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sabato 21 luglio 2012

Il Sole, Ranco

[edit 2026: sempre top]

Il Sole di Ranco è uno di quei super ristoranti che basta prendere una guida a caso per avere tutti i dettagli del caso, quindi non mi dilungherò troppo in questa sede a proposito dell'alta cucina che troverete in questo locale affacciato sul Lago Maggiore, pochi chilometri dopo Angera: gomitolo di salmone, carpaccio di scampi, spume, creme, dolci golosi e vini da intenditori... Il menù degustazione a 100 Euro ovviamente non è per tutte le tasche, ma la soddisfazione è massima, sia per qualità che per quantità!
Arrivando da Angera, basta proseguire verso Nord e si viene accolti dall'insegna del ristorante, che è anche relais di gran lusso, testimone la clientela: l'apparenza impettita dell'italiano danaroso che vuol fare l'aristocratico, o la famiglia di tedeschi (olandesi?), unici a potersi permettere economicamente due-tre bambini a una tavola di questo calibro (per non parlare del fatto che ovviamente nessuna famiglia italiana riuscirebbe a tenere tranquilli i mocciosi per la durata dell'intera cena).
Dal posteggio si sale a piedi alla veranda attraverso il bel giardino della tenuta, un percorso un po' ripido che le signore più chic vorranno evitare per non mettere a dura prova i tacchi a spillo. Giunti in cima, intravediamo un paio d'auto posteggiate, segno che evidentemente esiste anche un ingresso superiore per i più pigri. A quanto dice il sito, si può anche arrivare direttamente in barca o in elicottero. I tavoli e il servizio sono di alto livello, come ci si aspetta in una location del genere; la vista sul lago è ampia e rilassante; le sale interne -che non abbiamo visitato- leggo altrove essere d'alta classe. I camerieri fortunatamente non sono imbronciati come a volte accade nei ristoranti "da ricchi", ma gentili e cordiali. Credo fossero le 23 passate quando sono entrato per chiedere il conto, dopo aver atteso un po' al tavolo: non so se sono io ad essere poco esperto del galateo o se comprensibilmente il personale iniziasse ad avere un piccolo calo d'attenzione.
Cinque stelle.

domenica 8 luglio 2012

Il Circolo, Robecchetto con Induno

Nella continua esplorazione dei locali della zona, un Mercoledì sera abbiamo deciso di visitare il bar-pizzeria-trattoria "Circolo" di Robecchetto, ex pizzeria "Cima". Rispetto alla precedente gestione, il locale è stato risistemato e appare più ampio e luminoso. Le pizze non sono malaccio e agli altri pochi avventori venivano serviti spaghetti alle vongole e carne alla griglia. Dietro il locale, che si trova a pochi passi dalla chiesa, ci sono alcuni posti auto.
Il "fascino" del posto, se così si può dire, non sta certamente nel perlinato alle pareti o nelle macchinette del videopoker, ma nella "fauna da circolo" che si aggira per il locale, che non sfigurerebbe in un capitolo di "Bar Sport" di Benni.
Il posto non è disprezzabile, i tavoli sono ben distanziati e il personale è gentile. Tra i dolci c'è anche il bunet.

domenica 24 giugno 2012

La Playa, Galliate

Vagando alla ricerca di una pizzeria un martedì sera verso le 19, oltrepassati diversi paesi che definire "centri abitati" sarebbe un affronto alla parola "abitati", abbiamo infine attraversato il ponte sul Ticino di Turbigo per avventurarci sulla sponda piemontese. Appena al di là del ponte, su entrambi i lati, si trovano alcuni campeggi-ristorante. Abbiamo scelto La Playa giusto perché lì finiva la strada.
Il locale è ben arredato, con i tavoli apparentemente ben distanziati ("apparentemente" perché era semideserto, quindi il giudizio potrebbe essere falsato): a giudicare dalle scelte del resto della poca clientela il posto è uno di quelli dove si va a farsi piattoni di cozze o pesce alla griglia. Il menù è ampio, ma noi abbiamo optato per le pizze, buone e non particolarmente economiche.
La sala dà sulla piscina del campeggio, che non abbiamo esplorato. A giudicare dalle foto all'ingresso, oltre all'area campeggio ci sono anche alcuni mini-bungalow molto carini.
La location evidentemente dev'essere considerata abbastanza glamour, vista la birra media a 4,50 e il coperto a 1,60.
Da riprovare, ma culinariamente parlando sembra promettere bene.

