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sabato 25 maggio 2013

Segnalazioni Milanesi ecc.

Avevo da un po' in serbo alcune segnalazioni veloci di locali visitati a Milano, che ora finalmente elenco qui.
L'Antica Osteria di Via Gluck, visitata ormai diversi mesi fa, gioca tutto o quasi sul fascino legato alla canzone di Celentano, per farvi sospirare che "eh sì là dove c'era l'erba ora c'è una città - e pure brutta". Esaurito il momento nostalgia, rimane via Gluck, via Sammartini a fianco dei binari della Stazione Centrale, il traffico incessante, lo smog, il parcheggio impossibile: insomma il peggio di Milano. Il locale occupa tutta la larghezza dell'isolato, avendo un'apertura su entrambe le vie parallele; all'interno, persino un piccolo cortiletto riadattato a veranda. La sala, un po' buia, non è niente di particolare e la cucina spazia un po' troppo tra piatti di mare e di terra. Coperto a 3 Euro, antipasto a 13, primo a 9, secondo a 19; per nulla economico. Non si mangia male ma non ci  ha certo entusiasmati.
That's Vapore è invece un locale moderno e luminoso in via Buonarroti che, come lascia intuire il nome, propone solo piatti al vapore. E' possibile spiluccare qualcosa sul bancone affacciato sulla vetrina, prendere un piatto da asporto, o accomodarsi in uno dei bei tavoli bianchi peraltro un po' troppo vicini l'un l'altro: in pausa pranzo rischia di diventare molto affollato. I piatti sono molto buoni e il personale è gentile e professionale. Un po' caruccio, ma è difficile aspettarsi altro vista la zona: panzerotto di magro a 9 Euro, tortelli al salmone a 9,50, insalata di gamberetti a 9.
La Milano Bakery si trova sotto il nuovo palazzo della regione Lombardia, dove una volta c'era il bosco di Gioia ("là dove c'era l'erba ora c'è..."). A quanto leggo, il locale ha aperto da non molto e già  destato entusiasmi, ma nel mio caso, complice forse anche una giornata di pioggia e la scarsa clientela, ha abbastanza deluso. La location è di quelle che si amano o si odiano: personalmente non mi piacciono per nulla questi grattacieli circondati da marmo e cemento, con le passeggiate senza un filo d'ombra d'estate e scivolose o allagate quando piove. Il parcheggio non è per nulla agevole, e mi pare incredibile che non siano stati fatti dei silos per i visitatori, o forse mi sono semplicemente sfuggiti, visto il maltempo. Il locale è accogliente, dal soffitto alto, e offre anche una parte soppalcata. Una parete è occupata da un giardino verticale che però mi sembrava abbastanza rinsecchito e sofferente. Il buffet non è molto ampio e se ci fossero stati più dei 6-7 clienti presenti durante la nostra visita in Aprile per il bruch ci sarebbe stato da sgomitare. Tutto molto buono, comunque. Il meccanismo è più o meno il solito, con un piatto da ordinare dal menu (e preparato nella cucina praticamente a vista) e poi il buffet a disposizione. Nota deludente è il fatto che nel prezzo dei piatti ("american breakfast" a 16 Euro, hamburger a 17) è compresa solo una bottiglietta d'acqua (servita peraltro in plastica, una caduta di stile per un locale come questo che sembra volersi "dare un tono"), mentre il caffè americano e la spremuta d'arancia sono da pagare a parte, senza nemmeno avere i refill inclusi caratteristici del brunch propriamente eseguito. Servizio OK ma ancora da "oliare".
Abbiamo provato l'altroieri il Re Fosco Bar in Via San Calimero, un angusto bar trasformato in mini-ristorante grazie anche a qualche tavolino sulla via pedonale. L'ambiente è caldo e ben arredato, con le bottiglie di vino e i prodotti alimentari ben esposti. Il menù è composto da piatti di stagione con ingredienti selezionati e noi ci siamo gustati un saporito minestrone nella coppa di pane, particolarmente adatto a questo maggio sorprendentemente freddo. Una buona lista di vini, il bancone/dispensa/cucina tutto a vista, e una buona lista di dolci, cheesecake compresa. Vista la qualità e la zona centrale, 8 Euro per piatto sono tutto sommato un prezzo accettabile. Consigliato.
Per concludere, due segnalazioni meno culinarie delle precedenti, per due locali dove gustare un po' di musica dal vivo. Il To Tap di via Boni 25 è un piccolo bar birreria dall'arredamento un po' demodé, di quelli dove la clientela di aficionados si riversa fuori dalla porta per chiacchierare e far passare la serata. Non abbiamo provato la cucina, ma una segnalazione va fatta per il calore del locale e il merito di continuare a proporre musica dal vivo anche nelle condizioni meno propizie. Il secondo caso si trova invece a Melzo ed è il Cafè Puccini nella via omonima. Il Puccini è un locale spazioso a pianta quadrata, intelligentemente attrezzato per la musica dal vivo (palco spazioso, mixer strategicamente posizionato sopra la porta d'ingresso), persino con un po' di posti a sedere rialzati al fondo della sala. C'è anche un piccolo dehor. Oltre al repertorio da bar/cocktail/birreria, ci sono anche menù a base di insalate e semplici piatti. Complimenti.

