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domenica 27 settembre 2026

Al garghet, Milano

Via Selvanesco è un angolo di campagna assediato dal cemento di Milano. Si esce dalla tangenziale e dopo un paio di svolte ci si ritrova in stradine strette in mezzo ai campi - i palazzi all'orizzonte ci ricordano dove siamo e creano un'atmosfera un po' surreale.

Probabilmente anche grazie al luogo in cui si trova, il Garghet s'è fatto una reputazione, ed è molto gettonato. Si mangia principalmente lombardo in un ambiente rustico-chic che unisce bene le sale tradizionali con i dehors. Si mangia e si beve bene, e il posto potrebbe avere qualche velleità in più se non avesse invece semplicemente optato per massimizzare l'efficienza prezzo-affluenza fino all'eccesso. Mi riferisco non solo all'antipatica abitudine di servire la cena a turni (19.30 e 21.30, anche se poi abbiamo visto arrivare gente a tutte le ore, boh), ma a un'atmosfera in generale da catena di montaggio, iniziata già dalla prenotazione telefonica quando ci viene comunicato - col calore di un impiegato postale - che la costoletta va prenotata a parte: stupisce un po' che col locale pieno una domenica sera il cuoco abbia le bistecche contate, ma ok, faremo senza la costoletta. All'arrivo c'è una piccola squadra di posteggiatori che gestisce il posizionamento delle auto. Una volta entrati si è accolti da una giovane donna seduta a una scrivania fantozzianamente troppo grande (non so perché ma ho immaginato che fosse lei la prenotatrice di costolette) che senza fare troppi complimenti vi assegnerà a un piccolo esercito di giovani camerieri che con l'efficienza e il calore umano di una catena di montaggio sovietica vi assegneranno un tavolo e si occuperanno del servizio.

Il maggiore difetto del Garghet rimane comunque il numero dei tavoli, che a mio parere andrebbe immediatamente dimezzato. Purtroppo in sempre più ristoranti sembra che il posizionamento dei tavoli venga deciso da qualcuno che non è mai andato al ristorante: lo volete capire o no che i tavoli da due persone vanno distanziati di almeno un metro e mezzo l'uno dall'altro? Non vogliamo ascoltare le chiacchiere dei vicini e non vogliamo avere in faccia il culo del cameriere mentre serve il tavolo vicino.

Efficienza milanese alle stelle, calore umano zero.

Coperto a 4 (quattro!) euro, cotoletta a 30, mondeghili a 20, cicoria di contorno a 10. 

sabato 19 settembre 2026

Confine 1913, Luino

Una gita fuori porta ci ha fatto scoprire questo piccolo ristorante a pochi passi dal centro storico e dal lungolago. Arredamento moderno con un piccolo dehors sul marciapiedi, piatti ben cucinati e i consigli giusti per il vino.

Il locale sembra prestarsi più a una pausa pranzo infrasettimanale che a una serata elegante, ma si vede che c'è dell'impegno in cucina e qualche giusta aspirazione "di classe".

Primi piatti sui 10-12 euro.

lunedì 14 settembre 2026

Ristorante Funtanin, Castelletto di Cuggiono

Un'aggiunta benvenuta al panorama culinario della zona, il piccolo ristorante Funtanin (da non confondere con la sua controparte azienda agricola / gelateria / aperitivi al di là del ponte) offre tre piccole sale e proposte gastronomiche ambiziose in un ambiente moderno ma accogliente.

Noi abbiamo provato un "gran tagliere" più informale ma pur sempre goloso. Torneremo per il resto del menù.

Unica nota meno che positiva è stato il servizio, fin troppo... premuroso: come spesso accade i camerieri sono un po' "irruenti" nell'inserirsi tra le chiacchiere dei commensali per presentare i piatti o chiedere se l'acqua è gasata o liscia, eccetera. Ma purtroppo ormai è prassi comune.

Si parcheggia nella via vicina lungo il naviglio, occhio alle strisce blu.


domenica 13 settembre 2026

Ristorante Tarantola, Appiano Gentile

"Immerso nel verde" potrebbe recitare il depliant pubblicitario di questo ristorante, e non è detto che non l'abbia già fatto. Il posto invita a una serata fresca e tranquilla alla faccia del caldo torrido e del casino generalizzato che impera in padania, e fino a certo punto effettivamente mantiene la promessa.

Capiamoci, si mangia un gran bene: il risotto fichi, finferli e quartirolo è eccellente (28 euro), e la cotoletta alla milanese (32) è ben fatta. Il resto non è da meno. Ma, per i miei gusti, qualcosa non va: ed è principalmente il fatto che -come al solito- per questi prezzi (5 euro il coperto, 10 euro un bicchiere di spumante), io mi aspetto tavoli ben distanziati per non doversi sorbire le chiacchiere dei vicini, e un ambiente e servizio impeccabile. Al Tarantola invece -come mi sembra di vedere molto spesso- ci si accontenta di qualcosina appena di meno, forse perché qualcuno si è dimenticato che il ristorante è  prima di tutto accoglienza, calore, professionalità, relax, cura dei clienti, ancora prima che buon cibo o "impiattamenti" come quelli visti in TV.

domenica 6 settembre 2026

La rampolina, Campino di Stresa


Alla Rampolina c'è il posteggiatore che vi fa parcheggiare tra una Porsche e l'altra e poi potete sedervi all'aperto e godervi il panorama, anche se con le estati torride che ci ritroviamo potrebbe essere un problema ritrovarsi seduti al sole. A pranzo, meglio optare per il porticato o l'interno.

