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domenica 7 giugno 2015

Il ritrovo dei golosi, Tornavento

Edit 2019: il ristorante sembra finalmente essersi assestato con una nuova gestione e ora si chiama Della Villa.

Vecchia gestione 2015:
Un secondo ristorante si affaccia ora su Piazza Parravicino a Tornavento. Il target è ben diverso da quello del tradizionale Circolo preesistente, e per ora quest'ultimo non ha niente da temere: lo scorso 2 Giugno c'era una lunga coda per entrare, mentre i "nuovi arrivati" non riempivano ancora tutti i tavoli. Il Ritrovo Dei Golosi vuole proporre cucina più ricercata e presentata in maniera "elegante", offrendo diversi piatti di pesce in un menù composto da 4-5 scelte ognuno per antipasti, primi, secondi. Purtroppo la nostra prima visita non è stata delle migliori.
Cominciamo dai lati positivi:
La location è splendida. Sedersi all'aperto con la vista sulla valle del Ticino è un'occasione da non farsi scappare.
I "cefalopodi" dell'antipasto erano pochi ma buoni.
C'è un buon gelataio adiacente.
Fine.
La lista delle cose andate storte purtroppo è ben più lunga.
Pur avendo prenotato, ci abbiamo messo un'ora e mezza per mangiare un antipasto e un primo. I due camerieri correvano come matti ma l'impressione è che il collo di bottiglia fosse in cucina. All'uscita, abbiamo sentito il "caposala" giustificarsi con la cassiera borbottando qualcosa circa il fatto che fossero arrivate "30 persone tutte assieme"... Credo che se uno apre un ristorante e basa il suo business plan sul non avere la sala piena il 2 Giugno, beh... lo vedo male.
Per un ristorante di certe pretese come questo, almeno un foglietto con l'elenco dei vini uno se lo aspetterebbe, e invece: "il vino lo volete in bottiglia o al calice?"; "al calice. cosa avete?"; "abbiamo la marca xyz del Friuli, è buono, c'è bianco e rosso". Prezzo: ignoto.
Ma il punto più dolente di tutta l'esperienza sono i prezzi. Tre Euro tre di coperto per un tavolino traballante, un servizio volenteroso ma nulla più, un ritardo biblico e due cestini di pane, seppur buono. Sedici (16) scandalosi, ingiustificatissimi Euro per il minuscolo antipasto "tiepido di carciofi e cefalopodi" che consisteva in non più di tre seppioline e un carciofino a fette: buono, per carità, ma un ristorante come si deve un piatto del genere te lo offre come amuse bouche prima di iniziare. Dodici (12) Euro per una "calamarata pecorino e macedonia" senza infamia né lode, e quattordici (14) per le "mafaldine al ragù di quaglia, asparagi e asiago", dove si è raggiunto il vertice del ridicolo, in quanto le mafaldine sono state sostituite da dei radiatori, perché "con le mafaldine abbiamo avuto un problema" e poi "i radiatori si sposano meglio con l'asiago", formaggio che però non c'era! Un litro di naturale a 2,50.
Altro aspetto negativo è che, pur avendo a disposizione una piazza, il Ritrovo Dei Golosi riesce a farvi finire gomito a gomito col tavolo a fianco, di cui potrete ascoltare tutte le chiacchiere per ingannare l'attesa dei piatti.
Gesto di buona volontà alla cassa, dove i due calici di vino dal prezzo ignoto ci sono stati abbuonati, ma dove abbiamo dovuto sorbirci l'affermazione che "le mafaldine sono quasi uguali ai radiatori".
Prenotato per le 20 e scontrino fatto alle 21.41, fuggiti a gambe levate appena finiti i primi, ovviamente senza dolce né caffè.
Archiviamo sotto "serata storta" e ci vediamo l'anno prossimo; cucina e servizio da una parte e prezzi dall'altra devono tornare sullo stesso pianeta: o i primi diventano stellari, o i secondi tornano sulla terra.

Update: il 5 Settembre, festa del paese, il ristorante aveva il dehors chiuso e in due ore non abbiamo visto entrare un solo cliente.

Update: il 7 Maggio 2016, il ristorante era "chiuso per ferie" senza indicazione della data di riapertura.

Update: a inizio Giugno 2016, il locale era chiuso, alla ricerca di nuova gestione.

Update: a Maggio 2017, il locale ha riaperto.

