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sabato 5 aprile 2014

Trani a gogo

Doppia segnalazione per due posti, entrambi a modo loro così "vecchia Milano".
In quel di Corsico, ai margini del centro storico, vicino a vie dagli improbabili nomi floreali, si trova il Ristorante Primavera, destinazione ruspante per la pausa pranzo. Intorno al palazzo dove si trova il locale non è difficile trovare parcheggio; la sala si trova al primo piano e accoglie una clientela piuttosto stabile: tavolate di impiegati, gruppi di tre o quattro magutt o signori anziani solitari. Tutti quanti alle prese con generose porzioni di pasta al forno, fritto misto, risotti, cotolette, olive ascolane e tutto quanto compone il tipico menù di questi locali, i discendenti di quelle osterie alla buona che oggi non esistono più. Qualcuno ha aperto un ristorante e l'ha chiamato "hostaria" con l'acca davanti, o qualcuno ha aperto una birreria e gli ha dato un nome fintorustico tipo "taverna dei quattro galli", ma intendiamoci: nulla hanno a che fare con le vere osterie. Queste, o sono morte o si sono incrociate con generazioni di cuochi meridionali o cinesi, hanno subito le leggi e i regolamenti "moderni", hanno accolto la nuova clientela della metropoli e hanno imbastardato di conseguenza il menù, trasformandosi, appunto, in posti come il Primavera, dove il servizio è ancora famigliare e alla buona, non si fanno tante smancerie e si annaffia il pranzo in un mezzo litro di vino rosso sfuso o in una bottiglia da 66 di qualche birra rigorosamente non alla moda. L'arredamento è essenziale e modesto, "stile grancasa", alle pareti qualche panorama improbabile o qualche foto a tema calcistico. Non cercate qui il fascino della "vecchia Milano", perché appunto quella vecchia città è morta e sepolta sotto palazzoni anonimi tra Via del Gigli e Via delle Rose. Questo è l'autentico pranzo alla buona, col menù completo approssimativamente fisso intorno ai 9 Euro.
Il tuffo nel passato è garantito invece dalla Osteria Alla Grande, alla fine di Via delle Forze Armate. Già la stessa via è una specie di macchina del tempo, che inizia in quella che oggi è "milano milano" e via via si allontana dal centro e dal metrò, e a un certo punto scarta sulla destra e si tramuta in una stradina nel centro storico di Baggio. L'Osteria Alla Grande è un minuscolo locale con una ventina di coperti gomito a gomito, stracolmo di ogni sorta di paccottiglia d'antan e che trasuda di Milano di una volta ad ogni centimetro, a cominciare dai personaggi dietro il bancone, vegliardi testimoni di quando Baggio non era Milano, e la strada non era invasa dalle auto, e probabilmente, forse, davvero, come ci raccontano le canzoni di Gaber e Jannacci, qualcuno portava la chitarra e si passava la sera scolando barbera. Oggi si continua a mangiare (bene) salsiccia in umido con le verze, cotolette, e "rivisitazioni" varie di pastasciutte non proprio meneghine.
La settimana scorsa siamo capitati all'Osteria Alla Grande mentre un VIP aficionado del locale, Enzo Iacchetti, stava girando, sul posto, uno spot pubblicitario a favore del locale, e ovviamente tutta l'atmosfera gravitava attorno all'ospite d'eccezione. Ed ecco quindi che notiamo le foto alle pareti dove il Iacchetti è onnipresente, il poster delle Brigate Gastronomiche, la campagna Adotta Un Oste, e i vari motti di spirito, ovviamente del più greve, per rimanere in atmosfera. La presenza del VIP in questione ha creato (o forse ha smascherato) una finta atmosfera goliardica che mi ha un po' rovinato l'esperienza, peraltro positiva sotto tutti gli aspetti. Anche qui si paga poco e si mangia bene.
Che siate in vena di nostalgia per la Milano che non c'è più, o che siate di quelli che vanno in brodo di giuggiole quando riconoscono "ah ma quello là è il tizio che ogni tanto c'è in TV con Iacchetti!", l'Osteria Alla Grande fa per voi.

