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sabato 22 marzo 2025

God save the food, Milano

In Piazza del Carmine il GSTF accoglie all'interno e all'esterno famigliole, coppiette e turisti assortiti col suo menù variegato, dall'hummus ai pancakes, per un brunch o un lunch o qualsiasi altro tipo di pasto per milanesi moderni e cosmopoliti. Si sta strettini, ma se il dj non fa pasticci con la musica di sottofondo si riesce tutto sommato a rilassarsi. Con la bella stagione sarà meglio.

Le porzioni sono abbondanti e bisognerà ricordarsi di non lasciarsi prendere la mano. Prezzi milanesi, con coperto a 3 euro e il resto di conseguenza.

domenica 10 marzo 2024

Brunch allo Sheraton Diana Majestic, Milano

Per 60 euro (alcolici esclusi) ci si può rimpinzare col brunch a buffet del Diana Majestic, albergo di lusso a due passi da Porta Venezia, classica location milanese che nasconde il proprio giardino dietro la facciata esposta al soffocante traffico cittadino.

All'interno, appunto, affacciati sul giardino interno, si assapora un po' di lusso e un abbondante assortimento di colazione-pranzo a buffet, incluse due postazioni con servizio per omelette e pietanze varie. 

Non si sfugge nemmeno qui alle famigliole con poppanti e mocciosi assortiti, ma fortunatamente l'atmosfera "luxury" esige un livello di buone maniere sufficiente a limitare i danni. Tutto molto buono, servizio sollecito anche se in alcuni casi un po' inesperto. Peccato che il brunch venga servito dalle 12.30 e non prima.

domenica 21 maggio 2023

Hello!, Corbetta

"Store, eventi, coffee house" recita il biglietto da visita di questo locale che è evidentemente impossibile descrivere in italiano - anche se ad esempio "bar, pasticceria, sala da tè" potrebbe andare bene, con l'aggiunta di piccola panetteria e spuntini vari (o "brunch", tanto per capirci). Un bel localino, arredato, oserei dire, "shabby chic" (d'altronde, il motto è "more than you can image", qualunque cosa voglia dire, quindi siamo autorizzati a esagerare con l'inglese), con una piccola ma elegante veranda/cortiletto per la bella stagione.

Sono benvenuti i locali di questo tipo: giovani (relativamente parlando - qua da noi "giovani" vuol dire che il barista non è in età pensionabile), eleganti (sempre relativamente - cioè arredati con cura e puliti) e moderni (dove non ti guardano male se paghi il cappuccino con la carta, hanno un sito web decente e iniziative originali). Bene! continuate così!

domenica 1 aprile 2018

Brunch imbruttiti

A Milano, il brunch è imbruttito per definizione, anche quando non lo è. A Milano il brunch è una roba che ha poco a che fare col brunch, ma brunch come tutti sanno è una parola milanese ed è una parola imbruttita, e significa "pranzo in cui i piatti hanno nomi in inglese e ci sono le uova e soprattutto devono esserci famigliole coi passeggini che per chissà quale ragione devono portare dei poppanti a non mangiare piatti costosissimi allo scopo di avanzare pretese improbabili col personale di sala e passare il tempo a vociare in direzione dei suddetti bambini chiedendogli se preferiscono le uova alla cumberbatch o alla coque".
Detto ciò, abbiamo recentemente fatto il brunch al Taglio in via Vigevano (zona Porta Genova) e al Fuorimano in via Cozzi (Greco-Bicocca), locali accomunati dall'arguzia dei rispettivi URL, taglio.me e fuorima.no.
Mi ha convinto di più il Fuorimano, perché meno affollato, più spazioso (un vecchio capannone che per una volta non sa solo di vecchiocapannone), e perché al Taglio hanno fatto un po' di storie ad accettarci senza prenotazione, nonostante fosse prestissimo e lo scontrino che ho qui davanti testimonia che ci siamo tolti di torno alle 12.15, quando la gente iniziava ad arrivare.
Si mangia bene in entrambi i posti, e il Taglio, in una delle due salette, ha anche un bancone gastronomia e un bancone bar, ma esce vincitore il Fuorimano, dove -nuntio vobis gaudium magnum- i 20 Euro del brunch includono i refill delle bevande, che vengono invece conteggiate a parte al Taglio.
Al Fuorimano ci sono degli angoli con delle poltrone e dei libri, e quindi se siete degli imbruttiti perditempo zuzzurelloni potete comodamente zuzzurellare per ore ed ore. L'essere fuori mano sembra dissuadere le famigliole con poppanti, o forse siamo solo stati fortunati noi.

