Categorie

abbiategrasso (3) acqui (2) albairate (3) angera (4) aperitivo (3) appiano gentile (1) arese (1) arluno (3) arona (7) ascona (1) asmonte (1) assago (1) baggio (2) bar (1) bareggio (2) basiglio (1) bellinzago (1) bernate (2) bestazzo (1) birra (14) boffalora (3) bollate (2) bonarda (120) brinzio (1) brugherio (1) brunch (8) buonricordo (1) buscate (2) busto arsizio (4) cameri (1) camogli (1) cardano (1) carne (8) carpenzago (1) casale monferrato (1) case nuove (1) casorezzo (2) cassina nuova (1) castano (5) castellanza (1) castellazzo bormida (1) castellazzo di bollate (1) castelletto di cuggiono (5) castelletto ticino (1) casterno (1) cavaria con premezzo (1) celiachia (1) cerano (1) ceriale (1) cerro maggiore (2) champagne (40) cinese (9) cisano (1) cisliano (1) como (2) corbetta (7) cornate (1) corsico (3) cuggiono (10) dulzago (1) farinata (2) formazza (1) furato (1) gabiano (1) gaggiano (1) gallarate (5) galliate (2) gavirate (1) gelato (2) giapponese (1) greco (2) hamburger (6) Hors catégorie (1) indiano (2) intra (3) inveruno (5) kaputt (3) laveno mombello (2) legnano (4) lesa (2) levante (1) libano (4) Liguria (31) live (2) lonate pozzolo (6) luino (1) maddalena (1) magenta (22) malnate (1) malpensa (2) malvaglio (1) marcallo (1) Masone (1) meina (1) melzo (1) mergozzo (2) mesero (1) messicano (1) mex (17) milano (79) milanofiori (1) modena (1) morimondo (2) mxp (1) novara (9) oleggio castello (1) orta (3) ossona (5) ovada (1) pallanza (1) panperduto (1) pero (1) perù (1) pesce (30) piemonte (6) pietra ligure (1) pizza (115) pogliano (3) ponente (26) pontenuovo (2) pontevecchio (3) pregnana milanese (1) ranco (1) rescaldina (1) rho (1) riazzolo (1) robecchetto (4) robecco (6) romano (1) rozzano (2) sacconago (1) sardegna (1) sesto calende (4) settimo milanese (1) siria (1) somma lombardo (5) sozzago (1) stresa (10) sushi (4) svizzera (1) thai (1) tornaco (1) tornavento (6) trecate (1) trentino (2) trezzano (4) turbigo (5) valeggio sul mincio (1) varese (2) vegetariano (2) verbania (5) vietnam (1) vigano (1) vigevano (1) vittuone (4) wannabe (156)