Update: estate 2018, sembra aver nuovamente cambiato gestione.

martedì 2 giugno 2015

Ristorante Pizzeria Thomas e Stefano 2, Maddalena di Somma Lombardo

Maddalena è una piccola frazione di Somma Lombardo, affacciata sulla valle del Ticino, fatta di tre vie e situata a distanza di sicurezza dalla strada trafficata che dal capoluogo va a Malpensa. E' difficile passarci per caso, perché in pratica la strada finisce lì, e a quanto pare anche i ciclisti e i passeggiatori della domenica preferiscono rimanere sull'alzaia del Villoresi, che inizia poco più a monte.
Sprezzanti del pericolo, abbiamo deciso di provare l'unica (apparentemente) pizzeria del paese, situata ovviamente in piazza, di fronte all'unico bar. La sede numero 2 dell'impero targato "Thomas e Stefano" ha due ampie sale, di cui una chiaramente ricavata da quello che un tempo era probabilmente il dehors del circolino del paese. Domenica sera, giornata di elezioni, ci siamo accomodati in quest'ultima, insieme agli unici altri avventori, intenti a commentare la situazione politica sommese, e a Jim Carrey in televisione. Soffitto spiovente altissimo di travi scure, perlinato, poster e quadri sconclusionati alle pareti, tende rosse cangianti e una parete bianca enigmaticamente addobbata da cuori rossi pitturati a mano con la pennellessa, insomma la quintessenza della pizzeria arredata con poche pretese. Tutto il contrario di un locale di classe, ma proprio per questo più "umano".
C'è un'ampia scelta di pizze, tra cui alcune anche originali, oltre ad alcuni piatti elencati nel menù che altro non è che il classico pieghevole delle pizzerie d'asporto, genere artistico a sè col suo miscuglio di colori, caratteri e annunci da "Il martedì offerta a 5 Euro" a "Cenone di Capodanno".
Le due pizze, non male ma un po' unte, ci hanno fatto portato in dote un sonno più agitato del solito; con due birre e i caffè fanno 28 Euro.
In definitiva, una pizza onesta per chi vuole fuggire dal traffico e dai posti affollati.

domenica 31 maggio 2015

Le Fief al Castello Dal Pozzo, Oleggio Castello

Edit 2024: siamo tornati recentemente e nonostante il servizio e l'atmosfera continuino ad essere di lusso, qualcosa non funziona piu' alla perfezione nell'accoglienza, nel servizio e in alcuni particolari un po' spiacevoli, come ad esempio il vino, dove in mancanza della bottiglia da noi scelta ce n'e' stata servita (e fatta pagare) un'altra piu' cara e terribilmente fredda.

Il Castello Dal Pozzo è un'inaspettata magione di proporzioni principesche e quasi inglesi che domina il piccolo borgo di Oleggio Castello, appena alle spalle di Arona, ospitando un albergo e un ristorante entrambi all'insegna del lusso.
A fine Aprile abbiamo visitato il ristorante, che purtroppo si trova in un edificio diverso da quello del castello propriamente detto, e quindi non abbiamo potuto fare la passeggiata nel magnifico parco che si vede nelle foto e che avevamo già pregustato.
Il ristorante Le Fief offre ovviamente un servizio di classe e sul sito richiede esplicitamente agli ospiti un abbigliamento elegante per non farvi pensare nemmeno per un attimo di non essere a Downton Abbey. Dal menù abbiamo scelto l'uovo à la mode di Ottone I (giusto per dire l'andazzo nei nomi delle portate), il tortino di riso al barolo, fettuccine fatte in casa, crema di patate porri e polipo, il boccone del principe (filetto di fassone), il tutto a prezzi tutto sommato "normali" per una location del genere e annaffiato con un Brunello da 55 Euro. Hurrà per il coperto a 0 Euro.
Si parcheggia al coperto nel garage di fronte all'ingresso del locale, dopo qualche giravolta dovuta ai sensi unici della zona (alla prenotazione il personale si è premurato di darci le indicazioni opportune).
Un menù di "rielaborazioni" fatte senza esagerare, che però ovviamente finiscono per comporre una lista di scelte un po' eterogenee.
A volerci dar dentro, si finisce facilmente sui 100 Euro a testa. Consigliato sicuramente nelle belle giornate primaverili per godersi anche la terrazza. Da conoscere meglio il castello!