lunedì 1 aprile 2013

Ristorante pizzeria Dell'Angolo, Vittuone

Edit gennaio 2024. Tutto confermato, ovviamente i prezzi sono lievitati. Focaccia con salmone e avocado, molto buona, a 20 euro. Pizza meno che entusiasmante. Il servizio sembra ben preparato, il locale è sempre carino.

Edit gennaio 2019. Il locale ha rifatto il menù, concentrandosi su pizze e focacce e lasciando solo un paio di pagine al resto della cucina. Le pizze ora rendono accettabili i prezzi "gourmet". Il servizio ha bisogno di qualche piccolo miglioramento e i tavoli sono un po' troppo vicini. Per fortuna è stato cassato il menù dei caffè, peccato che non ci sia stata presentata né una lista delle birre né una dei vini. Coperto a 3 Euro

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In una zona non particolarmente affascinante di Vittuone si trova il ristorante-pizzeria Dell'Angolo. Nonostante le spoglie apparenze esterne L'angolo si rivela un bel locale, con uno spazio enoteca all'ingresso e un'ampia sala nella veranda chiusa da vetrate sui tre lati affacciati sul piccolo giardino.
Premesso che il giudizio è in generale positivo, non riesco a trovare una migliore definizione per questo locale di "un ristorante con delle pretese" a cominciare ad esempio dalla presentazione del sito, dove si legge il ristorante è arrivato a "inserirsi tra (sic) i vertici della ristorazione dell'ovest milanese"; ora, sul fatto che l'ovest milanese non sia propriamente la culla dell'alta cucina italiana credo che siamo tutti d'accordo, e quindi inserirsi ai vertici non è impresa impossibile, ma un po' di umiltà, tanto per cominciare, non guasterebbe. Le pretese, come le definisco io, sono la pizza margherita a 10 Euro e le altre a salire, fino a sfiorare i 20; buone, per carità, ma la Speciale che ho assaggiato io aveva dei funghetti e dei carciofini assolutamente anonimi e deludenti a fronte dei 13 Euro di prezzo. Oltre alle pizze sono disponibili anche le focacce (quella con friarielli e salsiccia in particolare era appetitosa), sempre nella stessa fascia di prezzo. Il menù fortunatamente non chilometrico segnala una certa attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità, anche se si possono fare ancora alcuni passi avanti verso i famosi "vertici", come ad esempio decidere se concentrarsi sulla cucina di mare o di terra. Le mie pappardelle con carciofi erano ben fatte, e tutti i piatti in generale sono anche ben presentati. Sono presenti a menù anche alcune birre artigianali. Tra i particolari da migliorare -viste appunto le pretese del locale- ci metterei anche il servizio, che in entrambe le nostre visite (serali) non ci ha nemmeno proposto la carta dei vini; i dolci, sugli 8 Euro, sono fatti in casa e quindi di buona qualità. Coperto a 2,50 giustificato dalle buone focaccine e grissini fatti in casa. La ricevuta fiscale che ho qui davanti, divisa stilosamente in due sezioni, "cucina" e "cantina", elenca nella seconda il "Caffè pura arabica selezione Giamaica caffè" a 2 Euro, che per quanto mi riguarda rappresenta il vertice, per così dire "artistico", dadaista/ermetico della visita: la tazzina viene servita accompagnata da un bigliettino che ne descrive le origini, e che copio qui verbatim, in modo che possiate anche voi ripeterlo come un mantra:
"HAITI KOMET
EXTRA
SUPERIORE
SCELTO A MANO
Haiti Komet.
Da oltre vent'anni se ne parla soltanto.
Nell'oscuro occidente di La Hispaniola, un'arcana ed inconcepibile maniera ottiene, talvolta, da una produzione totale di 430.000 sacchi di Haiti poco più di 200 sacchi di ciò che può essere definito Komet.
E' un caffè naturale perfetto.
Abbiamo smesso di cercare."
Ecco, se posso permettermi un consiglio a quelli dell'Angolo, abbandonerei le arcane ed inconcepibili maniere e mi concentrerei piuttosto nel migliorare quei particolari (cura degli ingredienti, del servizio e della sala: la prima sera il camino aveva qualche problema e ci ha completamente impregnati di fumo) che mancano per arrivare davvero ai vertici.
Parcheggio per strada nelle vicinanze non difficoltoso.

