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martedì 3 febbraio 2026

Osteria della ripa, Robecco sul Naviglio

Siamo clienti dell'Osteria della ripa da molti anni, e continua ad essere uno dei nostri locali preferiti in zona. 

Nella nostra ultima visita, però, ho notato qualche piccolo passo indietro. Pur continuando a offire piatti di qualità, il menù si è allungato e, oserei dire, banalizzato. La ténpura (sic) di gamberi, il risotto ai carciofi, tutto buono, per carità, ma niente di sorprendente. Il filetto cottura "media" è arrivato con la crosta nera di "gremato", segno che in cucina si fa meno attenzione di una volta. Il servizio è sbrigativo e un po' intrusivo: quando inizieremo a spiegare a questi giovani camerieri che non si interrompono in continuazione i commensali che stanno facendo conversazione? Purtroppo questo è un andazzo diffusissimo. In molti casi i camerieri sono stati istruiti a declamare la descrizione dei piatti, un rito antipaticissimo che zittisce i commensali e fa perdere il filo del discorso: quattro persone che hanno preso quattro piatti diversi si devono sorbire una litania interminabile. E poi, cavolo, quello che abbiamo ordinato l'abbiamo appena letto sul menù! All'Osteria della Ripa, invece, le interruzioni arrivano dall'evidente necessità di ottimizzare i tempi di cucina e di servizio, e chi se ne importa se bisogna interrompere la conversazione a tavola trecento volte: "la volete l'acqua?" "gasata o naturale?" " frigo o ambiente?" "lo volete un antipastino?" "bollicine?" "prosecco o franciacorta?" "porto prima l'antipasto della signora o il primo del signore?" "la focaccina l'abbiamo fatta noi", e poi non ti dicono una parola di consiglio sul vino.

Insomma, l'Osteria della Ripa rimane uno dei ristoranti migliori in zona, complice anche ovviamente la bella posizione sul Naviglio, ma sta diventando un tipo di locale diverso da quello che era alcuni anni fa. Il menù ampliato attirerà sicuramente più famigliole e tavolate di pensionati di bocca buona, e gli incassi probabilmente ne guadagneranno. Peccato, perché di ristoranti di classe in questa zona ce ne sono proprio pochi.

domenica 4 gennaio 2026

Cortile Flora, Milano

A pochi passi da Moscova, quindi in zona incontestabilmente cool, si trova il Cortile Flora, vero e proprio cortiletto milanese camuffato da bar-lounge tropical-chic (dopo mezz'ora in Moscova, uno inizia a parlare così) dove abbiamo provato il brunch domenicale. Mezza delusione, perché al di là del bel locale e del servizio gentile, il cibo è pochino (sia come scelta che come quantità), alle bevande non si fanno refill, e a inizio gennaio, mentre i milanesi si sono spostati in massa sulle piste o al centro commerciale, fa pure freddino.

Insomma: un bel posto da visitare col bel tempo e se non vi scoccia pagare 35 euro per, in pratica, un panino.

sabato 3 gennaio 2026

Ristoranti top Liguria autunno 2025

Siamo tornati dopo molto tempo Ai Torchi di Finalborgo, dove la cucina è sempre squisita e l'atmosfera elegante e rilassante. I prezzi naturalmente lievitano, e si finisce facilmente sugli 80-100 euro a testa, più il vino. Ora i Torchi propone anche un "bistrot" (i Torchietti), dicitura un po' abusata che qui credo serva a suggerire che si mangia bene ma si spende un po' meno: prima o poi lo proveremo. Un po' bizzarra la scelta di separare i due locali con una vetrata, per cui da una delle sale dei Torchi si vedono i Torchietti. Boh. Per fortuna noi eravamo in un angolo appartato.

Un altro ritorno è stato il Rivamare di Borgio Verezzi, proprio sulla spiaggia. Qui si spende la metà dei Torchi e l'eleganza non è richiesta. Si va di classici come la focaccia tipo Recco, il brandacujun, il pescato del giorno e lo sciacchetrà da bere. Naturalmente il locale è più rustico e ci si può ritrovare a fianco di una tavolata con bambini. La cucina però è ben fatta e il locale ben curato. Parcheggiare è un problema.

Come ogni anno passiamo dal Baccarà di Sanremo, dove ci troviamo sempre bene. Il locale è arredato con cura la carta da parati gli dona una personalità particolare. Qui i tagliolini vanno sui 26 euro e i secondi sui 30. A ottobre, quando ci andiamo noi, non è mai affollato, e quindi si sta bene.

Bella scoperta di quest'anno è la Tenuta Colombera a Vadino di Albenga (foto), che gode di una posizione spettacolare: l'edificio d'epoca, ex convento, è circondato dai vigneti e offre la vista della Gallinara. Col bel tempo si può mangiare fuori e a novembre è ancora un gran piacere. Abbiamo inoltre azzeccato una giornata con menù degustazione con vini della tenuta abbinati, che per 40 euro compete senza problemi con ristoranti ben più esosi. Urrà!

Altro ristorante legato al vino è quello della famiglia Ramoino a Sarola di Chiusavecchia (Imperia), dove abbiamo naturalmente bevuto bene con la produzione della tenuta e gustato il "menù Elvira" di classici liguri (40 euro). L'atmosfera è famigliare e il personale molto gentile. Si sta bene all'esterno sotto la pergola; per l'interno, recentemente ristrutturato, sono in arrivo i pannelli fonoassorbenti.

Ultimo ma non tra gli ultimi, il famoso Mse Tutta di Calizzano. Mentre sulla costa si sta in maniche di camicia, a Calizzano c'è la neve e ci si rifugia con piacere nel calore delle salette di questo rinomato ristorante: menù fisso e cucina piemontese-ligure con piatti perlopiù classici preparati da una mano evidentemente artistica. Non si vorrebbe mai interrompere la sequenza degli antipasti, e si farebbe il bis di tutto. Siamo finiti sui 50 euro a testa incluso il vino, tutto perfetto.