegazione che mi so dare è che la clientela abbia più soldi da buttare e contemporaneamente si sia estremamente rincoglionita.

Al Solferino (via Castelfidardo, vicino a Porta Nuova), una volta attraversata l'angusta doppia porta all'ingresso e gli angusti passaggi tra i tavoli, ci si accomoda al proprio angusto posto dal quale osservare il resto della clientela: la contessina novantenne che mangia col cappello in testa, il tavolo di cosplayer di chiaraferragni tutte uguali col loro cappottino e la loro acconciatura, il burino sessantenne con la trentenne brasiliana ipersiliconata, le compagnie di sciure impellicciate e starnazzanti, eccetera.

Come detto, si mangia come in mensa, con risotti, cotolette, culatelli, tiramisù tutti ugualmente insignificanti, serviti con l'affabilità di un manipolo di galeotti e annaffiati da vini dai prezzi stratosferici. Però sotto Natale è tutto un risplendere di luci e addobbi -luminosissimi e sopra le righe uguali identici ad altre centinaia di locali della città- e l'allegria è obbligatoria.


Al Matarel (corso Garibaldi, Brera), invece, si fanno le cose come si deve. Anche qui il locale non è grande e si sta strettini, ma non si ha l'impressione di essere entrati in una boglia dantesca. Di addobbi natalizi non ce n'è e l'arredamento è quello semplice di un ristorante con tante decadi di lavoro sulle spalle, che hanno lentamente sedimentato le proprie memorie alle pareti, dal poster di Stalin alla foto dell'anonima starlette, alle pagine web con la recensione di chissà cosa stampate e incorniciate. Anche qui il servizio non è ridanciano, ma anche il cameriere più burbero tiene il cliente al centro dell'attenzione e gestisce con professionalità e pazienza le richieste di tutti. L'ambiente è umano e accogliente, e ci si tuffa quindi volentieri nella casöla, servita in questo caso con la polenta. Senza troppe pretese di esotismo, il menù propone tutti i classici della cucina milanese. I prezzi ormai sono lievitati ovunque, ma al Matarel non troviamo niente che faccia gridare allo scandalo come in molti altri posti. Casöla, dolci, e tre bottiglie di vino in sei, e si finisce sui 65 euro a testa. Viva la cucina milanese, viva il Matarel, viva i camerieri burberi.

sabato 9 dicembre 2023

Milan l'è on gran Milan, Milan cont el cör an man, ecc. ecc.

La Trattoria Sole compie l'opera benemerita non solo di nobilitare un piccolo tratto dell'altrimenti deprimente via Vavassori Peroni (siamo dietro al Politecnico), ma anche di accoglierci in quello che sembra un appartamento d'altri tempi, con le sue credenze e il pavimento d'antan, dove la privacy dei tavoli è garantita dalla scelta elegante di usare dei separé, come purtroppo non si vede fare quasi più. Abbiamo mangiato cotolette ma anche tagliolini, tutto ben fatto e servito con cordiale professionalità. I prezzi sono forse un po' altini (cotoletta a 24 euro), ma si sta tanto bene. Promosso, evviva!

Alla Peppa di Piazza Minniti, invece si mangiano bombette pugliesi (cioè, per i profani, uber-polpette "potenziate" con svariati ripieni e accompagnamenti), e lo si può fare in un dehors sulla strada abbellito da qualche pianta e da un ambiente luminoso che fa dimenticare il traffico all'esterno. Trovandoci in una zona cool di Milano, non si va per il sottile per quanto riguarda i prezzi (3 euro di coperto per quello che vorrebbe essere un posto alla buona), nonostante oltretutto un servizio un po' sbadato. Una bombetta di qua, una bombetta di là, fanno 222 euro in sei, che insomma non essendoci nemmeno ingozzati sono un po' tantini.

L'Antica Osteria Cavallini di via Mauro Macchi è invece uno di quei posti dove si va a mangiare le capesante se paga la ditta, e quindi non si fa troppo caso ai prezzi. La sala/dehors è ampia e luminosa e circondata dal verde delle piante del cortile. Il servizio (e l'atmosfera in generale) è un po' all'antica - inteso come un complimento: ogni tanto fa piacere mangiare senza doversi preoccupare della smemoratezza di qualche giovanotto improvvisato cameriere. Menù per tutti i gusti del cuménda di turno.

Passando in periferia, il Ristorante Erba Brusca sul Naviglio Pavese vuole fare cucina con cura e qualità in un ambiente raccolto (forse fin troppo) anche grazie a un ameno giardinetto. Non si sfugge comunque alla calura estiva, e si posteggia un po' alla rinfusa milanese-style nonostante ci si trovi fuori città. Le scelte del menù sono tutte originali e ben fatte, forse in alcuni casi un po' pretenziose. Servizio professionale e discreto. I prezzi, tutto sommato, non sono alti.