mercoledì 6 febbraio 2013

Celtic house, Magenta

Questo "Irish pub & restaurant" (noto anche come "Guinness House"!) si trova nella non amena periferia di Magenta, tra un capannone e l'altro, dietro all'Obi, vicino all'Iper; ci si arriva ovviamente in auto, lo spazio fuori non manca, e ci si può accomodare nell'ampio locale, che è il classico "pub di massa" all'italiana, cioè una cosa che non ha nulla a che vedere coi piccoli pub originali anglosassoni ma che ad essi si ispira concentrando l'attenzione sull'offerta di birre e appendendo o disegnando alle pareti tutto ciò che possa seppur vagamente sapere di "celtico". Come detto, il locale è ampio, anche se nei fine settimana si trasforma probabilmente in una bolgia, considerando anche che spesso le serate sono allietate (?) dalla cover band di turno (che adesso si chiamano tutte "tribute band"). Consueti tavolacci da pub, servizio cordiale e rapido. A vantarsi di quanto gli ingredienti sono genuini e dei piatti cucinati al momento ci pensa abbondantemente il menù, come a presentare l'assortimento di birre con tanto di birra del mese. La cucina è eclettica a dir poco: carne alla brace e vini rossi, tex-mex, pizza, hamburger, insomma di tutto un po'. Sia il calzone che l'hamburger con senape al miele erano molto buoni. Due birrazze, un caffè e un irish coffee portano il totale a 35 Euro. In mancanza di cover band, la musica era fortunatamente tenuta a basso volume, in modo da essere ascoltabile senza disturbare la conversazione.  Adatto sia per fare due chiacchiere tra amici, che per una serata più intima con la morosa in un angolo della sala, o per i bambini o per una tavolata più numerosa, vista la dimensione del locale.

domenica 3 febbraio 2013

Hostaria al vecchio portico, Arona

Abbiamo visitato questo locale a pranzo un giorno infrasettimanale di fine Gennaio ed eravamo quindi praticamente gli unici avventori oltre a un altro tavolo dove una coppia di amici dei proprietari ha tenuto banco per tutto il tempo con le loro chiacchiere insulse ad alta voce.
Segnalato l'unico particolare sgradito della visita, possiamo passare alle note positive: la cucina è molto buona e in alcuni casi anche originale. A 25 Euro viene proposto un menù con gustosi antipastini, un primo e il dessert. Panini e grissini fatti in casa accompagnano il tutto. La cucina mescola proposte "classiche" come i tajarin con salsiccia di Bra con "mix" più originali come gli spaghetti di Gragnano con pepe, acciughe e Castelmagno, molto ben riusciti. I secondi spaziano dalla carne di vitello al pesce di lago, all'anatra. Molto buona anche la degustazione di dolci che viene presentata col menù. Tutto anche ben presentato.
La lista dei vini è ben fornita, ma al bicchiere viene aperto solo un Barbera.
Il portico si affaccia sulla piazza fronte lago, anche se purtroppo la sala del ristorante offre solo una piccola finestra. Vista la difficoltà di parcheggio nelle vicinanze, il consiglio ovviamente è quello di sfruttare l'occasione e farsi due passi sul lungolago.
69 Euro in due e niente coperto. Il caffè vale 3 Euro ma è accompagnato da ulteriore piccola pasticceria. Consigliato, soprattutto evitando i periodi affollati.
PS: mi sfugge il motivo per cui tanti ristoratori si ostinino a battezzare i propri locali con diciture ridicole come "hostaria" con l'acca e la "a".

martedì 25 dicembre 2012

Annuale reportage dalla Liguria

La nostra trasferta in quel di Loano quest'anno è stata particolarmente ricca dal punto di vista culinario, nel senso che abbiamo decisamente esagerato coi pasti fuori casa, dalla colazione alla cena. Ho qua da due mesi un mazzetto di bigliettini, ricevute e appunti vari.
Per cominciare, una menzione speciale all'albergo Casa Marina che ci ha ospitati, che vista la clientela composta principalmente da pensionati non è certo un covo di gourmet ma dove si può acquistare dal gentilissimo signor Francesco una bottiglia di olio di oliva Arnasca. Segnalazione anche per il bed and breakfast Svegliarsi a Verezzi, altra gestione del "clan" Casa Marina, alle porte del bellissimo borgo di Verezzi, con una splendida vista sul golfo. A Loano il nostro indirizzo preferito per la colazione è il bar Old Fashion sul lungomare, col suo servizio gentile e cordiale e le brioche farcite al momento.



