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sabato 15 febbraio 2014

Sunny side up, Milano

Questo locale si trova a poca distanza dalla Darsena e propone cibo "americano" a base di hamburger, donuts, insalate, onion rings, sia in pasti "normali" che in formato brunch alla domenica mattina. Il locale è ampio e luminoso e ricrea quell'immagine un po' vaga degli USA che abbiamo noi italiani, un misto tra Happy Days, i diner del New Jersey e i café della California. Abbiamo provato gli hamburger (originale e buono quello vegetariano), ben fatti anche se non particolarmente abbondanti (12 Euro). Trattandosi di un giovedì sera, la sensazione è stata che il personale fosse a ranghi ridotti: senza infamia nè lode. E' possibile appollaiarsi al bancone o, se si è un piccolo gruppo, usare i tavoli grandi di fronte ad esso; per le coppie la situazione è meno comoda in quanto c'è il rischio di finire letteralmente gomito a gomito con gli altri avventori della parte destra della sala: evitare i periodi più affollati.
Non si paga il coperto (evviva!); il parcheggio in zona è una vera sfida.
Ritorneremo.

martedì 11 febbraio 2014

Pizzeria San Martino, Magenta

Rapidissima segnalazione per questa pizzeria nel centro di Magenta, che abbiamo visitato un lunedì sera di Gennaio. Purtroppo l'impressione non è stata molto positiva: televisione sintonizzata a tutto volume sulla voce querula di un Maurizio Costanzo ormai allo stremo, ci hanno fatto sedere in una delle due salette: abbiamo dovuto chiedere di accendere le luci; va bene l'atmosfera, ma...
Abbiamo preso due calzoni sgonfi che ci hanno un po' intristito (10 Euro cadauno!): d'accordo che era una serata fiacca, ma proprio per questo il pizzaiolo poteva metterci un po' più di cura. Coperto a 2 Euro, purtroppo.
Il servizio è gentile, il locale non è molto grande (due salette) e il parcheggio nelle vie limitrofe potrebbe non essere facile.

domenica 9 febbraio 2014

La Hacienda, Rho

Prosegue infruttuosa la ricerca di un ristorante "messicano vero", dove poter mangiare nachos, tortillas, enchiladas come si deve. La Hacienda di Rho, sulla carta (cioè, sul menù) ha tutto il necessario, persino qualche sopa, ma purtroppo il risultato -almeno nella nostra breve visita di ieri sera- è più vicino alla Lombardia che ai tropici. Il ristorante si trova in una via corta e stretta e trovare parcheggio potrebbe essere un problema; noi eravamo affamati e, avendo letto sul sito che l'orario di apertura è alle 18.00, siamo arrivati alle 18.45: il personale della cucina non c'era ancora (arriva dopo le 19) e i due signori presenti stavano finendo di preparare i tavoli; abbiamo atteso per alcuni istanti un "prego accomodatevi lo stesso e prendete un aperitivo nel frattempo" che non è arrivato, e abbiamo quindi chiesto se potevamo comunque sederci e farci una birra: permesso accordato. Il mojito era ben fatto, ma i nachos erano un blocco unico col formaggio prima fuso e poi rappreso, e sovrastati da un guacamole che fatico a definire tale, trattandosi di una crema verde dal gusto peraltro acidulo in maniera sospetta. Il piatto unico della casa e l'enchilada sono senza infamia nè lode, anche se danneggiati dal guacamole di cui sopra e accompagnati dal carne trita con un aspetto un po' troppo "del barattolo". Piccola porzione ma molto buono il soufflè al cioccolato di dessert.
Il menù, infarcito di errori e punteggiatura sballata, strappa un sorriso. Vista la nostra visita "anticipata" (siamo usciti alle 20.15), abbiamo fortunatamente evitato la bolgia che probabilmente si crea quando tutte le tavolate stipate nella sala si riempiono (sabato sera, tutti i posti erano prenotati). A parte quest'ultimo aspetto, il locale è carino e ha quel pochino di atmosfera caribe senza cadere nel pacchiano. Mi ha fatto sorridere che al nostro arrivo la radio del locale stesse trasmettendo i lamenti di qualche cantante italiano stilenegramaro (per me tutti i cantanti italiani di oggi mi sembrano i Negramaro), prontamente zittito e sostituito da una compilation di salsa e reggaeton che non sarà proprio messicana al 100% ma è di sicuro un passo avanti.
Tre birre, un mojito, due piatti, due dolci e due caffè fanno 69 Euro, non proprio un prezzo proletario. Peccato si siano dimenticati di farci lo scontrino, non ho il dettaglio dei prezzi.

