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martedì 4 novembre 2014

Trentino estate 2014

Con l'inizio di un piovoso Novembre, arriva infine il momento di un ricordo di questa piovosissima estate 2014 e del mese passato nel Tesino, in Trentino.

Iniziamo proprio dal Tesino: Castello, Pieve e Cinte.
L'albergo con ristorante-pizzeria Cima D'Asta si trova a Pieve all'ingresso del piccolo e carino borgo. Purtroppo ci è toccata un'attesa infinita e un servizio inesistente per ottenere infine due pizze senza infamia nè lode. Piccolo dehors anonimo per nulla panoramico e a rischio affollamento. Buon parcheggio proprio di fronte. Dimenticabile.

A Castello, in piazza, c'è la pizzeria-trattoria Crosara, le cui pizze, pur buone, ci hanno sempre lasciato assetatissimi. Buoni i dolci, gentile e rapido il servizio. Bel localino-stube, sempre tranquillo a Luglio. Non abbiamo provato la cucina. Parcheggio di fronte o a poca distanza.

Abbiamo purtroppo approfittato una volta sola del bar trattoria Tastavin, poco fuori da Castello sulla strada per il passo Brocon. Nonostante la bandiera austriaca che sventola all'ingresso e i tavolacci all'esterno che fanno un po' biker, all'interno c'è un accogliente locale dove, facendo attenzione a scansare le serate a base di pesce che a quanto pare vanno per la maggiore in zona, ci si può gustare dei buoni spatzle, gnocchi e altri buoni piatti montanari. Prezzi proletari, servizio gentile e comodo parcheggio. Consigliato.

In un'area che ci è parsa non propriamente votata al turismo estivo, il mio personalissimo premio "Una vita per il turismo" va al ristorante dell'albergo Alpina di Castello Tesino dove, nonostante un promettente "Bikers Welcome" affisso all'ingresso (voglio dire: lo sanno che potrebbe passare qualcuno di lì per caso ed entrare) siamo stati accolti col calore che di solito viene riservato al pistolero senza nome che entra nel saloon malfamato al suono degli speroni e posa la sua Colt sul bancone. Rimangono indelebilmente impresse nella memoria le patate al forno di contorno che erano finite "perché non mi aspettavooo...." dice la signora riferendosi all'inaspettata folla di turisti (noi due), e lo strudel "now you see it now you don't" che prima viene proposto a quelli del tavolo a fianco (che non lo prendono) e poi sparisce dalla lista che immediatamente dopo viene elencata a noi. Una cena talmente delirante da suscitare ilarità. Parcheggio difficoltoso.

Non lontano dall'altopiano del Tesino c'è il Rifugio Monte Lefre, bella e isolata località in cima al monte, raggiungibile con una stretta ma comoda stradina, dove mangiar buoni piatti tipici e, con un clima meno monsonico di quello della scorsa estate, farsi anche qualche bella escursione a piedi o una semplice passeggiata. All'interno, piccole salette modello stube e all'esterno un dehors spartano ma accogliente. Si vendono cartine dei sentieri, mieli, marmellate e altre bontà. Consigliato.

Fuori zona, abbiamo ritentato la Speckstube di Centa San Nicolò che tante soddisfazioni ci aveva dato l'anno scorso, alla quale però il cambio di gestione non ha giovato granché, vista la sterzata verso menù più eterogenei ed "esotici" che mal si adattano alla vocazione "ruspante" della location. La varietà dell'offerta non è sempre un lato positivo.

Siamo tornati anche alla Vecchia Fontana di Levico Terme, dove abbiamo mangiato "onestamente" come al solito, graziati anche dal clima non troppo caldo.

Un'escursione al Primiero ci ha portato al Ristorante L'Antica Rosa di Fiera, in posizione centralissima. Una piccola saletta, abbastanza angusta e calda, e prezzi non proprio popolari (14 Euro) per un "Piatto Tipico" di proporzioni dietetiche. Il rapporto qualità-quantità-prezzo è purtroppo deludente.

Appena fuori dalla galleria che da Canal San Bovo porta al Primiero, nella poco ridente località Busarel, si trova il ristorante Al Bus, che nonostante le premesse non entusiasmanti della location ci ha riservato una gradita sorpresa con le sue interpretazioni appetitose dei piatti tipici (risotto mele e limone!) e le salette accoglienti. Servizio cordiale e prezzi onesti fanno passare in secondo piano il fatto che il Busarel non è proprio il miglior posto dove farsi quattro passi dopo cena.


Per concludere, i capoluoghi. A Bolzano, complice la temperatura "da pianura" ci siamo rilassati sui tavolini all'aperto della Paulaner Stuben in Via Portici, sbranando golosi piatti di uova e speck. Strappa un sorriso anche qui l'attenzione al turista, con un cameriere freddo come un ghiacciolo e il camion della spazzatura che si fa largo a fatica tra i tavoli all'aperto all'ora di cena per raccogliere il suo carico.