giovedì 23 aprile 2015

Milano caput mundi

Due rapide segnalazioni di posti per così dire "etnici" visitati recentemente.
Il primo è il ristorante cinese Wangjiao all'inizio di Via Padova, a due passi da Piazzale Loreto. La zona pullula di locali delle più svariate etnie, dove la fanno da padrone il Sud America e l'Estremo Oriente. A fianco del Wangjiao c'è un piccolo locale di latinos dove a quanto pare si fanno solo piatti a base di pollo, e appena dopo un altro cinese. Il Wangjiao (che sul bigliettino presenta anche la scritta "The Corner Milano Uno" e altri due indirizzi sul retro) attira l'attenzione per 1) la mancanza degli involtini primavera in menù, 2) la predominanza di cinesi tra gli avventori e 3) lo stile del locale che oserei definire "industrial" in quanto in pratica tutto l'arredamento consiste in un muretto di forati di cemento che divide la sala in due. Ci sono tavolini per tutti i gusti, dalla coppia ai piccoli gruppi, e il solito menù chilometrico che fortunatamente, oltre ai soliti pollo alle mandorle e compagnia, offre anche la possibilità di fare scoperte interessanti. Abbiamo mangiato bene e a sazietà, per il solito prezzo economico anche se non proprio stracciato. Personale gentile, piatti serviti alla rinfusa e un'atmosfera ruspante poco adatta alle due schizzinosone che ci sono sedute poco distante da noi: se vi dà fastidio sedervi vicino a dei cinesi allora forse è meglio se ve ne state a casa. Si sono dimenticati di farci lo scontrino. Consigliato.
E' stata una mezza delusione la visita al Grand Canyon, classico locale tex-mex su Viale Certosa a poca distanza dal Cimitero Maggiore. Arrivato evidentemente un po' in anticipo (le 19) sull'orario di punta, mi sono accomodato sui divanetti esterni senza che nessuno si preoccupasse della mia presenza; arrivato l'amico che stavo aspettando, abbiamo recuperato il cameriere (cuoco? padrone?) e siamo riusciti a farci servire una Corona e un piatto di fajitas per due dal salatissimo prezzo di 20 Euro, considerate le dimensioni della porzione, che definirei senza esitazioni "singola". Oltre ai divanetti, ci sono un paio di tavoli all'esterno sul non ridente Viale Certosa, mentre il "grosso" del locale è formato dall'interno e, evidentemente, dal giardino sul retro che però non abbiamo visionato. Va bene che era mercoledì sera in una zona non propriamente frequentatissima, ma l'accoglienza è stata particolarmente fredda. Credo che prima o poi lo riproverò, prestando attenzione ai prezzi: 5 Euro tondi tondi per la bottiglietta di Corona.

domenica 8 marzo 2015

L'osteria - Pontevecchio di Magenta

Arrivando da Magenta, sulla sinistra appena attraversato il ponte sul Naviglio Grande c'è l'Osteria, con la sua bandiera e il campanello al quale bisogna suonare, perché la porta è chiusa "per tenere fuori i marocchini" o qualcosa del genere. L'ambiente all'interno è caldo e accogliente, con due piccole sale, una adornata da un grande camino che lascia immaginare gli antichi lussi della residenza. Il patron (unica presenza in sala) vi presenterà a voce le scelte disponibili nel menù del periodo, e solitamente cercherà di assegnarvi il vino di sua scelta da un paio di mensole a vista; tutta la spiegazione è condivisa con gli altri clienti, visto che le sale sono minuscole e a meno di sussurrare non c'è granché possibilità di privacy.
Messa così, sembrerebbero solo aspetti negativi, mentre in realtà la serata si è rivelata rilassante e la cucina più che buona. I cannoli (che io avrei definito vol-au-vent) con la cipolla caramellata e il gelato alla pera hanno fatto da gustoso antipasto, che abbiamo fatto seguire da un risotto al "gorgonzola di capra" che metto tra virgolette in quanto ignoro se si tratti di una dicitura ortodossa o meno, e che comunque è stato efficacemente descritto come "non proprio gorgonzola, non proprio formaggio di capra". Non abbiamo provato i secondi (dove, come per i primi, c'era anche una scelta di pesce - una sola, per fortuna, evidentemente per soddisfare i freak che vanno a Magenta per mangiare gli scampi). Per dessert, panna cotta (senza colla di pesce - me lo ricordo perché ci è stato ripetuto cinque volte) e una super porzione di tarte tatin. Caffè e bottiglia di sambuca sul tavolo, che è uno di quei piccoli gesti di calore e, come dire, "fiducia" verso il cliente, che toglie a tutti l'imbarazzo di dare un prezzo a un bicchierino di ammazzacaffè. Se ben ricordo, c'erano tre-quattro scelte per tutte le portate, cosa che mi sembra più che sufficiente e indicazione di cucina "vera" (come anche il ripetuto racconto della triste sorte toccata al terzo dei dessert pianificati per la serata, che purtroppo non è riuscito bene e quindi non è in menù eccetera...).
Tutto sommato, una destinazione da provare di tanto in tanto, soprattutto, a mio parere, nelle fredde e umide sere dell'inverno lombardo, per un assaggio di "territorio" e di cucina ben fatta ma senza troppi fronzoli. Unica nota davvero un po' stonata, a mio parere, è la completa mancanza di un menù su cui poter almeno adocchiare i prezzi: la regolare ricevuta fiscale a fine serata elenca semplicemente "2 menù a 90 Euro totale bevande incluse" (tradotto: 45 Euro a testa); non proprio prezzi proletari (per antipasto, primo, dolce e una bottiglia di vino) e soprattutto nessun dettaglio. Ma noi siamo bauscia e mica stiamo lì a sindacare sui prezzi: custa quel ch'el custa!

