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domenica 4 ottobre 2026

Ristorante Cascina Antonietta, Trezzano sul Naviglio

Cascina Antonietta è una di quelle località surreali che si trovano a Milano, angoli di campagna fagocitati dall'asfalto e assediati dal degrado circostante. Il ristorante si raggiunge infilandosi in una stradina disastrata attraverso una manovra delirante che consiste nell'incrociare il flusso di auto uscente dalla tangenziale. Superato il primo impatto con l'area circostante, che sarebbe un set perfetto per un regolamento di conti tra malviventi di un film polizziottesco, si arriva al parcheggio del ristorante, dove comunque si dovranno sfoderare manovre fantasiose per trovare posto all'auto in caso di alta affluenza.

All'interno, il locale è una via di mezzo tra la trattoria "vera" e ruspante e i locali finto-lombardi che purtroppo abbondano in zona. A noi piace la trattoria e quindi speriamo che a Cascina Antonietta continuino col servizio amichevole che abbiamo trovato noi. La cucina è lombarda, con qualche escursione nel pesce. Molto buono il risotto, lista dei vini con buona scelta. Non si fa alta cucina (l'insalata di porcini era un po' insapore) ma si sta bene e tutto sommato si spende ancora il giusto.

Bar Touring, Como

Brevissima segnalazione per il Bar ristorante Touring in piazza Cavour a Como, dove con 15 euro ci si può saziare con un abbondante aperitivo, guardare le facce dei turisti e prepararsi alla serata mondana in centro.

C'è l'autosilo Valduce per parcheggiare non distante, anche se la viabilità di Como a me continua a sembrare un po' demenziale.

Casa Castagna, Mergozzo

Il borgo di Mergozzo è minuscolo e nascosto alla vista dell'eventuale automobilista di passaggio se non fosse per i ristoranti affacciati sulla piazzetta lungolago. Conviene, anzi, è necessario, parcheggiare fuori dal paese e infilarsi nelle viette del borgo invece di seguire la strada principale con le sue auto in coda al semaforo del senso unico alternato. Così spunterete proprio a fianco di Casa Castagna, dove si può mangiare anche nella bella veranda o, se il tempo lo permette, nel dehors in piazza.
Il servizio è cordiale, professionale e non invadente. Potrete ricevere utili consigli sulla scelta dei vini. Essendo stagione, non abbiamo potuto esimerci dal risotto ai porcini (25 euro), ma tutti i piatti del menù ingolosiscono.
Complice la posizione, al riparo dal traffico delle auto, si sta un gran bene.
Coperto/servizio a 4 euro, ma quando sia la cucina che il servizio sono impeccabili, non ci si può lamentare.

 

domenica 27 settembre 2026

Al garghet, Milano

Via Selvanesco è un angolo di campagna assediato dal cemento di Milano. Si esce dalla tangenziale e dopo un paio di svolte ci si ritrova in stradine strette in mezzo ai campi - i palazzi all'orizzonte ci ricordano dove siamo e creano un'atmosfera un po' surreale.

Probabilmente anche grazie al luogo in cui si trova, il Garghet s'è fatto una reputazione, ed è molto gettonato. Si mangia principalmente lombardo in un ambiente rustico-chic che unisce bene le sale tradizionali con i dehors. Si mangia e si beve bene, e il posto potrebbe avere qualche velleità in più se non avesse invece semplicemente optato per massimizzare l'efficienza prezzo-affluenza fino all'eccesso. Mi riferisco non solo all'antipatica abitudine di servire la cena a turni (19.30 e 21.30, anche se poi abbiamo visto arrivare gente a tutte le ore, boh), ma a un'atmosfera in generale da catena di montaggio, iniziata già dalla prenotazione telefonica quando ci viene comunicato - col calore di un impiegato postale - che la costoletta va prenotata a parte: stupisce un po' che col locale pieno una domenica sera il cuoco abbia le bistecche contate, ma ok, faremo senza la costoletta. All'arrivo c'è una piccola squadra di posteggiatori che gestisce il posizionamento delle auto. Una volta entrati si è accolti da una giovane donna seduta a una scrivania fantozzianamente troppo grande (non so perché ma ho immaginato che fosse lei la prenotatrice di costolette) che senza fare troppi complimenti vi assegnerà a un piccolo esercito di giovani camerieri che con l'efficienza e il calore umano di una catena di montaggio sovietica vi assegneranno un tavolo e si occuperanno del servizio.