domenica 12 gennaio 2014

La Latteria con uso cucina, Verbania Intra

Abbiamo trovato questo locale quasi per caso, di passaggio a Verbania affidandoci alle "segnalazioni" delle mappe dello smartphone, e siamo rimasti soddisfatti. Si trova nella carina piazzetta San Rocco, ai margini della zona pedonale di Verbania. Sabato 21 Dicembre a pranzo abbiamo avuto il dubbio onore di ricevere lo "scontr. fiscale n. 1" ma ovviamente questo ci ha dato la possibilità di pranzare in santa pace e goderci il bel locale, arredato con buon gusto rustico, con alcuni tavoli ricavati da grandi botti. La cucina è un po' eclettica, ma i piatti ci sono sembrati preparati e presentati con cura; oltre al menù c'è una proposta di piatti del giorno (che preferisco sempre) scritta su grandi lavagne in sala. Più che i prezzi dei piatti (i primi intorno a 10 Euro), quello che fa lievitare il conto sono gli "extra" come mezzo litro d'acqua a 3 Euro, il "servizio" (che rimpiazza, cercando di non farsi notare, l'odiato "coperto") a 2 Euro e i caffè ad altrettanto. Con un dolce e un bicchiere di vino fanno 41,5 Euro, gentilmente arrotondati a 40. Tutto sommato, e vista l'abbondanza di trappole acchiappa-turisti in zona, questo bel localino è consigliato per un pasto tranquillo e di qualità, anche se non proprio a prezzi proletari.
Essendo zona pedonale, si parcheggia sul lungolago o altrove nelle vie limitrofe.

Due segnalazioni fuori zona

Il "ristorante tipico campano" 'A Livella si trova a Corsico, in zona "stazione - grattacielo", che per me che non sono del posto vuol dire un angolo non proprio ridente a fianco di una vecchia stazione ferroviaria in disuso. Il locale offre tutto il consueto repertorio di ammennicoli partenopei a base di foto di Totò e Peppino, in una sala ampia in grado di accogliere probabilmente un centinaio di coperti. Oltre alla pizza (anche al metro), la cucina offre piatti ben più interessanti come zuppe di pesce, di verdure o legumi, primi e secondi tipici della cucina del meridione. L'abbiamo visitato in compagnia di due clienti habitué, quindi siamo stati trattati molto bene, comunque il servizio mi è sembrato gentile e professionale. Primi a 10-12 Euro, coperto a 2 Euro; ci siamo trovati bene. Parcheggio un po' difficoltoso nelle vie circostanti.
La Trattoria dei Cacciatori a Brugherio, nonostante il nome "campagnolo", si trova nella super urbanizzata periferia di Milano e, almeno a pranzo, nutre gli impiegati degli uffici delle ditte della zona, che hanno poche alternative se vogliono evitare mcdonald's e cino-sushi. I Cacciatori offrono un menù fisso a 11 Euro in un locale accogliente che anche quando è affollato non si trasforma in una delle bolge infernali in cui tanti impiegati di Milano devono pranzare. I piatti sono caserecci e le porzioni abbondanti: pasta e fagioli, involtini di verze, lasagne, e secondi di carne. Tiramisù e altri dolci fatti in casa, servizio gentile. Parcheggio nelle vie adiacenti. Attenzione all'uscita dal locale, perchè entrambe le volte che ci sono stato ho rischiato di essere "asfaltato" da un pazzo col mercedes che usciva a tutta velocità dal cortile interno.