Iniziamo la carrellata tornando per un attimo a Verezzi, sbrigando 
velocemente la pessima non-visita al "luogo di incontro e di ristoro" Torre Antica, ristorantino situato nella panoramica piazzetta, dove abbiamo cercato di accomodarci per pranzo alla tarda ora delle 15 circa del 2 Novembre, quindi non propriamente al clou della stagione: l'unico cameriere, visibilmente in "panic mode" alle prese coi tavoli da sparecchiare, ci ha accolti con uno scorbutico "oh vi avviso che c'è minimo da aspettare tre quarti d'ora" che ci ha fatti scappare a gambe levate verso L'Antica Società Concordia alle porte del borgo, dove vista l'ora non ci hanno accolti col massimo dell'entusiasmo ma almeno ci hanno sfamati con un buon tagliere di formaggi e salumi e i golosi dolcetti al chinotto. Il posto ha il sapore del "circolino" di paese, un'ampia sala interna e un paio di tavolini sul dehors. Sempre a Verezzi abbiamo provato il ristorante Il Cappero, che offre sia una rustica saletta interna che un giardino panoramico che un bar sul terrazzo per farsi l'aperitivo più figo della zona. La vista è fantastica, il servizio gentile e la messa in tavola professionale, il cibo (trenette al pesto, frittura mista, ecc.) buono ma non all'altezza di un ristorante "di lusso" come a mio parere la location pretenderebbe.

"Giù" a Borgio c'è invece l'imbattibile, lussuoso, di gran classe, Doc dove abbiamo gustato il pescato del giorno e, unici clienti della serata, siamo stati trattati da re dallo chef che ci ha intrattenuti fino a oltre mezzanotte con disquisizioni dotte su tutta una carriera intorno al mondo. Il ristorante, col suo elegante giardino, ritaglia un angolo di classe su un incrocio stradale non particolarmente attraente di Borgio, e a quanto ci diceva il proprietario, ha intenzione di espandere il verde anche al terreno attiguo. Hurrà!
Ma torniamo a Loano, dove abbiamo ampliato lo spettro delle ricognizioni. Abbiamo dato una seconda chance alla Pizzeria Bagni Sirena, confermando purtroppo l'impressione dell'anno scorso.  Abbiamo continuato con le visite -sempre soddisfacenti- alla gastronomia Il Buon Boccone sul lungomare, che ora si è dotata di un gazebo col quale proteggere i tavolini nei giorni ventosi. Il servizio è sempre casalingo, e le porzioni sono gustose e abbondanti.
Abbiamo provato il ristorante pizzeria Da Carletto, anch'esso sul lungomare (Corso Roma) ma in posizione leggermente meno felice. Senza infamia e senza lode. In uno dei caruggi si trova la pizzeria Il Portichetto, che è consigliabile se c'è la possibilità di cenare sui tavolini all'aperto, mentre all'interno è un po' troppo angusta. 