Ipanema 2, Magenta e Ipanema, Cuggiono

Abbiamo provato per la prima volta due sere fa l'Ipanema 2 a Magenta, pizzeria "spin-off" dell'Ipanema di Cuggiono. Il locale si trova in una via non lontano dal centro e quando siamo arrivati noi -forse era un po' presto, però- le possibilità di parcheggio non mancavano.
Abbiamo preso semplicemente due pizze, che ci sono sembrate buone: una pugliese e una raggio di sole con grana, asparagi e uovo (6,20 Euro). Il locale non è grande e ha una piccola veranda con i tavoli piuttosto ravvicinati: se siete in coppia di dovrete probabilmente accomodare gomito a gomito con un altro tavolo da due, con la conseguente "interferenza" nelle rispettive chiacchiere.
Il personale è gentile; peccato per il coperto a 1,50 Euro: è sempre una tassa sgradita, soprattutto poi nel nostro caso, dove non avevamo nemmeno due grissini sul tavolo. Birra media a 3,50, panache a 4 Euro.
In definitiva, per una pizzata senza pretese artistiche va benissimo, soprattutto se in gruppo. 

Una nota al volo sull'Ipanema di Cuggiono, dove non siamo stati a mangiare recentemente ma prendiamo ogni tanto la pizza d'asporto. Buone e veloci le pizze, e una menzione speciale per l'abbondante porzione di spaghetti allo scoglio (provati sempre d'asporto). L'ingresso un po' angusto dove si attendono le pizze d'asporto tende a puzzare un po' troppo di cucina, anche se la situazione è migliorata rispetto ad alcuni anni fa. Una nota particolare di merito va al fatto che è l'unica pizzeria ad aver applicato una corretta conversione dei prezzi dalla Lira all'Euro e ad aver mantenuto i prezzi stabili per parecchio tempo, al contrario dell 99% dei pizzaioli che ai tempi trasformò allegramente una margherita da 4000 Lire in una da 4 Euro.
Contrariamente a quanto comunque continuano a fare certi "piloti", è sconsigliato parcheggiare di fronte al locale (in curva), mentre con una passeggiata di 200 metri si posteggia agevolmente nelle vie circostanti.

martedì 15 maggio 2012

Circolo S.Eugenio, Tornavento

[Aggiornamento 2022]: nel corso degli anni il circolo è diventato gettonatissimo, e ultimamente ha iniziato a prendere prenotazioni, il che ha reso ancora più difficile aggiudicarsi un tavolo all'ultimo minuto. Purtroppo per prenotare bisogna telefonare e avere tanta pazienza. Il menù non è mai cambiato. All'interno, l'insulsa musicaccia trasmessa mal si abbina a taglieri e birrazze. Ormai un classico caso di posto dove non ci va più nessuno perché è troppo affollato.

Questo bar-ristorante di Tornavento (frazione di Lonate Pozzolo) vale una visita anche solo per farsi un aperitivo in questa fantastica piazzetta affacciata sulla valle del Ticino, dove lo sguardo può spaziare finalmente per chilometri, con tanti alberi e poco più all'orizzonte.
Il Circolo, che francamente non ricordo nemmeno se abbia un nome "ufficioso" diverso da quello un po' demodè presente sullo scontrino, è l'unico locale sulla Piazza Parravicino, e si raggiunge attraverso una cinquantina di metri di via pedonale dopo aver lasciato l'eventuale auto alle porte del piccolo centro di Tornavento.
L'interno è quello classico di un bar, lungo e stretto con alcuni tavoli, mentre all'esterno è possibile mangiare sui tavolini di plastica all'ombra degli alberi. A pranzo il menù prevede una buona scelta di primi e secondi e qualche variazione "teutonica" come lo stinco o una scelta di birre artigianali. Per la cena, non saprei. Ovviamente non aspettatevi nulla più di un gentile servizio "da bar", ma non ci siamo mai trovati male. In estate, preparatevi a fare un po' di coda prima di poter trovare un tavolo libero all'esterno.
I prezzi non sono proprio popolari (6,5 Euro per una cotoletta) ma almeno non si paga il coperto e le porzioni sono oneste. E comunque, qui si viene per la location, non certo per la nouvelle cuisine.
Un posto da preservare e sostenere anche solo per fare un dispetto ai pazzi che vorrebbero radere al suolo Tornavento per far posto a una pista di Malpensa.

