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venerdì 26 dicembre 2014

Grill Inn Store, Pogliano

All'interno di uno dei capannoni affacciati sulla Statale del Sempione, proprio a fianco dell'Amozzarella visitato tempo fa, c'è questo ristorante-pizzeria (con birreria inclusa), parte della "catena" Grill In. A dir la verità, la dicitura "ristorante" potrebbe creare aspettative eccessive, e va intesa "all'americana" per indicare la presenza in menù di qualcosa in più delle pizze e hamburger che in realtà mi sembrano il piatto forte del locale; poi ovviamente ognuno è libero di farsi una frittura di pesce o un risotto o i tonnarelli cacio e pepe dove gli pare. Il locale è molto grande, e lo spazio disponibile è stato diviso in diverse "sale" dove ad esempio isolare le pizzate scolastiche più numerose o i clienti della birreria adiacente; c'è vasta scelta di dimensioni di tavoli e le distanze tra di essi sono "umane", anche se data la grandezza del posto, è inevitabile un certo fracasso nei momenti di maggiore affluenza; sotto questo aspetto, la musica trasmessa nel locale non aiuta.
Mi ha fatto sorridere la particolare declinazione del "wait to be seated" ormai usualmente utilizzato anche qua da noi: quello che dovrebbe consistere nell'essere accompagnati al proprio tavolo si è ridotto a camerieri che, dopo avervi indirizzati per alcuni passi, si sbracciano per indicarvi, perentoriamente, il tavolo a voi assegnato. Nel nostro caso, i camerieri sono stati tutti gentilissimi, tranne quello che pareva essere una sorta di caposala, sempre col broncio.
Abbiamo preso due hamburger, sui 10 Euro ciascuno, serviti con patatine fritte ma senza salse. Buoni e digeriti senza colpo ferire. Caffè a 2 Euro, coperto (del tutto ingiustificato - tra l'altro le sedie, anche se carine, sono piuttosto bassucce) anch'esso a 2 Euro. Le pizze che transitavano nei nostri paraggi erano sottili, leggermente bislunghe per servirle sui taglieri.
Nonostante il gemello Birra Inn sia adiacente e apparentemente comunicante, non ho notato alcuna particolare offerta di birre, ma magari ero distratto.
Parcheggio non semplice dopo le 20.30.
Classico esempio di ristorazione all'americana come sempre più se ne vedono dalle nostre parti, fatti per attirare famigliole a frotte; pur essendo nel mezzo di un territorio urbanizzatissimo, i posti come questo (carini, puliti, ordinati, organizzati, ma tutto sommato anonimi, spuntati come funghi in qualche zona industriale) mi risultano sempre un po' troppo in the middle of nowhere e francamente non riesco a trovarli attraenti a sufficienza per mettersi in auto per più di dieci minuti per raggiungerli.

lunedì 13 ottobre 2014

AMOzzarella, Pogliano Milanese

Il recensore improvvisato spesso esagera coi superlativi o abusa delle iperboli, ma se dovessi descrivere il mio concetto di "girone dantesco" o "bolgia infernale" con un esempio, userei la pizzeria-ristorante Amozzarella di Pogliano. Il locale si trova direttamente sulla Statale del Sempione, pronto per essere preso d'assalto da orde di famigliole affamate.
Questa pizzeria accetta prenotazioni solo per le 19.30 o le 21.30 (altre antipatiche limitazioni di cui tener conto sono che i buoni pasto sono accettati solo a pranzo nei giorni feriali e che non vengono fatti conti separati): alcuni minuti fuori dal locale in attesa di amici in leggero ritardo ci hanno permesso di ammirare in tempo reale l'affascinante spettacolo delle sale che da deserte alle 19.29 si sono riempite fino alla massima capienza nel giro di un quarto d'ora. Il ritardo ci è probabilmente costato caro, in quanto abbiamo poi dovuto attendere ben un'ora per quattro pizze. Fatico a comprendere il meccanismo all'origine dell'attesa, visto che dopo aver ordinato abbiamo visto il personale servire tutti i tavoli (e fin qui tutto regolare, avendo ordinato per ultimi) e dopo di ciò un cameriere è venuto a scusarsi anticipatamente dicendoci che ci sarebbe stato ancora parecchio da attendere ("perché sai le pizzeeeee..." è stata la spiegazione ovviamente non seguita da alcun sconto per il disturbo).
L'attesa e poi la consumazione delle agognate pizze sono quindi trascorse accompagnate dal costante frastuono delle tavolate circostanti, composte per la maggior parte da famiglie con bambini piccoli urlanti (e genitori urlanti ai bambini di non urlare o variamente starnazzanti tra di loro), con una piccola percentuale di "compagnie" di amici adolescenti che al confronto sembravano monaci in preghiera. Essendo difficile anche intrattenere una conversazione coi compagni di tavolo, ho anche colto l'occasione per scaricare un'app che misura i decibel.  Ovviamente le birre sono arrivate subito e si sono rivelate dimenticabili tanto che pur avendole praticamente già terminate all'arrivo delle pizze nessuno ha chiesto il bis.
L'obbiettivo dei gestori è quello, evidente anche dal bizzarro sistema di "turni" di prenotazione, di stipare quanta più gente possibile nelle due non grandi sale (una interna e una specie di dehors che con le sue vetrate amplificava ulteriormente il baccano interno), fornendo praticamente solo grandi tavoli per compagnie numerose da incastrare gomito a gomito in ogni centimetro di spazio.
Tanto di cappello al caseificio annesso e alla mozzarella di produzione propria, per carità. Le pizze si sono rivelate molto buone, di quelle napoletane con la crosta alta e morbida, seppur senza far gridare al miracolo. Buoni anche i cannoli e gli altri dolci.
Alle 21.30 si è puntuale presentata la seconda ondata di avventori, che ovviamente dovevano in parte stazionare in mezzo al ristretto "ingresso" del locale, cioè praticamente sulle nostre spalle, con l'immaginabile "pressione" a liberare il tavolo il prima possibile. Da parte nostra, bevuto un pessimo caffè, abbiamo pagato e tolto il disturbo celermente, con l'implicita promessa, da parte mia, di non tornare mai più. 67 Euro in quattro. Ulteriore particolare antipatico che scopro solo ora è che il foglietto col conto che ci è stato fornito non è una ricevuta fiscale, ma reca anzi la dicitura "Ritirare la Ricevuta ... Grazie ..." (sic).
Il sistema dei turni facilita il parcheggio nelle immediate vicinanze. 