La Frottola, Vigevano

Non distante dalla Piazza Ducale, epicentro della "vita" notturna e non di Vigevano, c'è l'Osteria La Frottola, che appartiene a quella categoria di birrerie con cucina dalla cupa ambientazione medievale (ascia bipenne e tutto quanto), i tavoli massicci per piccoli gruppi di amici o coppiette, e l'illuminazione carente. Oltre all'immancabile scelta chilometrica di "cervogie", anche il menù della cucina si sbizzarrisce in pagine e pagine di carne alla griglia ma non solo: panini, primi piatti e dolci in abbondanza. Le proposte della carne fanno ben sperare, dal capriolo al cinghiale a ogni sorta di taglio, fino agli hamburger molto ben fatti che abbiamo provato noi.
Parcheggiare nelle vicinanze richiede più di uno sforzo, soprattutto se non si arriva presto; il locale pare abbastanza capiente e il servizio è gentile e veloce il giusto; prezzi nella media.
Indicato sia per la serata a birra e salsicce che per la cena più sostanziosa. Consigliato.

domenica 17 maggio 2015

Angoli di Milano

Recentemente mi sono trovato in due "angoli" di Milano in cui non è facile capitare per caso.
L'Osteria dei Vecchi Sapori si trova al 3 di Via Carmagnola, in una di quelle "isole" (l'Isola, appunto) create a Milano dai binari, in questo caso quelli della Stazione Garibaldi. L'ambiente non è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare da un'osteria, dicitura oggi alquanto abusata, bensì un locale dall'arredamento moderno ma comunque caldo, un'ampia sala in grado di ospitare sia coppie che tavolate di amici. Nel menù c'è un po' di tutto, dai taglieri al tartufo all'angus ai tonnarelli cacio e pepe, senza però sforare nell'esotico o nel fuori luogo (niente pesce, una volta tanto!). C'è anche un'onesta scelta di buoni vini, e buoni dolci. Prezzi nella media e buon servizio. Parcheggio prevedibilmente non facile.
Al 92 di Via Gallarate c'è invece il "locale storico d'Italia" (come recita il biglietto da visita) La Pobbia. Il grosso del traffico fluisce sul parallelo Viale Certosa e sul cavalcavia del Ghisallo a pochi metri. Ovviamente la zona non è tra le più amene, ma una volta entrati si viene accolti da personale in (metaforici) guanti bianchi che vi accompagnerà attraverso l'ampio ed elegante locale fino al piccolo giardino sul retro, dove una manciata di tavolini sul praticello ritaglieranno per voi un angolo di relax di lusso. Con tanto di menù in dialetto milanese, ci si può sbizzarrire col risotto al salto o l'uovo in cereghin o i mondeghili, tanto per citarne alcuni. C'è tutto quanto ci si aspetta da un ristorante di lusso, compresi i prezzi; ma anche qualche iniziativa "extra" come il gradito menù take away "schiscetta", o l'angolo riservato alle immancabili birre "artigianali". Da approfondire.

giovedì 23 aprile 2015

Milano caput mundi

Due rapide segnalazioni di posti per così dire "etnici" visitati recentemente.
Il primo è il ristorante cinese Wangjiao all'inizio di Via Padova, a due passi da Piazzale Loreto. La zona pullula di locali delle più svariate etnie, dove la fanno da padrone il Sud America e l'Estremo Oriente. A fianco del Wangjiao c'è un piccolo locale di latinos dove a quanto pare si fanno solo piatti a base di pollo, e appena dopo un altro cinese. Il Wangjiao (che sul bigliettino presenta anche la scritta "The Corner Milano Uno" e altri due indirizzi sul retro) attira l'attenzione per 1) la mancanza degli involtini primavera in menù, 2) la predominanza di cinesi tra gli avventori e 3) lo stile del locale che oserei definire "industrial" in quanto in pratica tutto l'arredamento consiste in un muretto di forati di cemento che divide la sala in due. Ci sono tavolini per tutti i gusti, dalla coppia ai piccoli gruppi, e il solito menù chilometrico che fortunatamente, oltre ai soliti pollo alle mandorle e compagnia, offre anche la possibilità di fare scoperte interessanti. Abbiamo mangiato bene e a sazietà, per il solito prezzo economico anche se non proprio stracciato. Personale gentile, piatti serviti alla rinfusa e un'atmosfera ruspante poco adatta alle due schizzinosone che ci sono sedute poco distante da noi: se vi dà fastidio sedervi vicino a dei cinesi allora forse è meglio se ve ne state a casa. Si sono dimenticati di farci lo scontrino. Consigliato.
E' stata una mezza delusione la visita al Grand Canyon, classico locale tex-mex su Viale Certosa a poca distanza dal Cimitero Maggiore. Arrivato evidentemente un po' in anticipo (le 19) sull'orario di punta, mi sono accomodato sui divanetti esterni senza che nessuno si preoccupasse della mia presenza; arrivato l'amico che stavo aspettando, abbiamo recuperato il cameriere (cuoco? padrone?) e siamo riusciti a farci servire una Corona e un piatto di fajitas per due dal salatissimo prezzo di 20 Euro, considerate le dimensioni della porzione, che definirei senza esitazioni "singola". Oltre ai divanetti, ci sono un paio di tavoli all'esterno sul non ridente Viale Certosa, mentre il "grosso" del locale è formato dall'interno e, evidentemente, dal giardino sul retro che però non abbiamo visionato. Va bene che era mercoledì sera in una zona non propriamente frequentatissima, ma l'accoglienza è stata particolarmente fredda. Credo che prima o poi lo riproverò, prestando attenzione ai prezzi: 5 Euro tondi tondi per la bottiglietta di Corona.