sabato 28 febbraio 2015

Credevo Peggio, Cornate d'Adda

Mai nome fu più azzeccato per questa trattoria-pizzeria che abbiamo scovato per caso alla ricerca di una cena pre-concerto al Bloom, un lunedì sera di Febbraio quando abbiamo scoperto che i due ristoranti di Mezzago hanno pensato bene di scegliere lo stesso giorno di chiusura settimanale.
A pochi minuti d'auto, in Via Volta a Cornate c'è il Credevo Peggio, col suo aspetto da circolino di provincia, il logo col bue e il maiale, il bagno in cortile e la dicitura "formaggeria tipica". Noi abbiamo provato solo le pizze, sottili e buone, oltre a uno dei tartufi di Pizzo (Calabro), golose variazioni sul noto tema del tartufo. Il resto del menù è da vera trattoria, col gorgonzola e i formaggi in generale a farla da padrone.
Le pareti della sala, col perlinato d'ordinanza, sono addobbate con arnesi contadini, una bicicletta! e svariati altri aggeggi che conferiscono un'atmosfera rustica e accogliente.
Si parcheggia sulla via. Decisamente consigliato!

Luce, Varese

"Nella splendida cornice di Villa Panza" è l'incipit obbligatorio per la presentazione del ristorante Luce, situato appunto nella dimora del FAI a Varese. Occasione ghiotta per addentrarsi (arrampicarsi?) nelle vie che conducono fino al Piazzale Litta e visitare la mostra di turno ospitata nella villa. Durante la nostra visita, successiva a una breve nevicata, il già non grande parcheggio interno era ridotto a una palude difficilmente praticabile, e la piazzetta antistante costringe a piccole acrobazie per lasciare l'auto, quindi, tempo e tacchi delle signore permettendo, il consiglio è quello di farsi una passeggiata.
Il Luce gode ovviamente dell'eleganza delle sale della villa, "raffreddata" un po' dall'imbiancatura delle pareti e dalla messa in tavola moderna/minimalista. Servizio e cucina d'alta qualità, come si conviene alla location; interpretazioni fantasiose di piatti appetitosi senza sconfinare nell'astruso: "Orto ad arte" è un colorato piatto di verdure, l'"Ovetto Frittocrudo" è una specialità riservata agli amanti dell'uovo, e poi zuppa di porri, piovra arrostita, maialino, pane della casa e una carta dei vini per intenditori dai prezzi non certo proletari. L'acqua viene menzionata in ricevuta come "H2O", tanto per inquadrare l'atmosfera. Porzioni non certo da rimpinzarsi, piuttosto fatte per assaporare col dovuto piacere sapori una volta tanto non esotici ma preparati e presentati con riguardo e classe.
Antipasti intorno ai 15 Euro, Primi e Secondi sui 20. Niente coperto, hurrà! Servizio professionale e cordiale, tavoli spaziosi e ben distanziati, evviva!
Non certo il posto dove capitare per caso, ma consigliato per una bella "gita di classe", non scolastica, ma d'arte e appetito.