Il maggiore difetto del Garghet rimane comunque il numero dei tavoli, che a mio parere andrebbe immediatamente dimezzato. Purtroppo in sempre più ristoranti sembra che il posizionamento dei tavoli venga deciso da qualcuno che non è mai andato al ristorante: lo volete capire o no che i tavoli da due persone vanno distanziati di almeno un metro e mezzo l'uno dall'altro? Non vogliamo ascoltare le chiacchiere dei vicini e non vogliamo avere in faccia il culo del cameriere mentre serve il tavolo vicino.

Efficienza milanese alle stelle, calore umano zero.

Coperto a 4 (quattro!) euro, cotoletta a 30, mondeghili a 20, cicoria di contorno a 10. 

sabato 19 settembre 2026

Confine 1913, Luino

Una gita fuori porta ci ha fatto scoprire questo piccolo ristorante a pochi passi dal centro storico e dal lungolago. Arredamento moderno con un piccolo dehors sul marciapiedi, piatti ben cucinati e i consigli giusti per il vino.

Il locale sembra prestarsi più a una pausa pranzo infrasettimanale che a una serata elegante, ma si vede che c'è dell'impegno in cucina e qualche giusta aspirazione "di classe".

Primi piatti sui 10-12 euro.

lunedì 14 settembre 2026

Ristorante Funtanin, Castelletto di Cuggiono

Un'aggiunta benvenuta al panorama culinario della zona, il piccolo ristorante Funtanin (da non confondere con la sua controparte azienda agricola / gelateria / aperitivi al di là del ponte) offre tre piccole sale e proposte gastronomiche ambiziose in un ambiente moderno ma accogliente.

Noi abbiamo provato un "gran tagliere" più informale ma pur sempre goloso. Torneremo per il resto del menù.

Unica nota meno che positiva è stato il servizio, fin troppo... premuroso: come spesso accade i camerieri sono un po' "irruenti" nell'inserirsi tra le chiacchiere dei commensali per presentare i piatti o chiedere se l'acqua è gasata o liscia, eccetera. Ma purtroppo ormai è prassi comune.

Si parcheggia nella via vicina lungo il naviglio, occhio alle strisce blu.


domenica 13 settembre 2026

Ristorante Tarantola, Appiano Gentile

"Immerso nel verde" potrebbe recitare il depliant pubblicitario di questo ristorante, e non è detto che non l'abbia già fatto. Il posto invita a una serata fresca e tranquilla alla faccia del caldo torrido e del casino generalizzato che impera in padania, e fino a certo punto effettivamente mantiene la promessa.

Capiamoci, si mangia un gran bene: il risotto fichi, finferli e quartirolo è eccellente (28 euro), e la cotoletta alla milanese (32) è ben fatta. Il resto non è da meno. Ma, per i miei gusti, qualcosa non va: ed è principalmente il fatto che -come al solito- per questi prezzi (5 euro il coperto, 10 euro un bicchiere di spumante), io mi aspetto tavoli ben distanziati per non doversi sorbire le chiacchiere dei vicini, e un ambiente e servizio impeccabile. Al Tarantola invece -come mi sembra di vedere molto spesso- ci si accontenta di qualcosina appena di meno, forse perché qualcuno si è dimenticato che il ristorante è  prima di tutto accoglienza, calore, professionalità, relax, cura dei clienti, ancora prima che buon cibo o "impiattamenti" come quelli visti in TV.

domenica 6 settembre 2026

La rampolina, Campino di Stresa


Alla Rampolina c'è il posteggiatore che vi fa parcheggiare tra una Porsche e l'altra e poi potete sedervi all'aperto e godervi il panorama, anche se con le estati torride che ci ritroviamo potrebbe essere un problema ritrovarsi seduti al sole. A pranzo, meglio optare per il porticato o l'interno.

I tavoli sono ben distanziati, il che rende piacevole la permanenza nonostante l'alta affluenza. Il servizio è professionale e il cibo di qualità, con attenzione al territorio (agnolotti, lucioperca, bonet, ecc.) e agli ingredienti. I prezzi ovviamente lievitano e si finisce senza fatica sui 100 euro a testa, anche senza esagerare col vino.