lunedì 28 settembre 2015

Tre a Milano

Tre locali molto diversi tra loro visitati recentemente.

Assetati e affamati, sperando di trovare qualche nuovo locale tra i grattacieli di Porta Nuova (boschi verticali e tutte quelle balle lì) ci ritroviamo invece in Corso Como circondati da pizzerie acchiappaturisti e, non avendo voglia di spostarci nel più gettonato Corso Garibaldi, ci sediamo ai tavolini del Dom Cafè per un modestissimo aperitivo da 10 Euro: servizio gentile ma buffet molto scarso all'interno. Errore da pivelli.

Per la serie "lascia o raddoppia?" il giorno dopo decidiamo di provare il brunch (a 20 Euro) delle Fonderie Milanesi di Via Giovenale, non lontano dalla Darsena. Il locale si trova all'interno di un'area riqualificata e mantiene un po' di fascino "vecchia Milano", ha due sale interne e un giardino con tettoia. Come al solito, il termine brunch è ormai lontano dal suo significato originario e come al solito si traduce in un pranzo a buffet a partire dalle 12.30, con un piatto caldo da breakfast anglosassone ordinare a menù (i pancakes erano buoni, anche se ovviamente non è alta cucina) e un buffet, molto generoso in questo caso. A differenza di altri casi, qui sono previsti i refill liberi di succhi e caffè. Per un pasto che dovrebbe unire breakfast e lunch in tarda mattinata per i reduci da nottate mondane, oltre all'orario c'è anche la clientela a stonare alquanto: nonostante le cameriere cerchino di posizionare le coppie o le compagnie di amici in angoli tranquilli, le fonderie sono prese d'assalto da comitive di famigliole alla guida dei loro passeggini e si tramutano ben presto in un vero e proprio kindergarten. Come al solito, i bambini in generale se ne starebbero anche mediamente tranquilli, se non fossero tormentati da mamme iperattive (e ora anche qualche papà, ahimè!) concentrate nel disporli ai posti corretti a tavola, imbastire soliloqui sulla scelta del piatto da ordinare, e ululare di piacere per ogni segno di vita emesso dai pargoli di cui sopra (anzi no, "bimbi": i bambini sono tutti "bimbi" oggi, i neonati sono "bebè" e le cinquantenni sono "ragazze"), ovviamente tutti vestiti come se fossimo in uno spot della Chicco. C'erano anche alcuni cani che ovviamente sono stati tranquillissimi e non hanno dato fastidio a nessuno. Abbiamo mangiato bene e il posto è bello. Qualcuno dovrà fare una guida ai locali di Milano che non si sono ancora trasformati in classi d'asilo: secondo me c'è un mercato.

[Edit 2024: tutto confermato, il parcheggio interno c'è davvero, e il locale s'è fatto un pochino più raffinato. Carta dei vini non lunghissima ma che può soddisfare tutti i gusti. Piatti milanesi a 360 gradi]. Ortica è un nome che solo a pronunciarlo trasuda milanesità. In via Corelli c'è il Galeria, "Antica Trattoria con Cucina Milanese" dotata (come recita il bigliettino) di "giardino interno" (dove il termine "giardino", diciamocelo, è un po' ottimistico) "e parcheggio serale" che per noi rimane un mistero visto che eravamo lì a pranzo e abbiamo lasciato l'auto sul marciapiede come tutti gli altri. Il locale è molto rustico, con arredamento e suppelletti d'epoca da tutte le parti e i soliti cartelli informativo/simpatici in milanese  (tipo "chi beve per dimenticare è pregato di pagare in anticipo" e via dicendo). Primi e secondi, se ben ricordo, navigano intorno ai 9 Euro ciascuno, e a pranzo c'è un menù fisso a 10 Euro (escluse bevande). Abbiamo mangiato bene: prosciutto crudo e fichi (questi purtroppo freddi di frigo) e risotto pere e taleggio le mie scelte. Si beve Menabrea e caffè della moka. C'erano anche i manifestini di un cantastorie che si esibisce lì non saprei quando. Consigliato.