martedì 5 luglio 2011

Ristorante La Corte, Pogliano Milanese

La nostra fidata Guida Critica E Golosa (che ribattezzo in questo istante "Guida Critica E Golosa Che Non Ci Tradisce Mai") qualche sera fa ci ha portati a festeggiare una bella notizia nella ridente (si fa ovviamente per dire) Pogliano Milanese. A pochi metri dalla Statale del Sempione (da qui il "ridente") c'è il Ristorante La Corte.
La "corte" in realtà è un piccolo ma carino cortiletto antistante l'ingresso del locale, occupato interamente da due auto posteggiate. Le possibilità di parcheggio, comunque, in zona non mancano. Il ristorante presenta due sale, di cui una ricavata da una veranda nella "corte" stessa, arredate con pochi oggetti di buon gusto, con ampi tavoli adeguatamente distanziati tra loro per garantire il giusto livello di privacy e comfort. Era venerdì sera (verso le 21, peraltro) ed eravamo tra i pochi avventori presenti.
Mi ha piacevolmente impressionato il servizio, professionale senza essere freddo, cordiale senza essere invadente o chiacchierone.
La cucina offre piatti di pesce, una buona offerta di carni e salumi, e qualche piatto "della tradizione" come il goloso risotto allo zafferano con fondo d'arrosto che è uno di quei piatti che non farà certo nouvelle cuisine ma che quando è fatto bene come in questo caso è un piacere unico per il palato. Abbiamo evitato i secondi, piuttosto impegnativi e ci siamo gustati rispettivamente il fiocco di culatello e il baccalà mantecato, entrambi "che si sciolgono in bocca". Altri piatti particolarmente invoglianti erano la sfoglia con radicchio e cipolla e fonduta, le tagliatelle col ragù d'anatra, i ravioli alle tre carni e la calamarata con pomodorini e sarde. Come spesso capita in queste zone della Lombardia, non si può certo parlare di cucina "tipica", ma non siamo certo qui a fare i puristi e pretendere coerenza filologica persino dai menù dei ristoranti: noi preferiamo un menù un po' eterogeneo ma sincero a certi ristoranti alla moda a base di spume, finto-sushi o altre diavolerie messe lì solo per far scena.
I prezzi sono nella media (cioè, per i miei gusti, sempre un po' troppo alti): siamo sui 10-12 euro per antipasti e primi, un po' di più per i secondi; i dolci sono sugli 8 euro. Il fatto che questi prezzi si possano definire "nella media" è il vero problema - a mio modestissimo parere - della ristorazione italiana e lombarda in particolare: dalle bettole ai ristoranti di valore tutti si sono sintonizzati intorno a queste cifre, provocando un appiattimento del panorama nel quale il circolino che ti fa tre etti di raviolacci unti e salati finisce allo stesso livello (di prezzo) del ristorante che ti fa degustare quattro ravioli di zucca dal sapore delicatissimo.
Alla Corte abbiamo bevuto una mezza bottiglia di Cabernet Sauvignon profumatissimo e un bicchiere di sherry che invece non m'ha molto convinto, ma d'altronde non sono per nulla un esperto in materia. Anche i dolci si sono rivelati molto buoni.
Insomma, la Corte è promossa a pieni voti!