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lunedì 9 giugno 2025

Ristorante Sacro Monte, Orta San Giulio

Una piacevole sorpresa quasi in cima al Sacro Monte, soprattutto grazie alla posizione di questo ristorante, con una bella terrazza sul lago. Abbiamo mangiato fuori, sotto una tettoia che permette di godersi il panorama. Ci sono anche alcuni tavoli più a misura di aperitivo.

Il servizio era un po' distratto e alla buona, ma abbiamo mangiato bene, pasta ripiena, persico, vitello in crosta di pistacchi, tutti piatti senza troppe pretese da gourmet (a parte il prezzo) ma ben fatti. Conferma la buona impressione il salame di cioccolato fatto come si deve, vera cartina di tornasole dell'approccio della cucina.

Purtroppo i prezzi sono un po' troppo alti: 3 euro di coperto, secondi a 19, e salame al cioccolato a 5 euro sono a mio parere troppi per un locale di questo tipo. Grazie al cielo gli altoparlanti con la musica sono diretti verso l'esterno della tettoia: non si sentiva comunque nessun bisogno di una colonna sonora musicale in un posto del genere. Ma purtroppo queste (prezzi alti e musica indesiderata) sono scocciature ormai quasi inevitabili ovunque.

Si posteggia poco più in basso e si fanno cinque minuti a piedi: le signore coi tacchi sono pregate di stare a casa.

domenica 3 giugno 2018

Enoteca Re di Coppe, Orta San Giulio

Una rapida ricerca internet per "aperitivi orta" restituisce la consueta lista interminabile di locali, che però ben presto si riduce a una shortlist di tre-quattro nomi che, un mercoledì sera di metà maggio, si restringe ulteriormente al solo Re di Coppe, coi suoi tavolini sulla via dove gli unici sparuti passanti sono alcuni habituè del locale e i gruppetti di turisti stranieri.
Ci si rifocilla coi taglieri, o la bagna cauda, o gli altri piatti caldi a menù, e ovviamente, essendo un'enoteca, una buona scelta di vini al bicchiere. All'interno, anche la possibilità di acquistare qualche prodotto tipico. Destinazione azzeccata per una serata rilassante da gustarsi decisamente fuori stagione o almeno non nel weekend, per evitare l'assalto delle italiche famigliole urlanti in vacanza.

domenica 6 settembre 2015

Locanda di Orta, Orta San Giulio

Ammaliati da una recensione entusiasta sulla nostra guida dei ristoranti, ci siamo preparati a una seratona nel caratteristico centro di Orta, frequentato, come tutte le località di lago in Italia, da turisti in maggioranza stranieri, visto che gli italiani sono tutti in spiaggia a curare la tintarella e poi si sa che i ciottoli delle viuzze mal si associano ai tacchi alti obbligatori per la passeggiata serale.
La Locanda di Orta ha un "wine bar" al piano terreno e il vero e proprio ristorante al primo piano, oltre ad alcune camere e a un "bistrot" che non ho ben capito dove si trovi. Accidentalmente ci aggiudichiamo il tavolo sul balconcino affacciato sulla piazzetta di via Olina, mentre all'interno rimangono non più di una ventina di coperti.
La visita ci ha lasciato un po' di amaro in bocca, perché (visti i prezzi, soprattutto) alla Locanda di Orta è mancato quel piccolo non so che per potersi veramente dire un locale di classe e di alta cucina. Mi fanno sorridere quei siti di recensioni dove si mettono nello stesso mazzo pizzerie e sushi, trattorie e ristoranti di lusso, assegnando stelline o pallini come se fossero il giudizio definitivo e democratico che tutto contiene: ovviamente, invece, la soddisfazione del cliente dipende dalle aspettative del cliente stesso e dalle "pretese" del locale. Di pretese, la Locanda di Orta ne ha un bel po', purtroppo spesso disattese.
Siamo stati fatti accomodare dalla maitre/sommelier/cassiera (che non si è più vista dopo aver raccolto le ordinazioni del cibo) e serviti da un ragazzo giovanissimo e volenteroso che ci ha descritto per filo e per segno tutti i piatti. Messa in tavola impeccabile. Prima degli antipasti ci è stata servita una serie di amuse bouche stuzzicanti e molto buoni, per poi passare alle nostre ordinazioni: "compressione di calamaro" dove per 20 Euro il malcapitato cefalopode viene sottoposto a ignoti trattamenti dissociativi che lo trasformano in una specie di patè, buono; "crudo di fassone con caviale e salsa di ostriche" dove per 35 (trentacinque) Euro si assapora l'originale e gustoso accostamento su cinque o sei minuscoli assaggi di fassone. Primi: "fagottini" e "gnocchi di ricotta" a 22 Euro ciascuno, tutto molto buono ma meno che indimenticabile. Pane di panificiofamosodicuinonricordoilnome. Dolce: fetta di cheese cake a 15 Euro, come per il "lingotto pralinato", mattone di cioccolata che fa sorprendentemente a pugni con le minute porzioni e i delicati sapori dei piatti che l'hanno preceduto, rimanendo l'unico ricordo gustativo della serata. Al momento del caffè (5 Euro) non appare nessuna carta degli amari e quindi provo a chiedere prima un barolo chinato ("non ce l'abbiamo" - siamo in Piemonte, roba da scomunica) e poi una grappa ("le mando la sommelier", che non appare, per essere sostituita da un "la sommellier consiglia questa"). Bevuto il mezzo bicchierino (6 Euro) di grappa obbligata, ci avviamo alla cassa, buoni ultimi alle 21.30, dove attendiamo per un po' l'arrivo della maitre/sommellier/cassiera di cui sopra e paghiamo i nostri 178,50 Euro, purtroppo immeritati. Niente coperto, per fortuna.
Lasciando da parte le considerazioni più culinarie (porzioni minuscole, presenze "osé" come il suddetto lingotto), quando si fanno pagare certe cifre è necessaria, a mio parere, una maggiore attenzione al cliente, ad esempio assistendolo nella scelta dei vini o portando il conto al tavolo, o anche magari solo con un po' più di calore umano.