domenica 14 dicembre 2014

Biancolatte, Milano

Abbiamo provato il brunch del Biancolatte domenica scorsa. Il locale si trova a poca distanza da Piazza Repubblica, con tutte le complicazioni di parcheggio relative. Come vuole il nome, tutto è dipinto di bianco, incluso il piccolo negozio di oggettistica che occupa le due vetrine sulla strada; all'interno, due sale coi tavoli, predisposti principalmente per famigliole o piccoli gruppi, in quanto i tavolini da due sono gomito a gomito uno con l'altro. Arrivando entro le 12 si riesce ad evitare l'ondata di passeggini che da lì a poco riempirà il locale. La proposta del brunch è particolarmente sui generis visto che si può ordinare uno degli ossimorici "piatti brunch" (a 15 Euro), non c'è buffet, non c'è refill delle bevande (ma quello, in Italia, rimarrà un sogno) e il brunch bisogna comporselo autonomamente, aggiungendo a parte una parca dose di caffè americano, spremute ed eventualmente qualche dolce, il che fa inevitabilmente lievitare il conto finale.
Il locale è carino, il servizio gentile e abbastanza sollecito, e il cibo è stato tutto buono.
Una piccola tazza di caffè americano costa 2,50 Euro, una spremuta d'arancia 4,50, una fetta di (buona) torta al cioccolato 6,50. Totale in due, 61,50 Euro. Benvenuti al brunch di Milano.

lunedì 19 agosto 2013

Così Cafè, Magenta

Una brevissima segnalazione per questo bar aperto pochi mesi fa, che finalmente porta nel centro di Magenta un ambiente giovane, luminoso e moderno. Ciò che ci ha fatto molto piacere e positivamente impressionato è stato il brunch domenicale, dove ci è stata servita una selezione abbondantissima di piatti evidentemente preparati con cura. Abbiamo visitato il Così Cafè ormai qualche tempo fa e in quanto ai tempi l'iniziativa era agli inizi e non ancora "decollata", il brunch non era a buffet ma ci è stato servito al tavolo; refill a volontà e tutto fatto per bene.
A pochi passi dal bar c'è un comodo parcheggio a pagamento. Per maggiori dettagli, potete trovare il Così Cafè su Facebook.

sabato 25 maggio 2013

Segnalazioni Milanesi ecc.