sabato 14 febbraio 2015

La Gramola, Turbigo

CHIUSO

La Gramola vuole essere uno dei pochi ristoranti "eleganti" e di buon livello culinario della zona, grazie a un arredamento moderno e curato e una cucina di qualità e ben presentata.
Per i miei gusti, i menù si concentrano un po' troppo sul pesce, anche a causa del fatto che è difficile, in questa zona, definire una cucina "del territorio" e contemporaneamente "di classe". Come detto, tutti i piatti sono ben presentati e offrono anche qualche trovata golosa e originale, come l'utilizzo di liquirizia, menta o acciughe.
Il servizio è gentile e professionale; pane e grissini fatti in casa, anche se ritengo, come sempre, che il coperto (3 Euro) sarebbe da evitare. Una buona varietà di vini, con prezzi nella media. Antipasti e primi intorno ai 15 Euro, secondi sui 20. Menzione particolare anche per i dessert, buoni e originali. E' quindi facile superare i 100 Euro per due persone.
Situato sulla provinciale, in zona non particolarmente amena, il ristorante offre un piccolo percheggio sul retro e qualche posto auto davanti.
Rendere il menù un po' più "tipico" e meno dipendente da astici, rombi e vongole aggiungerebbe "personalità" a questo ristorante, innalzandolo con più decisione dal resto del panorama circostante.
Consigliato per una serata rilassante.

sabato 24 gennaio 2015

Cascina Bullona, Pontevecchio di Magenta

L'agriturismo Bullona si trova nelle campagne del Parco del Ticino, a metà strada tra la frazione di Pontevecchio e il centro LIPU La Fagiana e si raggiunge facilmente seguendo i cartelli e l'unica strada, fino ad arrivare all'ampio parcheggio di fronte alla cascina; nelle sere meno affollate è comunque possibile parcheggiare all'interno, a pochi metri dall'ingresso del ristorante e dall'edificio con le camere. La sala del locale è piccola e accogliente, soprattutto d'inverno con un bel camino sempre acceso; i menù sono fissi e variano ogni poche settimane, proponendo classica cucina lombarda con qualche concessione ai tocchi di fantasia, come la spolverata di cioccolato sul risotto. Il menù da 30 Euro, con due primi e due secondi, è consigliato solo ai mangioni. Dagli abbondanti antipasti al dolce, tutti i piatti sono ben preparati e il servizio è gentile e rapido (almeno durante la nostra visita, quando la sala era semivuota). E' fortemente consigliato prenotare in anticipo, onde evitare di cogliere impreparata la cucina nelle sere meno gettonate.
Un posto consigliato, dove sentire ancora un po' di calore campagnolo, accompagnato da cibo di qualità. Caffè gentilmente offerti e vino "della casa" (le bottiglie sono esposte all'ingresso) a 8 Euro la bottiglia. (A questo proposito, al ristorante c'è solo un personaggio più fastidioso del bambino urlante: il sedicente intenditore di vini che esamina per ore liste di vini chilometriche, fa richieste strampalate ai proprietari e quando gli viene servito il vino, al momento fatidico di agitarlo nel bicchiere per meglio sprigionarne i profumi, lo centrifuga come se lo stesse preparando per un'analisi di CSI Miami: per fortuna alla Bullona queste cose non accadono, ed è per questo che ci piace).
Unico lato negativo è che il ricordo della buona cucina rimarrà attaccato un po' anche ai vostri abiti, visto che l'aerazione del locale (l'abbiamo provato solo d'inverno) evidentemente non è il massimo.