Le comptoir libanais, aeroporto Malpensa

Ok, è una catena. Ok, ok... è in aeroporto. Ok, d'accordo, è dopo il controllo passaporti. Però i ristoranti libanesi o mediorentiali buoni in zona sono così rari che bisogna segnalare anche il benemerito Comptoir libanais, coi suoi mezze, l'hummus, il babaganoush, i falafel e tutto il resto, e le belle foto d'epoca alle pareti. Il servizio è sollecito e multilingue come si addice alla location. Non è economico (2,5 euro il servizio), ma chi se ne frega, una volta ogni tanto.

Due posti disparati ma non troppo

A Pontenuovo di Magenta c'è l'Up & Down, erede del Suegiò che ora si è trasferito a Santo Stefano Ticino. Ci si fa di birrazze e hamburger e insomma quel repertorio lì mentre si guardano le partite in TV. Classica birreria/pub all'italiana. Simpatici i nomi degli hamburger ("Governo lardo!"). Parcheggio non facile sullo stradone. Qualche tavolo all'esterno, con vista sul suddetto stradone.

In tema di stradoni, alla periferia di Sesto Calende c'è il Mexology, locale che vorrebbe abbinare cocktail e cibo messicano. L'arredamento di questi posti "messicani" è sempre affascinante, in quanto è evoluto in uno stile tutto suo a base di facce pitturate da dia de los muertos e insegne neon. Cocktail OK, cibo meh, non si spende poco. Complice la location infelice, non invita al ritorno.

Due pizze

A Magenta, vicino allo stadio, c'è L'incontro, dove si fanno buone pizze ma anche vari altri piatti (pesce, eccetera). Prezzi nella media. Il locale è piccolino quindi non aspettatevi chissà che atmosfera. Può diventare un po' rumoroso.

A Castano abbiamo visitato La ruota un lunedì di metà agosto quando gran parte degli avventori era in attesa dell'asporto e la sala semivuota (anzi vuota, visto che siamo arrivati alle 19.30). I tavoli sembrano comunque ben distanziati. Il locale è carino e il servizio gentile. Buone le pizze e il salame di cioccolato.

domenica 12 luglio 2026

Tre cose diverse a Milano

Riguardo il Mathilda Café di Via Cenisio, ci siamo fatti trarre in inganno dalle belle foto viste online. Il "café", pur spazioso, è il classico posto da pausa pranzo milanese, e seppure il menù offra alcune proposte originali, il clima è pur sempre quello del lunch break dei milanesi imbruttiti.

L'Osteria nuovo convento in Via Ricordi è invece una specie di capsula del tempo che ti riporta a un'epoca di perlinato alle pareti e grissini del sacchetto sul tavolo. Sapendosi destreggiare nel menù, si possono scovare le specialità giuste.

Giolina, in Via Bellotti, è una di quelle pizzerie moderne con le loro belle piastrelle bianche dappertutto e le pizze gourmet col cornicione eccetera eccetera eccetera. Tutto buono, eh, però è un format che inizia già ad essere un po' banale.

Con cinquanta euro a Milano

Con 50 euro, a Milano, puoi andare a La jungle de plein in Via Manin e farti un bicchiere di Moet Imperial Rosé insieme al tuo business lunch in un locale molto cool e atteggiarti a businessman internazionale o sciura d'alta classe, come preferisci.

Con 50 euro, a Milano, se è la stagione giusta, puoi andare a fare l'afternoon tea al Park Hyatt, praticamente in Galleria, sentirti un turista internazionale, gustarti il servizio sollecito e professionale, e, tutto sommato, farti una bella mangiata.

Cinquanta euro, a Milano, può capitare che finisci a spenderli anche da Mezé in Via Sottocorno, ristorantino sedicente libanese, che però non soddisfa particolarmente, né per l'arredamento un po' freddo, né per il cibo.

Con 50 euro, a Milano, puoi anche mangiarci in due ai 12 Gatti, pizzeria senza troppe pretese borderline trappola per turisti stranieri (ci siamo limitati a birra+pizza, per poi scappare), che però vi darà il brivido di infilarvi in una porticina e salire in cima alla Galleria Vittorio Emanuele. D'estate dev'essere possibile mangiare all'esterno. A gennaio, no.

Consigli liguri 2026

Magari a qualche vacanziero agostano potranno tornare utili queste segnalazioni dalla nostra perlustrazione primaverile. O magari no, visto che la Liguria d'estate e la Liguria "fuori stagione" sono due pianeti diversi, inclusi bar e ristoranti, i cui proprietari e camerieri a volte passano dal tranquillo mugugno di ottobre-aprile allo sclero più totale dei mesi estivi.