I tavoli sono ben distanziati, il che rende piacevole la permanenza nonostante l'alta affluenza. Il servizio è professionale e il cibo di qualità, con attenzione al territorio (agnolotti, lucioperca, bonet, ecc.) e agli ingredienti. I prezzi ovviamente lievitano e si finisce senza fatica sui 100 euro a testa, anche senza esagerare col vino.

Le comptoir libanais, aeroporto Malpensa

Ok, è una catena. Ok, ok... è in aeroporto. Ok, d'accordo, è dopo il controllo passaporti. Però i ristoranti libanesi o mediorentiali buoni in zona sono così rari che bisogna segnalare anche il benemerito Comptoir libanais, coi suoi mezze, l'hummus, il babaganoush, i falafel e tutto il resto, e le belle foto d'epoca alle pareti. Il servizio è sollecito e multilingue come si addice alla location. Non è economico (2,5 euro il servizio), ma chi se ne frega, una volta ogni tanto.

Due posti disparati ma non troppo

A Pontenuovo di Magenta c'è l'Up & Down, erede del Suegiò che ora si è trasferito a Santo Stefano Ticino. Ci si fa di birrazze e hamburger e insomma quel repertorio lì mentre si guardano le partite in TV. Classica birreria/pub all'italiana. Simpatici i nomi degli hamburger ("Governo lardo!"). Parcheggio non facile sullo stradone. Qualche tavolo all'esterno, con vista sul suddetto stradone.

In tema di stradoni, alla periferia di Sesto Calende c'è il Mexology, locale che vorrebbe abbinare cocktail e cibo messicano. L'arredamento di questi posti "messicani" è sempre affascinante, in quanto è evoluto in uno stile tutto suo a base di facce pitturate da dia de los muertos e insegne neon. Cocktail OK, cibo meh, non si spende poco. Complice la location infelice, non invita al ritorno.

Due pizze

A Magenta, vicino allo stadio, c'è L'incontro, dove si fanno buone pizze ma anche vari altri piatti (pesce, eccetera). Prezzi nella media. Il locale è piccolino quindi non aspettatevi chissà che atmosfera. Può diventare un po' rumoroso.

A Castano abbiamo visitato La ruota un lunedì di metà agosto quando gran parte degli avventori era in attesa dell'asporto e la sala semivuota (anzi vuota, visto che siamo arrivati alle 19.30). I tavoli sembrano comunque ben distanziati. Il locale è carino e il servizio gentile. Buone le pizze e il salame di cioccolato.

domenica 12 luglio 2026

Tre cose diverse a Milano

Riguardo il Mathilda Café di Via Cenisio, ci siamo fatti trarre in inganno dalle belle foto viste online. Il "café", pur spazioso, è il classico posto da pausa pranzo milanese, e seppure il menù offra alcune proposte originali, il clima è pur sempre quello del lunch break dei milanesi imbruttiti.

L'Osteria nuovo convento in Via Ricordi è invece una specie di capsula del tempo che ti riporta a un'epoca di perlinato alle pareti e grissini del sacchetto sul tavolo. Sapendosi destreggiare nel menù, si possono scovare le specialità giuste.

Giolina, in Via Bellotti, è una di quelle pizzerie moderne con le loro belle piastrelle bianche dappertutto e le pizze gourmet col cornicione eccetera eccetera eccetera. Tutto buono, eh, però è un format che inizia già ad essere un po' banale.

Con cinquanta euro a Milano

Con 50 euro, a Milano, puoi andare a La jungle de plein in Via Manin e farti un bicchiere di Moet Imperial Rosé insieme al tuo business lunch in un locale molto cool e atteggiarti a businessman internazionale o sciura d'alta classe, come preferisci.

Con 50 euro, a Milano, se è la stagione giusta, puoi andare a fare l'afternoon tea al Park Hyatt, praticamente in Galleria, sentirti un turista internazionale, gustarti il servizio sollecito e professionale, e, tutto sommato, farti una bella mangiata.

Cinquanta euro, a Milano, può capitare che finisci a spenderli anche da Mezé in Via Sottocorno, ristorantino sedicente libanese, che però non soddisfa particolarmente, né per l'arredamento un po' freddo, né per il cibo.

Con 50 euro, a Milano, puoi anche mangiarci in due ai 12 Gatti, pizzeria senza troppe pretese borderline trappola per turisti stranieri (ci siamo limitati a birra+pizza, per poi scappare), che però vi darà il brivido di infilarvi in una porticina e salire in cima alla Galleria Vittorio Emanuele. D'estate dev'essere possibile mangiare all'esterno. A gennaio, no.