lunedì 6 gennaio 2014

Ristorante San Pietro, Robecchetto con Induno

Ieri abbiamo finalmente provato il San Pietro, come ci eravamo ripromessi di fare un milione di volte passandoci davanti passeggiando sul Naviglio Grande. Il locale si trova proprio sul naviglio, in corrispondenza di un ponticello in località Padregnano e sotto l'imponente vista della centrale ENEL di Turbigo. Sul retro c'è un ampio parcheggio e la zona offre la possibilità di una bella passeggiata sul naviglio o verso il Ticino.
L'interno del locale è gradevole, peccato solo per la grande TV che la fa da padrona sulla sala: non sentivamo nessun bisogno di accompagnare la cena con un filmaccio fantasy di serie C trasmesso da Italia 1.
La cucina, nonostante manchi di una chiara impronta che la caratterizzi (si va da polpo con patate a cinghiale e polenta), denota a mio parere un certo impegno sia nella preparazione che nella presentazione dei piatti; noi abbiamo preso culatello di felino, straccetti di cavallo, la suddetta polenta, tagliatelle al ragù, filetto di angus e sicuramente qualcos'altro che non ricordo, oltre ai dolci. Tutto mediamente ben fatto e apprezzabile. Il resto del menù si basa comunque su antipasti di salumi, primi e secondi di carne e selvaggina, con le sorprendenti comparsate del suddetto polpo e del fritto misto di mare, anche queste assolutamente non necessarie.
Le note dolenti arrivano dal servizio, che definirei amatoriale, per usare un eufemismo; per carità, nulla di grave, nessuna scortesia o problema di sorta; si tratta però di una serie di particolari che stonano un po' con le potenzialità del posto e di alcuni dei piatti in menù. Al nostro arrivo siamo stati "accolti" nella sala vuota da due signore e da quelli che a occhio individuerei come il cuoco e il suo assistente, assorti sui loro smartphone, che non hanno nemmeno alzato la testa per salutarci; dopo averci portato i menù, la signora più giovane che ci ha serviti ha fatto un tentativo per nulla velato di indirizzarci verso un generico "allora facciamo noi" che abbiamo declinato preferendo ordinare dalla lista, visto che questa comunque non presentava nessuna traccia di "menù degustazione" o "menù del giorno"; un momento di involontario umorismo è stato quando la signora ci ha portato la bottiglia di Teroldego che avevamo ordinato e ha saltato l'assaggio con un "tanto lo conoscete già, giusto?" che mi ha lasciato senza parole ma appunto col sorriso sulle labbra: speriamo che qualcuno le spieghi che il vino si fa assaggiare per verificare che non abbia problemi di "sapore di tappo" o simili, e non per vedere se ci piace o no. Lo stracotto d'asino per la polenta non era disponibile ("l'asino è scappato" ha detto, nel gelo più totale) e la signora si è dilungata in spiegazioni assolutamente non richieste di come i fornitori non glielo avessero portato, e sapete il periodo delle feste, e hanno appena riaperto, eccetera, e chi se ne importa, aggiungerei io. Idem per i dolci, dove il tiramisù con panettone è stato accompagnato da una profusione di assicurazioni sul fatto che il panettone appunto fosse fresco e "non usiamo mica gli avanzi", per concludersi con un "ve lo giuro sulla testa dei miei figli" che ci ha lasciato di nuovo di stucco.
Amaris in fundo, il conto, che ci viene annunciato a voce come "trenta euro a testa" e tanti saluti al menù e ai tre dolci su quattro commensali. Peccato che si siano anche dimenticati della ricevuta, altrimenti sarei stato curioso di leggerla. Eravamo in quattro, e francamente, così a memoria, avendo preso un antipasto e un primo a testa, due bottiglie d'acqua, una di vino da 13 Euro (l'unico prezzo che ricordo precisamente), tre dolci e quattro caffè, ho come la sensazione che non ci abbiano fatto molto sconto.
In conclusione, come dicevo il posto e la cucina hanno sicuramente delle potenzialità, e il ristorante avrebbe bisogno come il pane di un paio di professionisti in cucina e in sala per "aggiustare" menù (basterebbe aggiungere una paginetta di "piatti del giorno") e servizio (porco cane, prendiamo un allievo dell'alberghiera e facciamolo lavorare!) e innalzarsi a qualcosa di più della solita trattoria anonima.

sabato 23 novembre 2013

Piccolo reportage trentino

In estremo ritardo rispetto alla nostra vacanza estiva, ecco qualche appunto e segnalazione -velocissimi, visto che ormai è passato un bel po' di tempo e la memoria è flebile- sui locali che abbiamo visitato. La zona, salvo alcune eccezioni, è quella tra Folgaria, Lavarone e Pergine.
Iniziamo col Sindech, l'albergo ristorante sotto il Becco di Filadonna, vicino al quale abbiamo trascorso la vacanza. Il posto è alla buona ma la cucina è più che degna e le porzioni sono abbondantissime, che sia polenta, gnocchi, zuppe o i dolci. Servizio cordiale, clientela di pensionati e punto di passaggio per bikers.
A Centa San Nicolò, poco distante dal Sindech, abbiamo visitato, con gran soddisfazione, l'Agritur Martinelli, che si trova in frazione Doss raggiungibile da una piccola diramazione della strada che scende a valle, che propone cucina tipica in un ambiente caldo, accogliente e decisamente montanaro. Sulla strada principale appena entrati in paese c'è la pizzeria Tre Novembre, che offre anche un piccolo dehor: data la location un po', per così dire, periferica, siamo stati piacevolmente sorpresi dalla buona qualità della pizza. A Centa merita una menzione particolare la Speckstube nella valle del torrente omonimo, vicino all'Acropark: ormai, salvo cambi di programma, dovrebbe aver cambiato gestione, per cui ai fornelli non ci sarà più l'imprevedibile signora Carla, mentre in sala probabilmente troverete ancora la gentilissima signora Tiziana; i piatti erano golosissimi quindi speriamo il menù sia stato mantenuto e i nuovi proprietari si siano solo occupati di rimettere in carreggiata una gestione a volte un po' troppo "artistica".
 