sabato 17 marzo 2012

Il vecchio arco, Rescaldina

Questo ristorante-pizzeria si trova in via Roma a Rescaldina, appena al di là (o al di qua, a seconda di come la si vede) dell'Autostrada dei laghi, facilmente raggiungibile dalla strada provinciale. Davanti al locale o nelle vie adiacenti c'è buona probabilità di trovare un posto per parcheggiare. La location è abbastanza anonima, nonostante la presenza, in effetti, del vecchio arco all'ingresso della via.
Il locale è ampio, adatto per gruppi piccoli e grandi. Televisioni a tutte le pareti, fortunatamente col volume a zero. Oltre alle pizze, che non abbiamo provato, ci sono molti piatti a base di pesce e un menù consigliato dallo chef dal quale abbiamo provato la "Crema gamberi e porcini", buona. Buoni anche il misto gratinato, gli spaghetti alle vongole e le aragostelle. Il fritto misto viene proposto in versione normale e "speciale" con le verdure in pastella: peccato fosse un po' troppo unto, sarebbe bastato asciugarlo più accuratamente con un po' di scottex. Un piatto di penne serviteci semi-crude ci è stato abbuonato dal conto senza peraltro essercene lamentati. Dolci fatti in casa.
Il Vecchio Arco è un locale dove poter provare qualche piatto interessante invece delle solite cose "da pizzeria": è evidente lo sforzo di proporre una buona cucina, peccato solo per i piccoli passi falsi di cui sopra. Tutto sommato consigliato, se siete in zona.
Prezzi non particolarmente economici ma nella norma, soprattutto considerando che le porzioni sono decisamente abbondanti; peccato per i 2 Euro di coperto a testa.

martedì 28 febbraio 2012

Unico, Milano

Edit: il ristorante ha chiuso per storiacce di mafia.

Domenica scorsa, invogliati dalla giornata limpidissima e da un premio aziendale da consumare in un locale "costoso", siamo stati al brunch di questo spettacolare ristorante all'ultimo piano del grattacielo WJC a Milano. Sì, perché adesso a Milano ci sono i grattacieli, e ne sono spuntati pure un bel po', e ovviamente gli si dà nomi anglosassoni, per sentirsi ancora più fighi. Potrei dilungarmi a proposito della colata di cemento che ha recentemente ulteriormente aggredito Milano (come se ce ne fosse ancora bisogno), sugli orrendi palazzoni (tipo quelli della Vittoria Assicurazioni costruiti su parte del terreno della vecchia Fiera), su quella ridicola copia del Burj Khalifa che spunta in zona Garibaldi, sullo sciagurato nuovo palazzo della Regione, sui milioni di metri cubi di uffici sfitti a cui questa valanga di palazzoni s'è andata ad aggiungere, ma non lo farò.
Il ristorante Unico si trova al ventesimo piano di questo grattacielo situato dietro il centro commerciale Portello, ed è un edificio in stile Sheikh Zayed Road circondato per ora principalmente da lavori in corso, macerie, scavi, recinzioni sgangherate e vie desolate senza l'ombra di un'aiuola o un albero. All'ingresso del palazzone, una scalinata vi porterà a una piazza coperta per ora adornata in gran parte da vetrine vuote, nella quale in un angolo troverete il citofono del ristorante che vi permetterà di passare i tornelli per accedere agli ascensori panoramici.
La vista dal ristorante, aperto su tre lati, è naturalmente fantastica: lo stadio, l'ippodromo, i suddetti palazzoni orrendi, la Torre Velasca, perfino una fettina di Duomo e le montagne verso Bergamo. Peccato che ci sia solo un piccolo terrazzino per godersi lo spettacolo all'aperto. Da ogni tavolo, comunque, si gode della vista.
Altra originalità del locale è la cucina a vista, nella quale è possibile addirittura aggirarsi durante il brunch, visto che i piatti sono serviti praticamente sui fornelli.
La cucina è di alto livello e i brunch domenicali ("brunch", in questo caso, significa semplicemente "a buffet") sono organizzati a tema: domenica scorsa toccava alla Toscana e all'uscita ci è stata consegnata la lunga lista delle prossime giornate. Una serie di antipasti da leccarsi i baffi, dai salumi al pesce alle verdure in pastella. Primi e secondi dalle seppioline all'arrosto al risotto. Dolci in abbondanza dal tiramisù alla zuppa inglese alle brioche allo strudel. Tutto molto buono e da assaggiare guidati dagli stessi cuochi che l'hanno appena preparato.
La carta dei vini non è di quelle enciclopediche (cosa che peraltro apprezzo: odio ricevere quei tomi con centinaia di etichette) ma offre scelte per tutti i gusti da tutte le regioni italiane e comprende anche diversi champagne e alcune birre artigianali.
Unico lato negativo è che il locale tende a diventare rumoroso e un po' caotico, a causa del viavai dal buffet e dei tavoli in certi casi un po' troppo ravvicinati. Avendo prenotato per le 12.30 (che scopriamo essere l'orario di apertura della cucina), ci siamo riusciti a godere un'oretta di tranquillità. Il brunch domenicale non è proprio l'occasione più propizia per un pasto a due: da riprovare in altre occasioni, anche per valutare meglio il servizio in sala.
Premesso che questo è un mio personalissimo pregiudizio, sottolineo che tra la clientela regna un andazzo bauscia a tratti eccessivo: i sedicenti intenditori di vino che ostentano confidenza col maitre, i quarantenni vestiti come ventenni, i cinquantenni coi jeans viola, i sessantenni con gli occhiali con la montatura gialla, le sciure botulinizzate messe giù da sbarco come Marta Marzotto ai bei tempi. Beware.
Quaranta Euro a testa per il brunch, venti per i bambini. Un altro quaranta e più per una bottiglia di Prosecco. Data la qualità del cibo e la location innegabilmente d'eccezione, direi tutto sommato un prezzo onesto (nel senso di "se confrontato con certi ristoranti pretenziosi che ti fanno pagare 20 Euro per un primo o certi brunch dove ne paghi 25 per quattro stuzzichini e un vassoio di pastasciutta").
Consigliato.
All'ingresso, guardaroba gratuito e spazio con tavolini, pennarelli e assistenza per posteggiare gli eventuali marmocchi.