Scegliendo il piatto giusto, il ristorante La Piazzetta (in Piazza Vittorio Veneto, appunto) offre un menù di mare a prezzi onesti in un angolo tranquillo del paese (beh, perlomeno in Ottobre). 
L'uva e mezza è un "caffè-lunch-aperitivi-enoteca" che vista la posizione all'inizio del lungomare e l'arredamento elegante potrebbe ambire a offrire, a pranzo, qualcosa di più delle pur gustose piadine e insalatone. Gli ingredienti si sente che sono di buona qualità, il locale è minuscolo ma ci sono alcuni tavolini all'esterno. 
Abbiamo anche provato un paio di volte la pizzeria Da Rino (a fianco del bar Vittorino dove a quanto pare i fighi vanno a fare l'aperitivo al suono di musica tamarra) dove abbiamo gustato una buona pizza senza chiarire completamente il mistero del rapporto tra il locale e quello a fianco (La Buona Luna), col quale condivide il menù e forse parte della cucina, visto il viavai dei camerieri.
Nella ricerca di una buona pizza nelle vicinanze abbiamo trovato la pizzeria "g" (aka "Mamma Mia") a Pietra Ligure in Piazza Martiri della Libertà (sulla sinistra alla fine del caruggio proveniendo da Loano). La pizza, alta e morbida, è servita sui taglieri di legno "al taglio". Il locale è arredato alla buona, ci sono diversi tavoli all'aperto e un'ampia sala interna. 
In quel di Finale Ligure siamo capitati nel "restaurantcafè" aka "ristor bar" Ondina, situato direttamente sulla spiaggia, con una bella terrazza vista mare e un arredamento di qualche pretesa che lo distingue dai baretti e pizzerie nei dintorni. Peccato però trovarsi nel regno del pesce e degli oliveti e doversi mangiare l'insalatona con le acciughe del supermercato e le olive Saclà. I prezzi sono anche altini. In compenso, la cameriera ha due grosse doti che vi rimarranno sicuramente impresse.
Per quanto riguarda i ristoranti di fascia più alta (a parte, ovviamente, il Doc menzionato sopra e locale top di questo giro), abbiamo fatto alcune prove in giro seguendo la nostra guida e qualche consiglio online.
Il ristorante La Vigna di Alassio si trova in frazione Solva, sulle colline affacciato verso sud e promette una vista panoramica che però vi potrete gustare solo di giorno (ovviamente) e se sarete seduti sui tavoli accanto alla vetrata. Sarà che avevo delle aspettative un po' troppo alte, ma complice un menù un po' inaspettato (tartufo?), il tavolo non dei migliori e una sala un po' troppo affollata, la serata non è stata memorabile. Il locale è comunque ben arredato e il servizio professionale. Il parcheggio non è dei più agevoli.
Siamo tornati a Toirano (dove ovviamente è necessario lasciare l'auto alle porte del borgo) per Il Cappello di Guguzza che ci aveva entusiasmato l'anno scorso per scoprire che la gestione è infine cambiata, i vecchi proprietari si sono trasferiti in Moldova, e parte dello staff ha "silenziosamente" rilevato il locale, mantenendo gran parte del menù oltre al nome. Ovviamente non è facile prendere il posto di una gestione come quella precedente, che aveva imposto un marchio così personale al locale: che fare? ricominciare da zero o cercare di sfruttare la buona nomea per attirare i clienti a provare la novità? Come detto, il menù rimane in gran parte ispirato a quello precedente, anche se personalmente, beh, non saprei come dire, non è più la stessa cosa. Buona fortuna al nuovo Cappello di Guguzza!
Sempre a Toirano abbiamo provato quest'anno Al Ravanello Incoronato, ristorante nascosto in un vicolo del borgo medievale. Buona cucina, di mare, di carne e di verdure, senza stranezze o reinterpretazioni fuori luogo, piccole salette, bella messa in tavola e servizio professionale. Prezzi tutto sommato onesti vista la qualità del cibo.

Lascio il posto d'onore al termine della carrellata al fantomatico, famigerato, "nonpizzeria", ineffabile Zia Ines di Loano. L'anno scorso ci era sfuggito: letta la recensione sulla guida, l'avevamo visto aperto, il non-menù anti-frittomisto esposto sulla porta ci aveva incuriositi e poi... chiuso. Chiuso e sempre chiuso. Senza grandi indicazioni sulla possibile riapertura. Quest'anno ritorniamo all'attacco, il menù appeso al muro indica ancora lo speranzoso "se vi scappa di prenotare chiamate..." e poi una lista di numeri di telefono man mano cancellati e sostituiti dal più recente. Sulla porta, un minaccioso "a volte ritornano...". E il locale è sempre chiuso. Finché, verso fine mese, riapre veramente e decidiamo, viste le premesse, di non fidarci dei cellulari e prenotare di persona. Facciamo così la conoscenza del vulcanico chef, che ci racconta che aveva deciso di prendersi qualche giorno di ferie per andare a funghi, giorni che sono diventati due settimane, poi quattro, poi un mese e mezzo, finché ha infine deciso di riaprire. Beato lui. La cena da Zia Ines va fatta completamente sulla fiducia, visto che non c'è menù e si mangia quello che ha deciso la casa e il pescato del giorno (ovviamente si può provare a informarsi al momento della prenotazione). Visto che il locale offre non più di otto-dieci tavoli, il sold-out è garantito e la clientela, composta in parte da aficionados e in parte da "esordienti" come noi, sarà intrattenuta dal proprietario che presenterà i piatti, dirigerà il servizio in sala inscenando qualche scaramuccia col personale in cucina (senza strafare, per carità, grazie al cielo non siamo in uno di quei posti dove il padrone fa il pagliaccio tutto il tempo), e distribuirà le bevande. Oltre al cibo, fresco, leggero e dagli accostamenti non scontati, la serata sarà ravvivata dall'osservazione dai clienti alle prese con l'inusuale padrone di casa, incerti se stare semplicemente al gioco o dargli ulteriore corda; particolarmente gustoso è il personaggio della "sciura appena scesa dallo yacht" convinta che il suo bello l'avrebbe portata in un ristorante di lusso e che passerà tutta la sera con l'espressione di quella che dice "uh ma che carino questo posto e questo signore così folcloristico" ma in realtà è schifata fino al midollo e pensa a quanto sarebbe stato meglio essere andati a Montecarlo come aveva proposto lei.  Unico appunto alla serata è il prezzo non proprio popolare: 50 Euro a testa vino escluso senza poter scegliere cosa mangiare (e nemmeno, più di tanto, cosa bere) è un po' caruccio. Nel nostro caso, dal punto di vista culinario e, come dire, "umano", la serata ci ha soddisfatto e quindi non posso che consigliarvi, sempre che lo troviate aperto, di visitare almeno una volta Zia Ines.