domenica 8 marzo 2015

L'osteria - Pontevecchio di Magenta

Arrivando da Magenta, sulla sinistra appena attraversato il ponte sul Naviglio Grande c'è l'Osteria, con la sua bandiera e il campanello al quale bisogna suonare, perché la porta è chiusa "per tenere fuori i marocchini" o qualcosa del genere. L'ambiente all'interno è caldo e accogliente, con due piccole sale, una adornata da un grande camino che lascia immaginare gli antichi lussi della residenza. Il patron (unica presenza in sala) vi presenterà a voce le scelte disponibili nel menù del periodo, e solitamente cercherà di assegnarvi il vino di sua scelta da un paio di mensole a vista; tutta la spiegazione è condivisa con gli altri clienti, visto che le sale sono minuscole e a meno di sussurrare non c'è granché possibilità di privacy.
Messa così, sembrerebbero solo aspetti negativi, mentre in realtà la serata si è rivelata rilassante e la cucina più che buona. I cannoli (che io avrei definito vol-au-vent) con la cipolla caramellata e il gelato alla pera hanno fatto da gustoso antipasto, che abbiamo fatto seguire da un risotto al "gorgonzola di capra" che metto tra virgolette in quanto ignoro se si tratti di una dicitura ortodossa o meno, e che comunque è stato efficacemente descritto come "non proprio gorgonzola, non proprio formaggio di capra". Non abbiamo provato i secondi (dove, come per i primi, c'era anche una scelta di pesce - una sola, per fortuna, evidentemente per soddisfare i freak che vanno a Magenta per mangiare gli scampi). Per dessert, panna cotta (senza colla di pesce - me lo ricordo perché ci è stato ripetuto cinque volte) e una super porzione di tarte tatin. Caffè e bottiglia di sambuca sul tavolo, che è uno di quei piccoli gesti di calore e, come dire, "fiducia" verso il cliente, che toglie a tutti l'imbarazzo di dare un prezzo a un bicchierino di ammazzacaffè. Se ben ricordo, c'erano tre-quattro scelte per tutte le portate, cosa che mi sembra più che sufficiente e indicazione di cucina "vera" (come anche il ripetuto racconto della triste sorte toccata al terzo dei dessert pianificati per la serata, che purtroppo non è riuscito bene e quindi non è in menù eccetera...).
Tutto sommato, una destinazione da provare di tanto in tanto, soprattutto, a mio parere, nelle fredde e umide sere dell'inverno lombardo, per un assaggio di "territorio" e di cucina ben fatta ma senza troppi fronzoli. Unica nota davvero un po' stonata, a mio parere, è la completa mancanza di un menù su cui poter almeno adocchiare i prezzi: la regolare ricevuta fiscale a fine serata elenca semplicemente "2 menù a 90 Euro totale bevande incluse" (tradotto: 45 Euro a testa); non proprio prezzi proletari (per antipasto, primo, dolce e una bottiglia di vino) e soprattutto nessun dettaglio. Ma noi siamo bauscia e mica stiamo lì a sindacare sui prezzi: custa quel ch'el custa!