A Levico Terme abbiamo provato la pizzeria Vecchia Fontana, senza infamia e senza lode (piccola nota negativa l'effetto serra creato dall'ombrellone che copre il dehors), anche perché non abbiamo esplorato il menù oltre a due margherite, e il ristorante enoiteca (??) Boivin, che propone cucina tipica un po' rivisitata in un ambiente originale e a suo modo affascinante (una sala coi soffitti a volta che poi si apre in un cortiletto-dehors) ma con qualche pretesa di troppo, a mio parere.
 


A Folgaria, ci siamo trovati bene sia al Sanscrivel, che si trova in una traversa della via principale vicino all'ufficio informazioni turistiche, che Al Fogolar, situato relativamente all'ingresso del paese. Entrambi offrono buona cucina tipica, con un taglio un po' più dedicato ai lavoratori in pausa pranzo il primo, e ai turisti a passeggio il secondo. Il Fogolar ha dalla sua due-tre tavoli all'aperto dove poter mangiare osservando il passeggio sulla via principale.

Sopra Lavarone e Luserna si trova la Malga Millegrobbe, che come tutte le stazioni di sci di fondo non dà certo il meglio d'estate quando neve non ce n'è e la clientela è composta principalmente dal corrispettivo veneto dei baùscia milanese, ma che merita una visita per la cucina, per farsi uno spritz al tiepido sole dei tavoli all'aperto, o per farsi una passeggiata fino alle trincee della Grande Guerra.

Alle porte di Trento, nella zona universitaria (di scarso rilievo paesaggistico, per usare un eufemismo) di Povo, siamo capitati accidentalmente alla Oro Stube, dove abbiamo ben mangiato e siamo stati serviti con gentilezza e simpatia. Una menzione speciale per il vasetto pieno di rotoli di liquirizia a disposizione all'uscita. In centro a Trento, non abbiamo resistito al richiamo del messicano dall'originale nome di Cueva Maya, dove abbiamo potuto placare la nostra smania di nachos e compagnia: non ho tenuto lo scontrino ma il conto non è stato economico: 49 Euro in due.

Unica segnalazione negativa del giro è il ristorante pizzeria Tex di Vattaro, dove orde di olandesi vengono rifocillati con badilate di piatti vari ed eventuali, dalle cozze alla polenta, dalla carne al pesce, dalla pizza alle trofie al pesto. Dato l'affollamento e la nostra fame disperata, siamo stati fatti accomodare in un angolo di serie B della veranda, a penalizzare ulteriormente il già scarso appeal del posto. Il nome del locale completa egregiamente l'effetto hellzapoppin della situazione.

Abbiamo visitato l'albergo ristorante Castel Pergine "solo" per una degustazione di vini, tramutatasi in una interessante lezione-chiacchierata esclusiva col sommellier, dato che eravamo gli unici avventori oltre al pranzo di laurea (?) nella sala a fianco. Come location, un castello medioevale in Trentino credo possa temere poca concorrenza.
Chiudo con una segnalazione fuori zona, al ritorno da una delle nostre peregrinazioni, il ristorante Giardinetto sul lungolago di Garda dove nonostante l'aspetto da trappola per turisti (peraltro comune a tutti gli innumerevoli locali adiacenti), abbiamo saziato la nostra golosità con una porzione-monster di fritto misto sorprendentemente ben fatto.