Edit 2015: Zia Ines ha chiuso.

domenica 16 dicembre 2012

Wallaby, Magenta

Sono tornato al Wallaby una sera di fine luglio 2022 e l'impressione non è stata delle migliori. Abbiamo mangiato nel cortiletto sul retro, che purtroppo non ha nulla di accogliente. Sarà che i gusti del giorno d'oggi esigono aromi fruttati dappertutto, ma non è stato semplice trovare una birra che sapesse di birra e non di Fanta. Gli hamburger sono stati deludenti (ci ha fatto sorridere quello da 250g: uno si aspetta un bell'hamburger alto e succoso, e invece si trova due hamburger sottili uno sopra l'altro). 83 euro in tre (quattro birre, tre panini e una coca) lascia un po' l'amaro in bocca.

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Il pub Wallaby si trova a poca distanza dall'ospedale di Magenta. Offre qualche posto auto di fronte all'ingresso ma in caso di affollamento non dovrebbe essere difficile trovare parcheggio nei paraggi, magari facendo due passi per usufruire dei posti davanti all'ospedale, per non disturbare i malcapitati abitanti delle vie adiacenti. Avendo visitato il locale per la prima volta in una serata d'inverno, non ne sarei sicurissimo ma mi pare che ci sia anche un dehors.
Il Wallaby si propone come "pub australiano" con tanto di bandiera sull'insegna ma francamente devo confessare di non aver respirato una gran aria "down under", nonostante i murales e gli addobbi a tema. Detto ciò, si tratta comunque di un buon pub con una buona offerta di birre, un hamburgerone come si deve e il classico repertorio da panini da birreria, sì, quelli col "brié" che la fa da padrone. Non so se mi sono sfuggite, ma a parte i nomi dei panini, non ho visto molte proposte culinarie "australiane". Sul bancone c'erano un po' di stuzzichini a mo' di aperitivo.
C'era la TV che trasmetteva silenziosamente calcio e la radio con gli U2. Ovviamente il locale era semivuoto quindi il servizio è stato sollecito e gentile. Ci sono tre salette non molto ampie e se il locale è pieno sono certo che si tramuti in una bolgia, visto che i tavoli sono abbastanza ravvicinati, ma insomma mi sembra chiaro che non si va al pub per farsi una cenetta a lume di candela. Naturalmente va a gusti e ci sarà chi preferisce i grossi ristoranti-birrerie-pub-pizzeria-irlandese-texmex-equantaghnè che vanno di moda oggi, ma questi sicuramente non trasmettono quel calore umano che invece hanno i piccoli pub come il Wallaby, dove quando entri vieni attentamente esaminato da un paio di habitué che chiacchierano col barista appoggiati al bancone con la loro birra in mano.

PS: mi stavo per dimenticare un piccolo dettaglio un po' antipatico: svuotando il portafoglio, il giorno dopo, mi sono accorto che lo scontrino era da 10 Euro invece di 30.

domenica 2 dicembre 2012

Altre due cosette a Milano

Nella nostra interminabile ricerca di un buon piatto di nachos andiamo a finire relativamente spesso al Dixieland di Piazzale Aquileia o a quello di Corso Sempione, dove i nachos non saranno eccezionali, ma almeno ci sono. Andando solitamente nei locali suddetti nei giorni infrasettimanali o ad orari inconsueti per i ritmi milanesi (tipo essere rimbalzati all'ingresso alle 19 perché il locale apre alle 19.30), possiamo solitamente goderne gli ampi spazi senza alcun disturbo. La cucina è "tex-mex", e qualunque cosa possa voler significare tale dicitura il menù cerca di spiegarvelo con dovizia di particolari. Onion rings, hamburger, piatti di carne, birrazze, insomma tutto il solito repertorio. A confondere le acque del tema "tex-mex" ci pensano l'arredamento, con un'accozzaglia di quadri e foto il cui unico filo conduttore sembra essere quello di rappresentare qualcosa di vagamente attinente agli USA, e la musica di sottofondo: uno sogna di essere a El Paso a gustarsi i suoi nachos mentre una banda di mariachi suona Cielito Lindo, e invece si becca una compilation di soft rock USA anni '80 o peggio ancora qualche tamarrata moderna. Il servizio in Piazzale Aquileia è gelido ai limiti del musone, quello in Corso Sempione sembra un po' meglio. Due euro il coperto, maxi hamburger dai 12 Euro in su. Parcheggio non facile. Non c'entra nulla, ma l'ultima volta che ci siamo stati è partita la stessa canzone di questa scena e sono anche entrati una serie di tipi loschi. "Onion rings". "Best of the state, as far as I'm concerned".