giovedì 1 gennaio 2015

Liguria autunno 2014

Come ogni anno mi appunto i ristoranti e i locali vari che abbiamo provato durante la nostra permanenza in riviera.
A Loano siamo finalmente andati a U Piccin, nel borgo Castello, dove abbiamo potuto finalmente provare, con gran soddisfazione, la pasta fatta in casa. Le viette del borgo, specialmente la sera, forniscono una cornice da cartolina; il locale è piccolo ma non minuscolo, elegante ma non formale, e il servizio alquanto cordiale. Prezzi non popolari ma tutto sommato nella media; ovviamente l'auto va lasciata poco distante. Torneremo.
Per quanto riguarda i locali più piccoli, a Loano ha aperto sul lungomare la gelateria Rivareno, che propone gusti originali e golosi (cioccolato e sale!), finalmente qualcosa di diverso dagli altri millemila gelatai intenti a contendersi la clientela più "tradizionalista". Sempre sul lungomare, l'Olivier's Pub serve gli aperitivi (i soliti cocktail, o vino) al tavolo corredati da un piccolo tagliere di salumi e altri stuzzichini; buono e indicato per osservare la clientela degli habitué (come peraltro in quasi tutti gli altri bar del lungomare). A Pietra, in Via Garibaldi (in piazza, in verità) c'è invece Le Café Des Artistes, un bar molto carino, con libri, fotoritratti e altri ammennicoli alle pareti, che invita al relax e a gustarsi qualcosa in più di un semplice caffè.
Sempre a Pietra, torniamo sempre volentieri alla Pizzeria Mamma Mia, un locale senza pretese in Piazza Martiri della Libertà che però sforza belle pizzone spesse servite su un tagliere. Abbiamo cercato di stare il più possibile alla larga dal bar "figo" che ha aperto dall'altra parte della piazza e spara la sua musica truzza oltre che sugli splendidi clienti anche sui malcapitati passanti. Abbiamo invece finalmente provato l'Osteria Loco, a pochi passi dal Mamma Mia, un locale minuscolo (con tavolini anche all'esterno, ovviamente) con un po' di sapore greco-marinaro e una buona cucina casalinga di mare. Torneremo, sperando nel bel tempo per mangiare fuori, perché non consiglierei l'interno se più di un paio di tavoli fossero occupati. Tutti questi, naturalmente, si raggiungono a piedi, lasciando ad esempio l'auto sul lungomare.
Siamo tornati ovviamente anche alla gastronomia Al Buon Boccone, a Loano a fianco della gelateria menzionata prima: porzioni abbondanti, buona qualità, gestione famigliare e prezzi modici! Sempre a Loano, finiamo relativamente spesso in via Boragine all'Ostaia Marchesi (anche se non abbiamo mai provato gli "assaggi brasiliani" pubblicizzati all'ingresso), perché offre pizze buone e originali in un panorama non particolarmente felice sotto questo punto di vista, oltre a piatti di buona cucina, in un locale "giusto".
Altra destinazione per noi "classica" a Loano è il tex-mex The Ranch, sull'Aurelia, in realtà in territorio di Pietra, in zona Santa Corona. Finalmente tra l'altro abbiamo osservato un "addolcimento" della rigida politica di sistemazione dei clienti ai tavoli e per la prima volta abbiamo potuto evitare uno dei minuscoli tavoli da due.
A proposito di pizze, abbiamo invece scoperto, in "zona poeti" a Loano, Santino, una pizzeria ricavata in un piccolo spazio sotto il livello della carreggiata, con un dehors (se così possiamo definirlo, vista la posizione non felice) di fortuna e il resto del locale decorato a tema giamaicano (va beh, a parte i 45 giri di Caterina Caselli alle pareti). Al forno, l'eponimo Santino, che oltre a impastare, farcire e cuocere, intrattiene i clienti e propaganda le specialità della casa; tovagliette di carta e "coperto" ridotto ai minimi termini seguono il tema "folcloristico" del locale, che, per farla breve, offre quella che finora c'è sembrata la miglior pizza di Loano. Servizio cordiale ma alla buona: lo scontrino non s'è visto. 29 Euro in due, pizze e birre. Non oso immaginare in che razza di bolgia si possa trasformare il locale di Santino in estate.
Esattamente agli antipodi di Santino c'è il solito superlativo (per location e cucina) Doc di Borgio su cui non mi dilungherò ulteriormente: sempre super, da rimanere al tavolo (in veranda!) tutto il giorno.
Su "livelli Doc" si è rivelato il ristorante San Giorgio di Cervo, nelle viette del borgo antico in cima alla collina, con una vista che promette di essere fantastica per i fortunati che pranzano sul balcone, anche se l'elegante locale all'interno non è da meno. Anche qui pescato fresco, buoni vini e servizio (quasi) in guanti bianchi. Quelli del San Giorgio ci vanno però un po' pesanti coi prezzi: 200 Euro tondi tondi in due; da provare, ma non proprio da tornarci tutti i giorni.
Un'altra scoperta, non al livello dei due precedenti, ma pur sempre di tutto rispetto, è stata il Ristorante Beigisela a Finale, in via Colombo, esito della nostra ricerca di un ristorantino elegante in centro. Anche qui si arriva a piedi; il locale non è grande ma spazioso, arredato in stile moderno senza essere troppo freddo, e durante la nostra visita novembrina tutto il servizio era gestito da una sola persona. 
Per concludere, in tema di Finale, abbiamo iniziato a esplorare le pizzerie sul lungomare, concentrandoci sulle adiacenti Betulla e I Sapori. Entrambe buone, la prima situata in un locale più carino, la seconda che scegliamo per la pizza alla crescenza.