In ogni caso:

Pizzerie e simili.

Come al solito: per la pizza più buona si va al Basilico di Loano. Per una serata tranquilla e il servizio sorridente si va da Gianni a Ceriale. Sempre a Ceriale, anche al Muffoletto si va sul sicuro. Ad Alassio, abbiamo scoperto la pinseria (e altro) Da Dino, anche se quando si riempie diventa un po' caotica.

Meno bene al Fa' Fumme di Albenga (tavoli un po' troppo vicini e servizio un po' sbadato) e al Campione di Loano, dove siamo incappati in una serata musicale che ha reso tutto quanto un po' caotico. Ma 1) c'è a chi piace, e soprattutto 2) il locale durante la bella stagione dovrebbe poter sfruttare un ampio dehors.

Pub e birrerie.

Detto che bisognerebbe coniare un termine ad hoc per ribattezzare quelli che noi appunto definiamo "pub" o "birrerie" ma che solitamente non sono strettamente né l'uno né l'altro, noi rimaniamo fan del Nerea di Ceriale senza se e senza ma. Al Ca' Nova di Loano c'è spazio e c'è il maxischermo - sul cibo ci sono varie cose appetitose ma il menù va "calibrato" meglio, soprattutto su certi prezzi. Sempre a Loano, un po' meno bene da Fede Vineria, dove il servizio sembra aver fatto un passo indietro rispetto alla precedente gestione.

Trattorie e ristorantini.

Sempre top il piatto tris di Sciuscià e Sciurbì in piazza a Toirano, nonostante i prezzi non più popolari.

Prezzo decisamente un po' troppo alto, invece, all'Osteria del tempo stretto di Albenga, che paga purtroppo la location infelice sull'Aurelia. Buon cibo e un locale arredato con gusto che cerca di creare una piccola oasi di tranquillità su quel trafficato stradone, ma 40 euro per il menù a pranzo infrasettimanale sono un po' tantini.

Si sta nello stretto ma si va sul sicuro ai Quattro Canti a Finalborgo: si mangia bene e si spende il giusto. Ad Albenga, la farinata top si mangia Da Puppo, che ora deo gratias accetta anche prenotazioni.

Top of the top

Là dove volano i biglietti da cento euro si trovano:

Il nostro ristorante preferito, ever and ever, super top, il Doc di Borgio Verezzi.

Ai Torchi, a Finalborgo, bello, di classe, gran cibo.

E la nuova scoperta di quest'anno, il Vignamare sulle colline di Andora, dietro Laigueglia, gran classe, gran design, grande vista, grandi prezzi. Da mettere alla prova durante l'alta stagione - ad aprile c'eravamo solo noi. (come disse Ricky Gervais: "my favourite kind of restaurant: the empty one.").

martedì 3 febbraio 2026

Osteria della ripa, Robecco sul Naviglio

Siamo clienti dell'Osteria della ripa da molti anni, e continua ad essere uno dei nostri locali preferiti in zona. 

Nella nostra ultima visita, però, ho notato qualche piccolo passo indietro. Pur continuando a offire piatti di qualità, il menù si è allungato e, oserei dire, banalizzato. La ténpura (sic) di gamberi, il risotto ai carciofi, tutto buono, per carità, ma niente di sorprendente. Il filetto cottura "media" è arrivato con la crosta nera di "gremato", segno che in cucina si fa meno attenzione di una volta. Il servizio è sbrigativo e un po' intrusivo: quando inizieremo a spiegare a questi giovani camerieri che non si interrompono in continuazione i commensali che stanno facendo conversazione? Purtroppo questo è un andazzo diffusissimo. In molti casi i camerieri sono stati istruiti a declamare la descrizione dei piatti, un rito antipaticissimo che zittisce i commensali e fa perdere il filo del discorso: quattro persone che hanno preso quattro piatti diversi si devono sorbire una litania interminabile. E poi, cavolo, quello che abbiamo ordinato l'abbiamo appena letto sul menù! All'Osteria della Ripa, invece, le interruzioni arrivano dall'evidente necessità di ottimizzare i tempi di cucina e di servizio, e chi se ne importa se bisogna interrompere la conversazione a tavola trecento volte: "la volete l'acqua?" "gasata o naturale?" " frigo o ambiente?" "lo volete un antipastino?" "bollicine?" "prosecco o franciacorta?" "porto prima l'antipasto della signora o il primo del signore?" "la focaccina l'abbiamo fatta noi", e poi non ti dicono una parola di consiglio sul vino.