sabato 18 febbraio 2012

La Cueva, Corsico

In realtà siamo arrivati alla Cueva come seconda scelta dopo aver verificato che il ristorante cubano "El Rincon" a Corsico non esiste più, e chissà da quanto tempo. Convinti di trovare un ristorante messicano ruspante (vedi cosa succede a fare delle assunzioni arbitrarie basandosi sul nome e non leggendo nemmeno una recensione su Internet), abbiamo immediatamente capito che non era così. La Cueva si autodefinisce griglieria e ristorante-lounge andaluso-italiano. Personalmente, penso che i termini "griglieria" e "lounge" non andrebbero mai accostati, ma si sa che sono strano.
Il ristorante si trova sull'alzaia del Naviglio Grande a Corsico in quello che, se non fosse strangolato dal traffico e da alcuni orrendi palazzi anni '60-'70, sarebbe un caratteristico scorcio lombardo: naviglio, ponticello, piazzetta e trattorie, viuzze e cortili.
Il locale è arredato in quel modo ormai tipico da "ristorante spagnolo", un po' ruspante ma anche un po' fighetto: sedie imbottite eleganti, qualche divanetto, bottiglie ben ordinate negli scaffali, stemmi spagnoli dipinti sulle pareti, eccetera.
La cucina offre primi di pesce, secondi di carne alla griglia e pesce, e qualche proposta (non molte, a dir la verità) più "esotica" in tema, evidentemente, "andaluso".
Siamo arrivati affamatissimi e forse per questo l'attesa iniziale ci è sembrata interminabile, essendo Giovedì sera, col locale semivuoto e i due seduti al tavolo a fianco che si ingozzavano con un tagliere di formaggi, una caraffona di sangria e uno spiedone di carne alla griglia. Abbiamo chiesto dei nachos tanto per ingannare l'attesa, ma abbiamo avuto l'impressione che fosse la prima volta che la parola "nachos" venisse pronunciata nel locale. Il menù delle bevande non ci è stato portato, o forse me lo sono perso, quindi non saprei dire.
Abbiamo ordinato dei buonissimi "bolinhos de bacalao" (7 Euro) (polpette, scritte e pronunciate in diversi modi da menù, proprietario e scontrino) e le fajitas di carne (16 Euro): abbiamo provato queste per soddisfare la nostra voglia di messicano, ma nonostante il piatto fosse più che gustoso, si trattava di una interpretazione un po' troppo all'italiana, con la carne di manzo (molto buona a mio parere), una tortilla che somigliava un po' troppo a una crèpe, un ciotolone di riso bollito in bianco insipido e una ciotolina di fagioli in umido; tocco esotico affidato alle fettine di banana dolce servite a mo' di patatine; tocco "ma cosa c'entra?" affidato a un uovo fritto. Non abbiamo ordinato il dessert, ma non mi sembra di aver notato nulla di particolare nel menù. La notte seguente, nonostante le due birrazze gelate (anche troppo), sono stato assetatissimo.
Il proprietario (credo) del locale si occupa di servire in sala e sopperisce con la cordialità a un servizio non impeccabile. Se il locale si riempie, diventa un po' rumoroso. Peccato che la sala sia leggermente al di sotto del livello stradale, impedendo così la vista del naviglio.
69 Euro in due (no dessert, quattro birre) non è proprio economico.
Visto che il locale è carino e particolare, lo consiglierei giusto per cene o pranzi di lavoro infrasettimanali, se non si va particolarmente di fretta. Il parcheggio in zona non è facile: onde evitare di infilarsi nei sensi unici della zona, consiglierei il piccolo parcheggio dall'altro lato del ponte e una passeggiata di duecento metri. Dall'altra parte del naviglio ci sono altri due o tre ristoranti, quindi la scelta non manca.