sabato 28 febbraio 2015

Credevo Peggio, Cornate d'Adda

Mai nome fu più azzeccato per questa trattoria-pizzeria che abbiamo scovato per caso alla ricerca di una cena pre-concerto al Bloom, un lunedì sera di Febbraio quando abbiamo scoperto che i due ristoranti di Mezzago hanno pensato bene di scegliere lo stesso giorno di chiusura settimanale.
A pochi minuti d'auto, in Via Volta a Cornate c'è il Credevo Peggio, col suo aspetto da circolino di provincia, il logo col bue e il maiale, il bagno in cortile e la dicitura "formaggeria tipica". Noi abbiamo provato solo le pizze, sottili e buone, oltre a uno dei tartufi di Pizzo (Calabro), golose variazioni sul noto tema del tartufo. Il resto del menù è da vera trattoria, col gorgonzola e i formaggi in generale a farla da padrone.
Le pareti della sala, col perlinato d'ordinanza, sono addobbate con arnesi contadini, una bicicletta! e svariati altri aggeggi che conferiscono un'atmosfera rustica e accogliente.
Si parcheggia sulla via. Decisamente consigliato!

Luce, Varese

"Nella splendida cornice di Villa Panza" è l'incipit obbligatorio per la presentazione del ristorante Luce, situato appunto nella dimora del FAI a Varese. Occasione ghiotta per addentrarsi (arrampicarsi?) nelle vie che conducono fino al Piazzale Litta e visitare la mostra di turno ospitata nella villa. Durante la nostra visita, successiva a una breve nevicata, il già non grande parcheggio interno era ridotto a una palude difficilmente praticabile, e la piazzetta antistante costringe a piccole acrobazie per lasciare l'auto, quindi, tempo e tacchi delle signore permettendo, il consiglio è quello di farsi una passeggiata.
Il Luce gode ovviamente dell'eleganza delle sale della villa, "raffreddata" un po' dall'imbiancatura delle pareti e dalla messa in tavola moderna/minimalista. Servizio e cucina d'alta qualità, come si conviene alla location; interpretazioni fantasiose di piatti appetitosi senza sconfinare nell'astruso: "Orto ad arte" è un colorato piatto di verdure, l'"Ovetto Frittocrudo" è una specialità riservata agli amanti dell'uovo, e poi zuppa di porri, piovra arrostita, maialino, pane della casa e una carta dei vini per intenditori dai prezzi non certo proletari. L'acqua viene menzionata in ricevuta come "H2O", tanto per inquadrare l'atmosfera. Porzioni non certo da rimpinzarsi, piuttosto fatte per assaporare col dovuto piacere sapori una volta tanto non esotici ma preparati e presentati con riguardo e classe.
Antipasti intorno ai 15 Euro, Primi e Secondi sui 20. Niente coperto, hurrà! Servizio professionale e cordiale, tavoli spaziosi e ben distanziati, evviva!
Non certo il posto dove capitare per caso, ma consigliato per una bella "gita di classe", non scolastica, ma d'arte e appetito.

sabato 14 febbraio 2015

La Gramola, Turbigo

CHIUSO

La Gramola vuole essere uno dei pochi ristoranti "eleganti" e di buon livello culinario della zona, grazie a un arredamento moderno e curato e una cucina di qualità e ben presentata.
Per i miei gusti, i menù si concentrano un po' troppo sul pesce, anche a causa del fatto che è difficile, in questa zona, definire una cucina "del territorio" e contemporaneamente "di classe". Come detto, tutti i piatti sono ben presentati e offrono anche qualche trovata golosa e originale, come l'utilizzo di liquirizia, menta o acciughe.
Il servizio è gentile e professionale; pane e grissini fatti in casa, anche se ritengo, come sempre, che il coperto (3 Euro) sarebbe da evitare. Una buona varietà di vini, con prezzi nella media. Antipasti e primi intorno ai 15 Euro, secondi sui 20. Menzione particolare anche per i dessert, buoni e originali. E' quindi facile superare i 100 Euro per due persone.
Situato sulla provinciale, in zona non particolarmente amena, il ristorante offre un piccolo percheggio sul retro e qualche posto auto davanti.
Rendere il menù un po' più "tipico" e meno dipendente da astici, rombi e vongole aggiungerebbe "personalità" a questo ristorante, innalzandolo con più decisione dal resto del panorama circostante.
Consigliato per una serata rilassante.