Insomma, l'Osteria della Ripa rimane uno dei ristoranti migliori in zona, complice anche ovviamente la bella posizione sul Naviglio, ma sta diventando un tipo di locale diverso da quello che era alcuni anni fa. Il menù ampliato attirerà sicuramente più famigliole e tavolate di pensionati di bocca buona, e gli incassi probabilmente ne guadagneranno. Peccato, perché di ristoranti di classe in questa zona ce ne sono proprio pochi.

domenica 4 gennaio 2026

Cortile Flora, Milano

A pochi passi da Moscova, quindi in zona incontestabilmente cool, si trova il Cortile Flora, vero e proprio cortiletto milanese camuffato da bar-lounge tropical-chic (dopo mezz'ora in Moscova, uno inizia a parlare così) dove abbiamo provato il brunch domenicale. Mezza delusione, perché al di là del bel locale e del servizio gentile, il cibo è pochino (sia come scelta che come quantità), alle bevande non si fanno refill, e a inizio gennaio, mentre i milanesi si sono spostati in massa sulle piste o al centro commerciale, fa pure freddino.

Insomma: un bel posto da visitare col bel tempo e se non vi scoccia pagare 35 euro per, in pratica, un panino.

sabato 3 gennaio 2026

Ristoranti top Liguria autunno 2025

Siamo tornati dopo molto tempo Ai Torchi di Finalborgo, dove la cucina è sempre squisita e l'atmosfera elegante e rilassante. I prezzi naturalmente lievitano, e si finisce facilmente sugli 80-100 euro a testa, più il vino. Ora i Torchi propone anche un "bistrot" (i Torchietti), dicitura un po' abusata che qui credo serva a suggerire che si mangia bene ma si spende un po' meno: prima o poi lo proveremo. Un po' bizzarra la scelta di separare i due locali con una vetrata, per cui da una delle sale dei Torchi si vedono i Torchietti. Boh. Per fortuna noi eravamo in un angolo appartato.

Un altro ritorno è stato il Rivamare di Borgio Verezzi, proprio sulla spiaggia. Qui si spende la metà dei Torchi e l'eleganza non è richiesta. Si va di classici come la focaccia tipo Recco, il brandacujun, il pescato del giorno e lo sciacchetrà da bere. Naturalmente il locale è più rustico e ci si può ritrovare a fianco di una tavolata con bambini. La cucina però è ben fatta e il locale ben curato. Parcheggiare è un problema.

Come ogni anno passiamo dal Baccarà di Sanremo, dove ci troviamo sempre bene. Il locale è arredato con cura la carta da parati gli dona una personalità particolare. Qui i tagliolini vanno sui 26 euro e i secondi sui 30. A ottobre, quando ci andiamo noi, non è mai affollato, e quindi si sta bene.

Bella scoperta di quest'anno è la Tenuta Colombera a Vadino di Albenga (foto), che gode di una posizione spettacolare: l'edificio d'epoca, ex convento, è circondato dai vigneti e offre la vista della Gallinara. Col bel tempo si può mangiare fuori e a novembre è ancora un gran piacere. Abbiamo inoltre azzeccato una giornata con menù degustazione con vini della tenuta abbinati, che per 40 euro compete senza problemi con ristoranti ben più esosi. Urrà!

Altro ristorante legato al vino è quello della famiglia Ramoino a Sarola di Chiusavecchia (Imperia), dove abbiamo naturalmente bevuto bene con la produzione della tenuta e gustato il "menù Elvira" di classici liguri (40 euro). L'atmosfera è famigliare e il personale molto gentile. Si sta bene all'esterno sotto la pergola; per l'interno, recentemente ristrutturato, sono in arrivo i pannelli fonoassorbenti.

Ultimo ma non tra gli ultimi, il famoso Mse Tutta di Calizzano. Mentre sulla costa si sta in maniche di camicia, a Calizzano c'è la neve e ci si rifugia con piacere nel calore delle salette di questo rinomato ristorante: menù fisso e cucina piemontese-ligure con piatti perlopiù classici preparati da una mano evidentemente artistica. Non si vorrebbe mai interrompere la sequenza degli antipasti, e si farebbe il bis di tutto. Siamo finiti sui 50 euro a testa incluso il vino, tutto perfetto.