domenica 28 dicembre 2014

Mexicali, Milano

In Via Valtellina, dall'altra parte del semaforo rispetto all'Alcatraz, ci sono un ristorante giapponese, una pizzeria "neapolitan" e questa specie di tex-mex, nel quale siamo andati a cercare ristoro una sera d'inverno. Arredato con vetro e metallo, su due piani, il locale offre tavoli per coppie e piccole compagnie; al momento del nostro arrivo, come consueto di buon'ora, il bancone del bar offriva anche il solito allestimento da aperitivo, che non abbiamo però esaminato. Complice anche il locale semivuoto, il servizio è stato cortese e rapido, superando anche la difficile prova della "seconda birra", cioè quel frequentissimo caso per cui si viene serviti rapidissimamente della prima bevanda (che solitamente ci si sgargarozza quasi completamente ancor prima che arrivi il cibo), mentre alla fatidica richiesta di "mi porti un'altra birra, piccola, grazie" tutti i camerieri spariscono inspiegabilmente e la birra arriva solo a pasto finito; come dicevo, qui invece ho potuto annaffiare opportunamente il mio burrito con la seconda birra "Mexicali", prodotta, come recita li menù, "in collaborazione con un famoso birrificio di Milano", o qualcosa del genere.
Burrito (non straunto come in molti posti) a 9 Euro, nachos senza infamia nè lode a 4,50 e, sorpresa delle sorprese, un guacamole fatto come si deve, alla non modica cifra di 6 Euro (un Euro per ogni nacho che lo accompagnava, se ben ricordo). La grande soddisfazione per il guacamole è però "macchiata" da due fatti inspiegabili: uno, l'utilizzo di pomodorini tagliati a metà all'interno del guacamole stesso (invece di pezzi irregolari di pomodoro - sembra una stupidaggine ma quelle mezze sfere rosse lì in mezzo stonavano proprio); e il secondo l'evidente -almeno per me- diversa natura del guacamole da 6 Euro e di quello che accompagnava i burrito: mentre il primo era evidentemente fatto in casa e al momento, il secondo m'è parso "del tubetto". Un mistero degno di una puntata di Voyager.
Aggiungi un Euro e cinquanta per il caffè di qua, un altro Euro e cinquanta per un evitabilissimo coperto di là, e si fa presto a superare i 50 Euro in due.
Parcheggio impossibile a prova di Milanese Imbruttito.