[edit: CHIUSO]
L'altra segnalazione è per Globe, il "restaurant & lounge bar" sopra la Coin di Piazza Cinque Giornate. Nonostante l'atmosfera e i prezzi siano simili a quella del ristorante della Rinascente (anch'esso panoramico, sopra il centro commerciale), qui c'è più sostanza e qualità, con le pagnottelle che abbiamo provato noi (in pratica, degli hamburger fatti con ingredienti buoni e accostamenti originali), i primi invitanti che abbiamo visto passare, e i dessert originali e serviti elegantemente come la mia insalata di arance. Il posto è comprensibilmente molto affollato in pausa pranzo, visti anche i prezzi relativamente economici rispetto alla qualità del cibo e al resto del panorama milanese. Pagnottelle a 9,70 Euro, dessert a 6-7 Euro, niente coperto, servizio più che professionale. Per chi si avventura in zona in auto, il parcheggio della Coin è appena dentro alla Zona C. Al piano -1 della Coin c'è anche Eataly Eat's e il suo bar/ristorantino, purtroppo assolutamente sacrificato in uno spazio angusto; nel negozio ovviamente c'è da lasciarci un capitale.

Cascina Madonnina, Pregnana Milanese

Invogliati da una entusiastica recensione di Raspelli sulla Stampa tempo fa, abbiamo finalmente visitato la Cascina Madonnina, regno dei piatti a base d'oca, situata nei non ridenti dintorni di Pregnana. Se una sera d'inverno non è il massimo per godere della zona (la nebbiosa campagna lombarda purtroppo assediata da autostrade e strade statali ), sicuramente questo è il periodo adatto per gustarsi il menù fisso che viene proposto: tagliere di antipasti (salame, speck d'oca e paté), una gustosa polenta e funghi per accompagnare la carne (filetto? ricordo bene?) d'oca servita sulla pietra rovente per decidere la cottura desiderata, una buona torta fatta in casa e la consueta coda di amari e caffè. Il sito, oltre a presentarci il menù (che peraltro non sono sicurissimo corrispondesse a quanto servitoci, ma potrei sbagliarmi), ci informa che Cascina Madonnina offre anche camere per il pernottamento, un hammam e una grotta di sale per gli amanti del genere.
Il ristorante è accogliente, anche rischia di diventare un po' rumoroso in caso di tavolate; i coperti nella sala dove abbiamo mangiato per fortuna non sono molti: probabilmente c'è dell'altro visto che il locale si offre per matrimoni e ricevimenti. Il parcheggio è assicurato nel cortile antistante; non fatevi scoraggiare dell'odore non proprio paradisiaco delle povere oche che pascolano (pascolano?) a fianco del ristorante: si sente solo all'esterno se l'aria tira nella direzione sbagliata, e comunque serve a illudersi di essere ancora in campagna e non alle porte della città e del suo smog.
Unico lato negativo è stato l'odore di cucina che ci siamo portati a casa attaccato a tutti i vestiti, probabilmente dovuto alla posizione del nostro tavolo, proprio davanti alla porta di uscita delle portate.
Ventinove euro il conto, con l'amaro gentilmente offerto. Solerte e simpatico il servizio.
Non saremo entusiasti come Raspelli, ma la cucina è genuina e se vi piace l'oca o volete provare una "full immersion" nei piatti a base della sua carne, la Cascina Madonnina è sicuramente consigliata.