La periferia milanese riserva anche sorprese come la Trattoria Casa Mia a Bruzzano, in fondo alla via privata Alberico Da Barbiano, uno di quei posti work in progress che a Milano paiono non estinguersi mai, congelati all'epoca del ragazzo della via Gluck, dove il cemento continua a mangiarsi gli antichi prati. "Casa Mia" tiene fede al suo nome in quanto sembra che tutti gli avventori siano parenti o amici dei proprietari e, nonostante l'accoglienza e il servizio siano stati professionali, si rimane un po' con circospetti come il pistolero straniero che è entrato nel saloon sbagliato. Si mangiano cotolette e altre specialità di generica "cucina fatta in casa" da trattoria, tu con le striminzite verdure grigliate di contorno e il vicino che si ingozza di fritto misto. Il locale cavernoso è congelato nel tempo in qualche anno agli inizi degli '80, con una serie di ammennicoli e quadri degni di Teomondo Scrofalo: a quanto pare la clientela degli habitué è numerosa e affamata, mentre il forestiero se ne esce perplesso e disorientato com'era entrato.

domenica 2 luglio 2023

Due a Milano

In via Cornalia(*) c'è il ristorante libanese Fairouz, dove ci si può sbizzarrire coi piatti del Levant, che si tratti di carne o delle sequenze di meze che prediligo. Il personale è cordiale e celere, il locale è pulito, luminoso e ben arredato. Ideale per un pasto rilassante e quattro chiacchiere. La zona Gioia, Garibaldi, Centrale e Repubblica è in gran fermento, cioè ci sono ancora un sacco di cantieri, e quindi è sconsigliato avventurarcisi in auto. Continuano comunque ad esserci auto posteggiate ovunque che non abbelliscono di certo queste vie e i loro innumerevoli ristoranti.
(*) Edit 2025: abbiamo provato anche il Fairouz di Via Buonarroti, specializzato in menù vegetariani e vegani. C'è anche un dehors sulla via, non particolarmente affascinante ma questo è quello che passa il convento Milano. Si sta strettini.

L'Anlot e Oltre, invece, in via Raffaello Sanzio, si specializza in "tradizione tortonese" offrendo appunto un menù "componibile" di agnolotti, oltre a vari altri piatti (faceva un gran caldo ma abbiamo fatto il tris di polenta!) e una scelta di etichette di Timorasso, il vino dei colli Tortonesi, che sarà simpatico provare e confrontare. Barbera a fiumi per chi vuole il rosso. Il locale è carino ma noi siamo stati nel piccolo dehors sul marciapiede, tipica offerta della ristorazione alla milanese. Un locale che propone qualità senza voler strafare, e che per questo ci piace. Molto bene!

sabato 20 maggio 2023

Continuiamo con le stroncature milanesi

Pizza & cucina Eataly [edit 2024: i ristoranti di Eataly sono stati riorganizzati - la musica sembra meno invadente e gli spazi più ampi, i prezzi sono sempre stratosferici, il servizio approssimativo.]

Solo una breve nota per registrare la non buona esperienza al ristorante "per poveri" di Eataly (rispetto a quello "per ricchi" al piano superiore), dove a pranzo si può gustare un piatto di spaghetti con burrata (preparati perfettamente, per carità!) al modico prezzo di 13,90 euro, piu' 2 di coperto/servizio che coprono i costi dei giovani camerieri, volenterosi ma alquanto alle prime armi. L'ambiente è luminoso. Si sta strettini.

Esperienza non buona perché, oltre a essere caro, l'ambiente è troppo rumoroso, a causa della musica di sottofondo spesso troppo alta: al tavolo, alla cassa del ristorante, alle casse del supermercato, ma soprattutto all'ingresso, dove un paio di altoparlanti sparano musica spazzatura a tutto volume verso i tavolini antistanti e i malcapitati pedoni. Inquinamento acustico di cui non si sentiva alcun bisogno.

Non tornerò.

Vasinikò [edit 2024: chiuso e smantellato]

Dove una volta c'era la pizzeria Smeraldino, sulla stessa piazza XXV aprile dove si affaccia Eataly, c'è quest'altro locale con qualche pretesa di troppo. Pizzeria con cucina, diventa affollatissimo e rumorosissimo in pausa pranzo. Una recente visita serale (con locale semivuoto) è stata totalmente negativa, a causa delle pizze molto care e non particolarmente ben cotte (una arrivata in gran ritardo - a quanto pare il primo tentativo si era bucato), antipasti anch'essi cari e striminziti, ma soprattutto il mancato funzionamento del POS e l'assenza di qualunque altro mezzo di pagamento digitale alternativo. Non ci è rimasto che andare alla ricerca di un bancomat sotto l'acquazzone.

Qualcuno dovrebbe insegnare a chi lavora in questi locali che in una situazione del genere è buona norma offrire un piccolo sconto al cliente. Invece no, fanno 39,70 e trentanove e settanta rimangono.

Adieu.