A Trento, abbiamo trovato riparo dalla pioggia Al Volt, bottega storica trentina, dove abbiamo mangiato, strettini ma soddisfatti, tortel di patate e salumi in abbondanza, e abbiamo fatto anche due chiacchiere coi gestori. Prezzi giusti, viste le dosi e la qualità.






sabato 23 novembre 2013

Piccolo reportage trentino

In estremo ritardo rispetto alla nostra vacanza estiva, ecco qualche appunto e segnalazione -velocissimi, visto che ormai è passato un bel po' di tempo e la memoria è flebile- sui locali che abbiamo visitato. La zona, salvo alcune eccezioni, è quella tra Folgaria, Lavarone e Pergine.
Iniziamo col Sindech, l'albergo ristorante sotto il Becco di Filadonna, vicino al quale abbiamo trascorso la vacanza. Il posto è alla buona ma la cucina è più che degna e le porzioni sono abbondantissime, che sia polenta, gnocchi, zuppe o i dolci. Servizio cordiale, clientela di pensionati e punto di passaggio per bikers.
A Centa San Nicolò, poco distante dal Sindech, abbiamo visitato, con gran soddisfazione, l'Agritur Martinelli, che si trova in frazione Doss raggiungibile da una piccola diramazione della strada che scende a valle, che propone cucina tipica in un ambiente caldo, accogliente e decisamente montanaro. Sulla strada principale appena entrati in paese c'è la pizzeria Tre Novembre, che offre anche un piccolo dehor: data la location un po', per così dire, periferica, siamo stati piacevolmente sorpresi dalla buona qualità della pizza. A Centa merita una menzione particolare la Speckstube nella valle del torrente omonimo, vicino all'Acropark: ormai, salvo cambi di programma, dovrebbe aver cambiato gestione, per cui ai fornelli non ci sarà più l'imprevedibile signora Carla, mentre in sala probabilmente troverete ancora la gentilissima signora Tiziana; i piatti erano golosissimi quindi speriamo il menù sia stato mantenuto e i nuovi proprietari si siano solo occupati di rimettere in carreggiata una gestione a volte un po' troppo "artistica".
 
A Levico Terme abbiamo provato la pizzeria Vecchia Fontana, senza infamia e senza lode (piccola nota negativa l'effetto serra creato dall'ombrellone che copre il dehors), anche perché non abbiamo esplorato il menù oltre a due margherite, e il ristorante enoiteca (??) Boivin, che propone cucina tipica un po' rivisitata in un ambiente originale e a suo modo affascinante (una sala coi soffitti a volta che poi si apre in un cortiletto-dehors) ma con qualche pretesa di troppo, a mio parere.
 


A Folgaria, ci siamo trovati bene sia al Sanscrivel, che si trova in una traversa della via principale vicino all'ufficio informazioni turistiche, che Al Fogolar, situato relativamente all'ingresso del paese. Entrambi offrono buona cucina tipica, con un taglio un po' più dedicato ai lavoratori in pausa pranzo il primo, e ai turisti a passeggio il secondo. Il Fogolar ha dalla sua due-tre tavoli all'aperto dove poter mangiare osservando il passeggio sulla via principale.

Sopra Lavarone e Luserna si trova la Malga Millegrobbe, che come tutte le stazioni di sci di fondo non dà certo il meglio d'estate quando neve non ce n'è e la clientela è composta principalmente dal corrispettivo veneto dei baùscia milanese, ma che merita una visita per la cucina, per farsi uno spritz al tiepido sole dei tavoli all'aperto, o per farsi una passeggiata fino alle trincee della Grande Guerra.

Alle porte di Trento, nella zona universitaria (di scarso rilievo paesaggistico, per usare un eufemismo) di Povo, siamo capitati accidentalmente alla Oro Stube, dove abbiamo ben mangiato e siamo stati serviti con gentilezza e simpatia. Una menzione speciale per il vasetto pieno di rotoli di liquirizia a disposizione all'uscita. In centro a Trento, non abbiamo resistito al richiamo del messicano dall'originale nome di Cueva Maya, dove abbiamo potuto placare la nostra smania di nachos e compagnia: non ho tenuto lo scontrino ma il conto non è stato economico: 49 Euro in due.

Unica segnalazione negativa del giro è il ristorante pizzeria Tex di Vattaro, dove orde di olandesi vengono rifocillati con badilate di piatti vari ed eventuali, dalle cozze alla polenta, dalla carne al pesce, dalla pizza alle trofie al pesto. Dato l'affollamento e la nostra fame disperata, siamo stati fatti accomodare in un angolo di serie B della veranda, a penalizzare ulteriormente il già scarso appeal del posto. Il nome del locale completa egregiamente l'effetto hellzapoppin della situazione.

Abbiamo visitato l'albergo ristorante Castel Pergine "solo" per una degustazione di vini, tramutatasi in una interessante lezione-chiacchierata esclusiva col sommellier, dato che eravamo gli unici avventori oltre al pranzo di laurea (?) nella sala a fianco. Come location, un castello medioevale in Trentino credo possa temere poca concorrenza.
Chiudo con una segnalazione fuori zona, al ritorno da una delle nostre peregrinazioni, il ristorante Giardinetto sul lungolago di Garda dove nonostante l'aspetto da trappola per turisti (peraltro comune a tutti gli innumerevoli locali adiacenti), abbiamo saziato la nostra golosità con una porzione-monster di fritto misto sorprendentemente ben fatto.