venerdì 26 dicembre 2014

Grill Inn Store, Pogliano

All'interno di uno dei capannoni affacciati sulla Statale del Sempione, proprio a fianco dell'Amozzarella visitato tempo fa, c'è questo ristorante-pizzeria (con birreria inclusa), parte della "catena" Grill In. A dir la verità, la dicitura "ristorante" potrebbe creare aspettative eccessive, e va intesa "all'americana" per indicare la presenza in menù di qualcosa in più delle pizze e hamburger che in realtà mi sembrano il piatto forte del locale; poi ovviamente ognuno è libero di farsi una frittura di pesce o un risotto o i tonnarelli cacio e pepe dove gli pare. Il locale è molto grande, e lo spazio disponibile è stato diviso in diverse "sale" dove ad esempio isolare le pizzate scolastiche più numerose o i clienti della birreria adiacente; c'è vasta scelta di dimensioni di tavoli e le distanze tra di essi sono "umane", anche se data la grandezza del posto, è inevitabile un certo fracasso nei momenti di maggiore affluenza; sotto questo aspetto, la musica trasmessa nel locale non aiuta.
Mi ha fatto sorridere la particolare declinazione del "wait to be seated" ormai usualmente utilizzato anche qua da noi: quello che dovrebbe consistere nell'essere accompagnati al proprio tavolo si è ridotto a camerieri che, dopo avervi indirizzati per alcuni passi, si sbracciano per indicarvi, perentoriamente, il tavolo a voi assegnato. Nel nostro caso, i camerieri sono stati tutti gentilissimi, tranne quello che pareva essere una sorta di caposala, sempre col broncio.
Abbiamo preso due hamburger, sui 10 Euro ciascuno, serviti con patatine fritte ma senza salse. Buoni e digeriti senza colpo ferire. Caffè a 2 Euro, coperto (del tutto ingiustificato - tra l'altro le sedie, anche se carine, sono piuttosto bassucce) anch'esso a 2 Euro. Le pizze che transitavano nei nostri paraggi erano sottili, leggermente bislunghe per servirle sui taglieri.
Nonostante il gemello Birra Inn sia adiacente e apparentemente comunicante, non ho notato alcuna particolare offerta di birre, ma magari ero distratto.
Parcheggio non semplice dopo le 20.30.
Classico esempio di ristorazione all'americana come sempre più se ne vedono dalle nostre parti, fatti per attirare famigliole a frotte; pur essendo nel mezzo di un territorio urbanizzatissimo, i posti come questo (carini, puliti, ordinati, organizzati, ma tutto sommato anonimi, spuntati come funghi in qualche zona industriale) mi risultano sempre un po' troppo in the middle of nowhere e francamente non riesco a trovarli attraenti a sufficienza per mettersi in auto per più di dieci minuti per raggiungerli.

giovedì 18 dicembre 2014

Rossopomodoro, Malpensa

E' certo che fare la "recensione" di una catena di pizzerie in un aeroporto potrebbe sembrare un abisso dal quale è difficile riemergere. Però la cosa un poco di senso ce l'ha, visto che nella zona non abbondano le pizzerie buone, spaziose e luminose come Rossopomodoro; all'interno del Terminal 1 (ovviamente prima dei controlli di sicurezza), nella rinnovata food court al piano rialzato, è possibile godersi il passaggio dei viaggiatori armati di trolley e valigie e le pizze alla napoletana del gustoso menù, che include anche altri piatti e varie "insalatone". Visto un Rossopomodoro, visti tutti, ovviamente. Il cibo è buono e ci sono anche alcune pizze inconsuete o con ingredienti DOP; il servizio è stato cortese e celere, speriamo anche grazie al fatto che il personale deve aver a che fare con una clientela internazionale; l'arredamento è ridotto, visto che il "locale" si trova fondamentalmente in un open space, ma tutto quanto è ordinato e "rustico" il giusto. Evidentemente Rossopomodoro ha deciso di investire sui luoghi di passaggio, visto che ad esempio ha aperto anche alla Stazione Centrale di Milano.
I prezzi non sono proletari: 2 Euro il coperto, pizze intorno ai 10 Euro, sostanziose ma leggere.
Ovviamente il problema più grosso del recarsi a Malpensa è il parcheggio: nei sosta breve al livello delle partenze, mettere in conto 5 Euro per poter mangiare senza fretta.

Edit 30/7/2015: dopo un paio di ulteriori esperienze, abbiamo messo un croce sopra a questo Rossopomodoro. E' praticamente impossibile scoprire l'orario di chiusura, che da qualche parte sul sito sembrerebbe essere le 23, ma abbiamo trovato chiuso alle 22, che mi pare ridicolo per una pizzeria in generale e soprattutto per una in un aeroporto. Recentemente, poi, dopo aver chiesto un calzone senza formaggio (assicurandosi persino di dirlo al pizzaiolo), questo veniva portato comunque col formaggio (errore corretto al volo) ma soprattutto veniva fatta pagare una delirante maggiorazione di 1 Euro per "aggiunta prosciutto". Ci va poco a far contenti i clienti, ma a Rossopomodoro non riescono nemmeno a far quel poco. Adieu.