domenica 12 gennaio 2014

Due segnalazioni fuori zona

Il "ristorante tipico campano" 'A Livella si trova a Corsico, in zona "stazione - grattacielo", che per me che non sono del posto vuol dire un angolo non proprio ridente a fianco di una vecchia stazione ferroviaria in disuso. Il locale offre tutto il consueto repertorio di ammennicoli partenopei a base di foto di Totò e Peppino, in una sala ampia in grado di accogliere probabilmente un centinaio di coperti. Oltre alla pizza (anche al metro), la cucina offre piatti ben più interessanti come zuppe di pesce, di verdure o legumi, primi e secondi tipici della cucina del meridione. L'abbiamo visitato in compagnia di due clienti habitué, quindi siamo stati trattati molto bene, comunque il servizio mi è sembrato gentile e professionale. Primi a 10-12 Euro, coperto a 2 Euro; ci siamo trovati bene. Parcheggio un po' difficoltoso nelle vie circostanti.
La Trattoria dei Cacciatori a Brugherio, nonostante il nome "campagnolo", si trova nella super urbanizzata periferia di Milano e, almeno a pranzo, nutre gli impiegati degli uffici delle ditte della zona, che hanno poche alternative se vogliono evitare mcdonald's e cino-sushi. I Cacciatori offrono un menù fisso a 11 Euro in un locale accogliente che anche quando è affollato non si trasforma in una delle bolge infernali in cui tanti impiegati di Milano devono pranzare. I piatti sono caserecci e le porzioni abbondanti: pasta e fagioli, involtini di verze, lasagne, e secondi di carne. Tiramisù e altri dolci fatti in casa, servizio gentile. Parcheggio nelle vie adiacenti. Attenzione all'uscita dal locale, perchè entrambe le volte che ci sono stato ho rischiato di essere "asfaltato" da un pazzo col mercedes che usciva a tutta velocità dal cortile interno.

sabato 18 febbraio 2012

La Cueva, Corsico

In realtà siamo arrivati alla Cueva come seconda scelta dopo aver verificato che il ristorante cubano "El Rincon" a Corsico non esiste più, e chissà da quanto tempo. Convinti di trovare un ristorante messicano ruspante (vedi cosa succede a fare delle assunzioni arbitrarie basandosi sul nome e non leggendo nemmeno una recensione su Internet), abbiamo immediatamente capito che non era così. La Cueva si autodefinisce griglieria e ristorante-lounge andaluso-italiano. Personalmente, penso che i termini "griglieria" e "lounge" non andrebbero mai accostati, ma si sa che sono strano.
Il ristorante si trova sull'alzaia del Naviglio Grande a Corsico in quello che, se non fosse strangolato dal traffico e da alcuni orrendi palazzi anni '60-'70, sarebbe un caratteristico scorcio lombardo: naviglio, ponticello, piazzetta e trattorie, viuzze e cortili.
Il locale è arredato in quel modo ormai tipico da "ristorante spagnolo", un po' ruspante ma anche un po' fighetto: sedie imbottite eleganti, qualche divanetto, bottiglie ben ordinate negli scaffali, stemmi spagnoli dipinti sulle pareti, eccetera.
La cucina offre primi di pesce, secondi di carne alla griglia e pesce, e qualche proposta (non molte, a dir la verità) più "esotica" in tema, evidentemente, "andaluso".
Siamo arrivati affamatissimi e forse per questo l'attesa iniziale ci è sembrata interminabile, essendo Giovedì sera, col locale semivuoto e i due seduti al tavolo a fianco che si ingozzavano con un tagliere di formaggi, una caraffona di sangria e uno spiedone di carne alla griglia. Abbiamo chiesto dei nachos tanto per ingannare l'attesa, ma abbiamo avuto l'impressione che fosse la prima volta che la parola "nachos" venisse pronunciata nel locale. Il menù delle bevande non ci è stato portato, o forse me lo sono perso, quindi non saprei dire.
Abbiamo ordinato dei buonissimi "bolinhos de bacalao" (7 Euro) (polpette, scritte e pronunciate in diversi modi da menù, proprietario e scontrino) e le fajitas di carne (16 Euro): abbiamo provato queste per soddisfare la nostra voglia di messicano, ma nonostante il piatto fosse più che gustoso, si trattava di una interpretazione un po' troppo all'italiana, con la carne di manzo (molto buona a mio parere), una tortilla che somigliava un po' troppo a una crèpe, un ciotolone di riso bollito in bianco insipido e una ciotolina di fagioli in umido; tocco esotico affidato alle fettine di banana dolce servite a mo' di patatine; tocco "ma cosa c'entra?" affidato a un uovo fritto. Non abbiamo ordinato il dessert, ma non mi sembra di aver notato nulla di particolare nel menù. La notte seguente, nonostante le due birrazze gelate (anche troppo), sono stato assetatissimo.
Il proprietario (credo) del locale si occupa di servire in sala e sopperisce con la cordialità a un servizio non impeccabile. Se il locale si riempie, diventa un po' rumoroso. Peccato che la sala sia leggermente al di sotto del livello stradale, impedendo così la vista del naviglio.
69 Euro in due (no dessert, quattro birre) non è proprio economico.
Visto che il locale è carino e particolare, lo consiglierei giusto per cene o pranzi di lavoro infrasettimanali, se non si va particolarmente di fretta. Il parcheggio in zona non è facile: onde evitare di infilarsi nei sensi unici della zona, consiglierei il piccolo parcheggio dall'altro lato del ponte e una passeggiata di duecento metri. Dall'altra parte del naviglio ci sono altri due o tre ristoranti, quindi la scelta non manca.