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domenica 12 luglio 2026

Tre cose diverse a Milano

Riguardo il Mathilda Café di Via Cenisio, ci siamo fatti trarre in inganno dalle belle foto viste online. Il "café", pur spazioso, è il classico posto da pausa pranzo milanese, e seppure il menù offra alcune proposte originali, il clima è pur sempre quello del lunch break dei milanesi imbruttiti.

L'Osteria nuovo convento in Via Ricordi è invece una specie di capsula del tempo che ti riporta a un'epoca di perlinato alle pareti e grissini del sacchetto sul tavolo. Sapendosi destreggiare nel menù, si possono scovare le specialità giuste.

Giolina, in Via Bellotti, è una di quelle pizzerie moderne con le loro belle piastrelle bianche dappertutto e le pizze gourmet col cornicione eccetera eccetera eccetera. Tutto buono, eh, però è un format che inizia già ad essere un po' banale.

Con cinquanta euro a Milano

Con 50 euro, a Milano, puoi andare a La jungle de plein in Via Manin e farti un bicchiere di Moet Imperial Rosé insieme al tuo business lunch in un locale molto cool e atteggiarti a businessman internazionale o sciura d'alta classe, come preferisci.

Con 50 euro, a Milano, se è la stagione giusta, puoi andare a fare l'afternoon tea al Park Hyatt, praticamente in Galleria, sentirti un turista internazionale, gustarti il servizio sollecito e professionale, e, tutto sommato, farti una bella mangiata.

Cinquanta euro, a Milano, può capitare che finisci a spenderli anche da Mezé in Via Sottocorno, ristorantino sedicente libanese, che però non soddisfa particolarmente, né per l'arredamento un po' freddo, né per il cibo.

Con 50 euro, a Milano, puoi anche mangiarci in due ai 12 Gatti, pizzeria senza troppe pretese borderline trappola per turisti stranieri (ci siamo limitati a birra+pizza, per poi scappare), che però vi darà il brivido di infilarvi in una porticina e salire in cima alla Galleria Vittorio Emanuele. D'estate dev'essere possibile mangiare all'esterno. A gennaio, no.

Consigli liguri 2026

Magari a qualche vacanziero agostano potranno tornare utili queste segnalazioni dalla nostra perlustrazione primaverile. O magari no, visto che la Liguria d'estate e la Liguria "fuori stagione" sono due pianeti diversi, inclusi bar e ristoranti, i cui proprietari e camerieri a volte passano dal tranquillo mugugno di ottobre-aprile allo sclero più totale dei mesi estivi.

In ogni caso:

Pizzerie e simili.

Come al solito: per la pizza più buona si va al Basilico di Loano. Per una serata tranquilla e il servizio sorridente si va da Gianni a Ceriale. Sempre a Ceriale, anche al Muffoletto si va sul sicuro. Ad Alassio, abbiamo scoperto la pinseria (e altro) Da Dino, anche se quando si riempie diventa un po' caotica.

Meno bene al Fa' Fumme di Albenga (tavoli un po' troppo vicini e servizio un po' sbadato) e al Campione di Loano, dove siamo incappati in una serata musicale che ha reso tutto quanto un po' caotico. Ma 1) c'è a chi piace, e soprattutto 2) il locale durante la bella stagione dovrebbe poter sfruttare un ampio dehors.

Pub e birrerie.

Detto che bisognerebbe coniare un termine ad hoc per ribattezzare quelli che noi appunto definiamo "pub" o "birrerie" ma che solitamente non sono strettamente né l'uno né l'altro, noi rimaniamo fan del Nerea di Ceriale senza se e senza ma. Al Ca' Nova di Loano c'è spazio e c'è il maxischermo - sul cibo ci sono varie cose appetitose ma il menù va "calibrato" meglio, soprattutto su certi prezzi. Sempre a Loano, un po' meno bene da Fede Vineria, dove il servizio sembra aver fatto un passo indietro rispetto alla precedente gestione.

Trattorie e ristorantini.

Sempre top il piatto tris di Sciuscià e Sciurbì in piazza a Toirano, nonostante i prezzi non più popolari.

Prezzo decisamente un po' troppo alto, invece, all'Osteria del tempo stretto di Albenga, che paga purtroppo la location infelice sull'Aurelia. Buon cibo e un locale arredato con gusto che cerca di creare una piccola oasi di tranquillità su quel trafficato stradone, ma 40 euro per il menù a pranzo infrasettimanale sono un po' tantini.

Si sta nello stretto ma si va sul sicuro ai Quattro Canti a Finalborgo: si mangia bene e si spende il giusto. Ad Albenga, la farinata top si mangia Da Puppo, che ora deo gratias accetta anche prenotazioni.

Top of the top

Là dove volano i biglietti da cento euro si trovano:

Il nostro ristorante preferito, ever and ever, super top, il Doc di Borgio Verezzi.

Ai Torchi, a Finalborgo, bello, di classe, gran cibo.

E la nuova scoperta di quest'anno, il Vignamare sulle colline di Andora, dietro Laigueglia, gran classe, gran design, grande vista, grandi prezzi. Da mettere alla prova durante l'alta stagione - ad aprile c'eravamo solo noi. (come disse Ricky Gervais: "my favourite kind of restaurant: the empty one.").