domenica 18 novembre 2012

Due cose a Milano veloci

Giusto due cose veloci veloci, che ho esplorato insieme a colleghi.
La prima è El Barbapedana in zona Porta Genova, una trattoria-ristorante dall'atmosfera d'altri tempi, trovata grazie alla segnalazione sulla guida di Massobrio, quindi garanzia di qualità. Il locale è più o meno tutto raffigurato nella foto che si vede sull'homepage del sito, con una manciata di tavoli a cui accomodarsi stretti stretti e gustarsi qualche buon piatto della cucina tradizionale preparato come si deve, acquistare il libretto con la storia del Barbapedana esposto negli scaffali del perlinato o qualcuna delle marmellate e salse in bella mostra a fianco del registratore di cassa. Quasi più del cibo, molto buono, il clou della serata è stato l'osservare la clientela variegata, dalla tavolata italo-cinese intenta in non so quale contrattazione (o almeno io così me li sono immaginati) all'ometto coi baffetti in impermeabile e quotidiano sotto il braccio che si è presentato alle 22.30 e dopo aver ispezionato per alcuni istanti il locale ha chiesto sottovoce alla cameriera se poteva accomodarsi e quindi s'è gustato una tranquilla cena con lettura del Corriere. Il parcheggio in zona è ovviamente proibitivo, quindi il consiglio è quello di sganciare qualche euro extra e andare al posteggio a fianco della stazione; da lì sono cinque minuti a piedi. Dimenticavo: prezzi accessibili e rapporto qualità-prezzo molto alto: consigliato!
Di segno completamente opposto è stata la visita a pranzo alla trattoria-pizzeria Zione a Milano Fiori, che tutti indicano come "Assago" ma che in realtà è in comune di Rozzano. Il locale si trova in Strada 6, Palazzo P1, che poi vorrebbe dire che arrivando da Rozzano è sulla destra subito dopo la rotonda. Lo Zione è aperto anche la sera ("fino a tarda ora" dice il bigliettino) e fa anche pizze da asporto. Le pizze non sono male e il forno è a legna, ma come prevedibile, a causa della carenza di locali per soddisfare le migliaia di impiegati della zona, a pranzo il locale si trasforma in una bolgia dantesca dove si fatica a conquistare un posto a sedere, il servizio è in difficoltà e si passa il pasto a dare schienate a quello seduto nel tavolo a fianco. E' possibile che alla sera la situazione si normalizzi e sia persino possibile trovare un posto dove lasciare l'auto, altra impresa impossibile a pranzo. In due parole, il solito incubo di tutti i locali di Milano Fiori (che peraltro di fiori proprio non ce n'è).

Edit: lo "Zione" è ora (2014) diventato "I Capatosta", ma la sostanza non mi sembra cambiata di molto, almeno in pausa pranzo.

domenica 14 ottobre 2012

Una pizza in compagnia, una pizza da solo

Ho qui da un po' tre veloci segnalazioni "pizzaiole", nel senso che non c'è molto da dire riguardo a questi locali se non che offrono una buona pizza e non li abbiamo mai sfruttati per altre cose.
Da Marita, Abbiategrasso
Dubito che nel fine settimana riuscirete a trovare parcheggio vicino a questa pizzeria in Via Magenta ad Abbiategrasso, e direi che anche le dimensioni del locale consigliano una visita infrasettimanale. Come pare debba fare ogni pizzeria "napoletana" che si rispetti, le pareti sono tappezzate di foto di Totò e Peppino oltre al consueto assortimento di Vesuvi, Golfi, Pulcinelli, eccetera. Quando l'abbiamo provata dietro suggerimento di amici, la clientela era composta prevalentemente da giovinastri abbastanza truzzi. Non si sta certo larghi ma la pizza è buona, coi bordi alti e soffici. Prezzi nella media e offerta di birre "artigianali" (che, ormai, tradotto vuol dire "di una marca che non conoscevate"). Consigliata la prenotazione se siete più di due persone.
La Padellaccia, Bareggio
Qui invece il parcheggio non manca, nella splendida cornice della "Via Novara" tra una rotonda e l'altra. La Padellaccia (ex "Er Grillo") è un ampio ristorante pizzeria dove si può trovare il consueto assortimento di spaghetti allo scoglio, carne, pesci eccetera oltre alle pizze. La particolarità in questo caso è che la pizza è di dimensioni più che generose con proporzionale abbondanza di farciture: consigliato ai mangioni da competizione. I tavoli sono numerosi e abbastanza distanziati ma il locale diventa ugualmente affollato e un po' rumoroso, con le prevedibili conseguenze sui tempi di servizio.
Grand'Italia, Milano (edit: chiuso)
Si presenta come pizzeria-birreria questo locale su Corso Garibaldi, dall'ingresso "da bar" col bancone e tre piccole salette dopo di esso. Nella bella stagione ci sono anche alcuni tavolini all'esterno sull'ampio marciapiede che permette di godersi la zona senza venir stirati da un SUV di passaggio. C'è una buona offerta di pizze, insalatone e altri piatti. Il locale è ben arredato in maniera "rustica" ma non troppo, con i bei tavolini ricoperti da mosaico, le sedie e i bicchieri da "osteria di una volta" o "come quelli di mia nonna" a seconda delle vostre consuete frequentazioni. Ovviamente, evitate l'auto, usate i mezzi pubblici, e fatevi due passi in zona.