Avevo da un po' in serbo alcune segnalazioni veloci di locali visitati a Milano, che ora finalmente elenco qui.
L'Antica Osteria di Via Gluck, visitata ormai diversi mesi fa, gioca tutto o quasi sul fascino legato alla canzone di Celentano, per farvi sospirare che "eh sì là dove c'era l'erba ora c'è una città - e pure brutta". Esaurito il momento nostalgia, rimane via Gluck, via Sammartini a fianco dei binari della Stazione Centrale, il traffico incessante, lo smog, il parcheggio impossibile: insomma il peggio di Milano. Il locale occupa tutta la larghezza dell'isolato, avendo un'apertura su entrambe le vie parallele; all'interno, persino un piccolo cortiletto riadattato a veranda. La sala, un po' buia, non è niente di particolare e la cucina spazia un po' troppo tra piatti di mare e di terra. Coperto a 3 Euro, antipasto a 13, primo a 9, secondo a 19; per nulla economico. Non si mangia male ma non ci  ha certo entusiasmati.
That's Vapore è invece un locale moderno e luminoso in via Buonarroti che, come lascia intuire il nome, propone solo piatti al vapore. E' possibile spiluccare qualcosa sul bancone affacciato sulla vetrina, prendere un piatto da asporto, o accomodarsi in uno dei bei tavoli bianchi peraltro un po' troppo vicini l'un l'altro: in pausa pranzo rischia di diventare molto affollato. I piatti sono molto buoni e il personale è gentile e professionale. Un po' caruccio, ma è difficile aspettarsi altro vista la zona: panzerotto di magro a 9 Euro, tortelli al salmone a 9,50, insalata di gamberetti a 9.
La Milano Bakery si trova sotto il nuovo palazzo della regione Lombardia, dove una volta c'era il bosco di Gioia ("là dove c'era l'erba ora c'è..."). A quanto leggo, il locale ha aperto da non molto e già  destato entusiasmi, ma nel mio caso, complice forse anche una giornata di pioggia e la scarsa clientela, ha abbastanza deluso. La location è di quelle che si amano o si odiano: personalmente non mi piacciono per nulla questi grattacieli circondati da marmo e cemento, con le passeggiate senza un filo d'ombra d'estate e scivolose o allagate quando piove. Il parcheggio non è per nulla agevole, e mi pare incredibile che non siano stati fatti dei silos per i visitatori, o forse mi sono semplicemente sfuggiti, visto il maltempo. Il locale è accogliente, dal soffitto alto, e offre anche una parte soppalcata. Una parete è occupata da un giardino verticale che però mi sembrava abbastanza rinsecchito e sofferente. Il buffet non è molto ampio e se ci fossero stati più dei 6-7 clienti presenti durante la nostra visita in Aprile per il bruch ci sarebbe stato da sgomitare. Tutto molto buono, comunque. Il meccanismo è più o meno il solito, con un piatto da ordinare dal menu (e preparato nella cucina praticamente a vista) e poi il buffet a disposizione. Nota deludente è il fatto che nel prezzo dei piatti ("american breakfast" a 16 Euro, hamburger a 17) è compresa solo una bottiglietta d'acqua (servita peraltro in plastica, una caduta di stile per un locale come questo che sembra volersi "dare un tono"), mentre il caffè americano e la spremuta d'arancia sono da pagare a parte, senza nemmeno avere i refill inclusi caratteristici del brunch propriamente eseguito. Servizio OK ma ancora da "oliare".
Abbiamo provato l'altroieri il Re Fosco Bar in Via San Calimero, un angusto bar trasformato in mini-ristorante grazie anche a qualche tavolino sulla via pedonale. L'ambiente è caldo e ben arredato, con le bottiglie di vino e i prodotti alimentari ben esposti. Il menù è composto da piatti di stagione con ingredienti selezionati e noi ci siamo gustati un saporito minestrone nella coppa di pane, particolarmente adatto a questo maggio sorprendentemente freddo. Una buona lista di vini, il bancone/dispensa/cucina tutto a vista, e una buona lista di dolci, cheesecake compresa. Vista la qualità e la zona centrale, 8 Euro per piatto sono tutto sommato un prezzo accettabile. Consigliato.
Per concludere, due segnalazioni meno culinarie delle precedenti, per due locali dove gustare un po' di musica dal vivo. Il To Tap di via Boni 25 è un piccolo bar birreria dall'arredamento un po' demodé, di quelli dove la clientela di aficionados si riversa fuori dalla porta per chiacchierare e far passare la serata. Non abbiamo provato la cucina, ma una segnalazione va fatta per il calore del locale e il merito di continuare a proporre musica dal vivo anche nelle condizioni meno propizie. Il secondo caso si trova invece a Melzo ed è il Cafè Puccini nella via omonima. Il Puccini è un locale spazioso a pianta quadrata, intelligentemente attrezzato per la musica dal vivo (palco spazioso, mixer strategicamente posizionato sopra la porta d'ingresso), persino con un po' di posti a sedere rialzati al fondo della sala. C'è anche un piccolo dehor. Oltre al repertorio da bar/cocktail/birreria, ci sono anche menù a base di insalate e semplici piatti. Complimenti.