domenica 29 settembre 2013

The kitchen, Casorezzo

Attenzione, attenzione! la notizia potrebbe avere del clamoroso: pare sia stato avvistato a Casorezzo un pub ristorante carino dove si mangia e beve bene e non si spende nemmeno troppo. Il locale si definisce un "beer restaurant" e nonostante l'abbondante utilizzo di etichette straabusate come "km 0" e "birra artigianale" pare effettivamente proponga piatti e birre di qualità. Il Kitchen si trova in paese, all'angolo di uno di quei tristi semafori impolverati della periferia milanese senza un centimetro di marciapiede e ancor meno spazi per parcheggiare, ma vale la pena visitarlo. E' ampio e accogliente, nonostante l'arredamento sia tutto basato sui colori scuri; la cucina, cosa rara vista la gran quantità di locali che pensano basti scrivere "birra artigianale" sull'insegna per pensare di cavarsela servendo solo salsicce annegate nel ketchup, è originale e di qualità: noi abbiamo assaggiato i "gnocchi vudu" (abbinati ovviamente all'omonima birra), una cotolettazza ben fatta, i nachos (hurrà! - anche se non erano "da manuale") e la cheese cake (doppio hurrà!). Quarantatrè euro con birre e caffè, senza coperto (triplo hurrà). Servizio cordiale. Tessera punti per vincere magliette e cappellini (quadruplo hurrà). Parcheggio difficoltoso; clientela di paese che vi squadra da capo a piedi (era un martedì sera di inizio settembre); rischio famigliole con bambini (ormai sono dappertutto... proverò coi locali di lap dance).
Unico punto negativo: per favore, togliete dal menù la birra "Superanale": l'umorismo pecoreccio ci può anche stare, ma dover pensare a quel punto lì mentre sto scegliendo cosa bere, no: è proprio troppo.

domenica 22 settembre 2013

Facecook, Magenta

[Edit 2018: il localeha cambiato gestione e nome]

Premesso che un posto del genere andrebbe provato solo per il nome geniale, quello che c'e' da sapere sul Facecook lo dice quasi tutto il biglietto da visita: "via espinasse, fronte centro commerciale idea piu', ristorante dai sapori internazionali, con cucina a vista distribuito su due piani oltre 1000 mq, varie sale dedicate per qualsiasi tipo di feste e ricorrenze, grill, buffet, wok, sushi, churrasco, giro pizza". Insomma: tutto.
Alla sera, un buffet all you can eat a 18,90 Euro bevande escluse e' in grado di soddisfare i piu' voraci mangiatori, ma se il vostro piano era quello di farvi semplicemente una pizza fate molta attenzione, perche' il prezzo e' sempre quello! Le pizze vengono servite al buffet gia' tagliate e non possono essere ordinate separatamente. Come in altri locali analoghi e' possibile scegliere pesce e crostacei da farsi grigliare al volo, e questa e' probabilmente la scelta migliore, visto che ne' la pizza ne' i piatti "cinesi" del buffet ci hanno entusiasmato particolarmente. Nell'offerta e' incluso il dolce, ma con bevande e caffe' esclusi si raggiungono i 50 Euro in due. Il locale e' pulito e, come detto, enorme; facile il parcheggio nelle vicinanze; nulla da vedere a distanza di passeggiata: dopo aver gozzovigliato ci si rimette in auto e tanti saluti.

Tre segnalazioni

La California Bakery a Milano e' una piccola catena di locali ispirati all'usanza del brunch e a una certa cucina made in USA a base di donut, uova e hamburger, che puntano su questa specie di esotismo per attirare una clientela che vuol sentirsi un po' cosmopolita. I locali sono in generale arredati con cura e accoglienti, anche se quello che abbiamo visitato noi a fine giugno e' veramente minuscolo e c'e' il rischio di finire in un angolino a sgomitare contro il muro. L'esperienza "californiana" si paga caruccia (47 Euro in due), ma la qualita' e' buona, il menu' ampio e il servizio efficiente.
Sempre a Milano, la Taverna dei Golosi e' un ristorante-pizzeria su Corso Sempione all'inizio della zona pedonale dell'Arco della Pace. Cucina di pesce e pizze di buona qualita' per un locale con qualche pretesa di troppo, a cominciare dal coperto a 3,5 Euro: va bene che siamo in una zona "pregiata", ma per certe cifre ci si aspetterebbe un'accoglienza e un'ambiente piu' curati e di classe, mentre l'impressione e' fondamentalmente quella del locale acchiappa turisti. Risotto a 14 Euro, spaghetti alle vongole a 12, pizza a 10, bicchierino di amaro a 4. Centoquaranta Euro in quattro, tutto buono ma decisamente troppo caro.
Cambiando completamente zona, ad Arona il ristorante-pizzeria La Monna Lisa offre una bella veranda sul lago e un comodo ma piccolo parcheggio a pagamento proprio a due passi. Di questo locale che si trova all'estremita' nord della citta', vicino alla piazza affacciata sul lago, abbiamo provato solo le pizze, tra cui il "disco volante", una sorta di calzone con prosciutto crudo fuori e tonno dentro. In questo venerdi' sera di fine settembre la sala non era gremita e siamo stati piu' che comodi e tranquilli; il tempo inizia ad essere fresco ma il lungolago e' ancora animato. Pizze sugli 8-9 Euro, dolci un po' cari (10 Euro per un cannolo!) ma buoni.