domenica 5 febbraio 2012

Vesuvio, Cavaria con Premezzo

Ieri sera siamo stati alla pizzeria Vesuvio a Cavaria, appena fuori da Gallarate. Il locale si trova giusto all'angolo tra la Gallaratese e Via Crocetta ed e' annunciato da un grande striscione che domanda "Pranzi Qui?", che pero' di sera praticamente nasconde alla vista il ristorante stesso. Ci sono alcuni posti auto davanti all'entrata, altrimenti ci si puo' arrangiare lungo la via.
La sala si trova al piano inferiore, senza finestre, e offre una cinquantina di coperti, a occhio e croce. Nonostante questo, si presenta in modo accogliente.
L'atmosfera e' partenopea fino al midollo, a partire dallo staff fino a tutto l'opportuno corredo di vedute del Maschio Angioino e ritratti di Maradona. Il menu' offre una serie di antipasti, con le cozze a farla da padrona, insieme alle golosissime zeppole fritte, e alcuni piatti a base di pesce, ma si e' fatto una reputazione grazie alle pizze, proposte in varianti golose come la cafona con friarielli e zola.
La pizza non e' quella napoletana con la pasta soffice, ma e' invece piuttosto sottile e croccante, col solo bordo piu' morbido, e viene anche fornita "in bianco" coi pomodorini sotto il nome un po' ingannatore di "bruschetta". Non aspettatevi selezioni particolari di birre o altre bevande da "intenditori".
Le pizze in effetti sono buone e fanno perdonare il servizio non rapidissimo. Abbiamo pero' rilevato un difetto "post": abbiamo passato la nottata assetatissimi.
Ultima nota per i freddolosi: complice l'ondata di freddo eccezionale (il termometro dell'auto segnava intorno ai -10 all'uscita) la stufa presente portava la temperatura della sala intorno ai "soli" 20 gradi, in quanto i termosifoni erano spenti. Personalmente apprezzo chi non esagera col riscaldamento (e sopporto sempre meno la gente che esige il clima tropicale in ufficio o al ristorante) ma se avete qualche problema a riguardo, fatelo presente al giovane pizzaiolo/proprietario.

Edit: il locale ha chiuso.

martedì 3 gennaio 2012

Il Duetto, Magenta

Il Duetto si trova appena fuori dal centro di Magenta, a meta' strada tra la stazione e l'ospedale, in corrispondenza di una delle innumerevoli rotonde della zona. O si posteggia in centro, o si imbocca la via di fronte alla pizzeria, dove solitamente si puo' trovare posto. Il locale e' composto da due salette, abbastanza piccole, piu' l'ingresso, dove si trova il forno e un piccolo bancone bar. Le sale purtroppo sono affacciate sulla strada e non hanno altre aperture o finestre; se il locale e' pieno, rischia di diventare una bolgia. Arredamento un po' demode' e niente tovaglie. Nelle sere feriali il posto e' tranquillo e si mangia una buona pizza: noi abbiamo recentemente provato il calzone e l'abbiamo particolarmente gradito.